I Racconti di NintendOn

[Zelda 30°] Majora’s Mask: una capsula del tempo per l’industria moderna

Game

Qualche volta mi è stato chiesto perché avessi scelto come nickname SkullKid, perché un personaggio vero e proprio, dunque per forza di cose possibilmente utilizzato da altri, non per forza riferibile a me. La risposta è […]

Qualche volta mi è stato chiesto perché avessi scelto come nickname SkullKid, perché un personaggio vero e proprio, dunque per forza di cose possibilmente utilizzato da altri, non per forza riferibile a me. La risposta è […]

The Legend of Zelda: Majora's Mask capsula del tempo
Febbraio 26, 2016

Qualche volta mi è stato chiesto perché avessi scelto come nickname SkullKid, perché un personaggio vero e proprio, dunque per forza di cose possibilmente utilizzato da altri, non per forza riferibile a me. La risposta è sempre stata la stessa, perché SkullKid non è solo un personaggio, siamo tanti che possono unire la voce per ricordare che cos’è The Legend of Zelda: Majora’s Mask. The Legend of Zelda: Majora’s Mask è una vera e propria capsula del tempo per l’industria moderna.

Comprendendo i limiti tecnici di Nintendo 64 prefiggeva l’obbiettivo di portare un mondo vivo, vitale e interconnesso sulla nostra console, massimizzando l’espansione dell’ambiente di gioco tenendo conto di questo risultato finale.

Il gioco è stracolmo di personalità che rendono Link un cittadino di Termina, che vive Termina, ne conosce le storie, le manipola, le cambia con delle scelte non dialogiche bensì pratiche, che opera fisicamente il giocatore.

personaggi-majora's-mask-nintendon capsula del tempo

Intrecciando momenti e storie di vita, il gioco dipana la sua trama attraverso delle over-quest, che cannibalizzano un pretesto d’avventura che è un filo diritto sulla linea del tempo, ma Link percorre nastri multicolore annodando i personaggi in uno spazio-tempo arzigogolato e deformato. La trama è come il pane per Pollicino: il modo di ritrovare la strada di casa.

L’insegnamento per l’industria moderna è quello di osare conoscendo i limiti della macchina, riempire la bottiglia della computazione fino all’orlo ma senza farla straripare, dare al giocatore l’esperienza della progressione attraverso una personale interpretazione degli eventi data dal tipo di avventura che scegliamo ogni volta, da quali persone riteniamo maggiormente valevoli d’attenzione nel nostro percorso di tre giorni.

The Legend of Zelda: Majora’s Mask riesce nell’impressionante impresa di rendere irrilevante il riutilizzo di assets per contenere tempi e costi di sviluppo perché ciò che conta è il feeling del gioco, la sua atmosfera, la sua unicità nonostante il visivo adottato.

majora's-mask-nintendon capsula del tempo
Come, COME È POSSIBILE?!

Il lascito di un simile gioco si incastona nel tempo stesso che manipola, come fosse al di fuori dal tempo, irrinunciabilmente significativo del tempo in cui è uscito e dell’industria che sopravvive oggi, portando con sé meccanismi e filosofia che sviscerano il concetto di interattività non portando per mano il giocatore in una linearità inconsistente.

Al contrario il gioco riesce a spronare il giocatore nella ricerca di risposte con i mezzi a disposizione, facendogli comprendere il linguaggio che esprime nonostante il suo essere non lineare temporalmente e con una progressione basilare a contenere una narrazione altrimenti difficilmente gestibile.

