Thora non è morta in battaglia: è annegata in una tempesta, ed a causa della sua fine senza gloria il suo destino non può essere il Valhalla con gli altri einherjar. Ma nel suo sangue scorre il sangue di Thor, ed Odino decide di concederle un’occasione di mostrarsi degna di vivere per sempre nell’enorme sala dei guerrieri, impressionando gli dei con le sue gesta. L’impresa non è per nulla facile: è necessario trovare il nascondiglio dei Giganti, ed ucciderli uno per uno, superando le loro difese e la loro incredibile potenza. In questo mondo le battaglie continuano per l’eternità: i guerrieri ogni giorno combattono nel Valhalla, per poi tornare integri e sani ogni notte, in preparazione al Ragnarok, ovvero lo scontro finale tra ordine e caos. Ci troviamo perciò trasportati in una sequenza di mondi incredibili: da foreste incantate a enormi alberi guardati da minacciose aquile nere, capitiamo in crateri ripieni di lava o camminiamo su laghi ghiacciati sotto il quale nuotano oscure presenze.
Siamo armati solo di un’ascia, e coperti di un sottile strato di pelliccia, ma benedetti dagli dei, che man mano ci forniscono incantesimi e potere per proseguire nel nostro cammino. Jotun non è un gioco con elementi della mitologia norrena, è il mito stesso, e qualunque suo racconto che venga slegato da questa essenza non può renderne minimamente l’atmosfera e la potenza. Vagare tra le radici dell’Yggdrasill, così come tra le costellazioni cultuali, dona all’esperienza una sorta di sacralità che raramente ho avuto modo di sperimentare in un videogioco. Il titolo è interamente in islandese, sottotitolato in italiano, e durante tutte le ore di gioco ci vengono narrati in questa lingua aspra miti e storie sull’origine del mondo, intrecciati al racconto della vita di Thora, infelice ma decisa a riscattarsi e ad ottenere il suo posto nella sala dei guerrieri gloriosi. In Jotun non si muore: si deludono gli dei. E non si vince: li si impressionano favorevolmente. Non si esce mai dalla caratterizzazione del culto, ed è tutto delineato con estrema serietà e con un’atmosfera regale.
Il gameplay diventa solo un mezzo per raccontare una storia, ma paradossalmente è abbastanza ben realizzato, anche se molto semplice: la combinazione tra attacchi leggeri e pesanti e l’utilizzo dei sei poteri divini acquisiti permettono di approntare diverse strategie per i combattimenti contro i Giganti, che a loro volta non hanno affatto intenzione di cedere facilmente. Sono demoni caotici, estremamente aggressivi e dotati di abilità inquietanti, come evocare fulmini o avvelenare l’aria, e sono dannatamente forti. Il climax del titolo sono perciò proprio le boss-fight, attorniate da esplorazioni di livelli ben caratterizzati e con un’ottima varietà. Ci sono, intuitivamente, anche difetti di cui parlare: il più grande è senza dubbio la scarsa longevità del titolo, terminabile in 4-5 ore, anche impegnandosi a trovare tutti i potenziamenti nascosti nei livelli. Un titolo del genere, peraltro caratterizzato da alta difficoltà, non è pensato per offrire decine di ore di gioco, ma non posso fare a meno di pensare che il finale così rapido, e in verità un po’ scialbo, sia anti-climatico rispetto all’incredibile intensità presente nel gioco. L’assenza della nostra posizione segnalata sulla mappa è probabilmente voluta per rendere l’esplorazione più realistica ed impegnativa, ma si dimostra abbastanza frustrante in alcuni livelli in cui la complessità del terreno e degli enigmi da risolvere è già elevata di suo. Infine, sono presenti cali di frame rate piuttosto evidenti, soprattutto nelle schermate con tanti nemici a schermo, che in verità sono decisamente poche, considerando la natura solitaria del viaggio che intraprendiamo. La versione Wii U, Vallhalla edition, include una modalità extra che permette di sfidare nuovamente i Giganti in una versione potenziata: non solo sono più forti sia in attacco che in difesa, ma sfruttano anche maggiormente gli elementi ambientali, diventando vere macchine assassine. In più è presente la mappa sul paddone, e sono anche attivabili i vari poteri toccando il touch-screen, ma ciò obbliga ad usarlo necessariamente come controller, con tutti i malus del caso.
Dissezionare pregi e difetti di Jotun mi sembra, devo ammetterlo, quasi blasfemo: si scontra pesantemente con l’atmosfera di un titolo pensato per impressionare e coinvolgere. Il fascino della mitologia norrena non può non lasciare il segno, e le incredibili musiche che accompagnano la narrazione in islandese colpiscono ogni giocatore. Obiettivamente, questo titolo è un action/adventure con un gameplay piuttosto semplice e basilare, ed una storia che si dipana in poche ore lasciando una scarsa rigiocabilità. D’altro canto però, è un gioiello imperdibile per ciò che racconta, ed oltre ad offrire un ottimo livello di sfida costringe letteralmente il giocatore a prendere sul serio le battaglie e la scoperta dei luoghi sacri, obbligandolo ad impegnarsi, stupirsi e preoccuparsi. Ci vorrebbero più giochi dotati di una tale potenza narrativa, e mi sento di consigliare l’esperienza ai giocatori sufficientemente smaliziati nel genere, in grado perciò di terminare tutti i combattimenti e di condurre Thora nel Valhalla.