Interrato per anni, mormorato da chi lo giocò e ebbe la costanza di completarlo, Nintendo lo ha dissotterrato scrollandogli la polverosa apparenza accumulata negli anni, per riconsegnarlo a un’industria che spesso dimentica l’audacia di cui potrebbe essere capace in termini di possibilità, interazione e fascinazione del pubblico che non sempre è alla ricerca del reale, bensì di un’esperienza trascendentale che lo metta al centro di un mondo cucitogli addosso e su cui può significativamente, ma anche marginalmente, intervenire per modificarlo e trarne genuino intrattenimento cambiando la propria percezione della realtà, che ben conosce quotidianamente.

majora's-mask-nintendon capsula del tempo
Sleep tight

Lo straniamento di The Legend of Zelda: Majora’s Mask che sia di insegnamento, la crisi della presenza che esprime in quanto passante non obbligato a intervenire, ma compulsivamente costretto al bene comune, rende il gioco una stella del firmamento videoludico.

6 thoughts on “[Zelda 30°] Majora’s Mask: una capsula del tempo per l’industria moderna

  1. Mi ricordo ancora Majora molto bene. Non lo giocai sul Nintendo 64 perché il mio esplose male, ma su GC, ci fu un bundle che includeva Mario Kart DD e tipo tutti gli Zelda. Non so come un mio amico comprò proprio quel bundle e ci vedavamo spesso per giocare insieme, anche ad un gioco in single player.
    Facemmo un po’ di Ocarina of Time, ma quello era facile, quindi lo finì il mio amico da solo ed io l’avevo già fatto.
    E poi toccò a Majora. Con noi due là, a scercvellarci per riuscire ad andare avanti, per fare le storie, le trame e le sottotrame, senza avere la più pallida idea… con pezzi di guida raccattati online e stampati per cercare di ottenre questo oggetto o questa maschera…. bei tempi.

  2. Bell’articolo, bravo! In questi mesi avete davvero fatto un enorme salto di qualità. Complimenti ancora!

    E Majora’s Mask miglior Zelda di sempre, ma questo si sapeva già 🙂

  3. Majora l’ho potuto finalmente giocare e spolpare al 100 % su 3DS, posso dire che pur essendo un capitolo che mi è piaciuto molto, coraggioso, ricco di idee, atmosfere, personaggi e subquest e con una difficoltà sopra la media per la serie, mi ha lasciato con un fastidioso “ma”, ovviamente molto personale.
    Purtroppo pur comprendendo la scelta per le innovative meccaniche il fattore tempo ha penalizzato il mio godimento complessivo, che pur essendo una pressione temporale a ben vedere solo fittizia (visti gli espedienti di riavvolgimento), mi ha cambiato fin troppo la mia concezione di esplorare ogni anfratto della mappa con tutta tranquillità, come ho sempre fatto con gli altri capitoli della serie.

    1. Bhe conta che su 3DS hanno reso meno frustranti molte meccaniche legate al tempo, ad ogni modo il cambiamento sull’esplorazione dici che è stato fin troppo, o forse è talmente distintivo che sei solo uscito dalla comfort zone della classica esplorazione del genere?
      Siamo abituati a meccaniche e soluzioni che conosciamo a menadito, ci sentiamo “comodi” nell’affrontare uno Zelda, e molti giochi, Majora’s Mask è destabilizzante, per me nel senso positivo, magari è questa la sensazione che ti fa dire “ma” 🙂

      1. A ben vedere è il suo maggior pregio e il suo peggior difetto contemporaneamente, è il suo modo unico che ha creato inevitabilmente la grossa diatriba da capolavoro della serie a titolo grandioso con però qualche snaturamento delle meccaniche.

        Posso dire in ogni caso che la composizione dei dungeon, le subquest (specie quella di Anju e Kafei), la difficoltà generale e soprattutto i momenti finali me lo hanno fatto comunque apprezzare non poco, le puntualizzazioni derivano principalmente dal mio essere sempre stato schivo col fattore “orologio” in qualsiasi videogioco, Zelda incluso, e se come teorizzato, visto l’orologio in game, potrebbe tornare anche in Zelda U, spero che il tutto sia riformulato a dovere per essere un plus, e non una frustrazione fittizia che in Majora supportava la grande atmosfera ma che nel prossimo capitolo potrebbe diventare controproducente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *