Adventures of Pip

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Genere: Platform/Action/Puzzle
Lingua/e: Inglese

Adventures of Pip ci catapulta in un mondo in cui la definizione è tutto, dove i bit fanno la differenza tra le varie classi sociali: i nobili sono raffigurati in eleganti sprite a 16 Bit, i poveretti ne hanno soltanto 8 e quelli veramente sfortunati non sono altro che un unico pixel. La somiglianza con la realtà in cui viviamo è evidente, e come in tutte le grandi avventure fantasy l’eroe parte dal niente per poi crescere acquisendo forza e coraggio.

Questa è l’essenza di Adventures of Pip, un platform dallo stampo action che ha il sapore di quei giochi di una volta dove l’importante era divertire il giocatore senza dove per forza di cose rivoluzionare l’industria dei videogames.

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Come si dice, i pixel fanno il monaco!

L’avventura inizia proprio mettendoci nei panni di, Pip, un pixel rosso snobbato da chiunque che farà di tutto per salvare la principessa e il suo popolo dalla regina DeRezzia, colei che sta diabolicamente riducendo la definizione di tutto il villaggio. Nonostante la forma goffa e senza tratti distintivi tipica di un pixel, in questo stato Pip è in grado comunque di muoversi e saltare lontano, quanto basta per mettersi in viaggio verso un mondo ricco di prove da superare.

Benchè il gameplay inizialmente sia basilare e identico a quello di qualunque platform, dopo pochi minuti il giocatore fa la conoscenza di un fantasma che regalerà a Pip la capacità di assorbire pixel dai nemici sconfitti, così l’eore prende via e via forma acquisendo ogni volta nuove capacità come il salto a parete e l’attacco con la spada. Questo pretesto fa sì che il level design si sbizzarrisca spingendoci a valutare quale tipo di evoluzione adottare a seconda della sfida, premendo il tasto A è infatti possibile creare un’esplosione che, oltre a distruggere alcuni tipi di blocchi, fa devolvere Pip fino alla forma iniziale di pixel, lasciando al giocatore il compito di scegliere che forma adottare.

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Ehi conosci un certo Super Meat Boy? Sembrate parenti…

Il succo del gioco è comunque il platform a scorrimento, è necessario rimbalzare sui nemici, calcolare i salti, evitare palle di fuoco e all’occorrenza spostare blocchi per risolvere piccoli enigmi, sempre e comunque tenendo conto di che trasformazione si sta utilizzando; in linea di massima il level design funziona bene anche se non fa mai gridare al miracolo e sporadicamente mostra piccole debolezze. Molte pareti nascondono scrigni segreti e in ogni livello sono presenti 3 abitanti del villaggio da salvare, nascosti spesso in modo intelligente e necessari a finire il gioco al 100%.

Il gioco offre una buona sfida e in caso di morte Pip ricomincerà dai checkpoint, questi purtroppo non sono sempre piazzati funzionalmente e possono rendere alcuni momenti involontariamente frustranti. Ad aiutare il giocatore ci pensano i negozi che facendosi pagare in pixel raccattabili dai nemici sparsi per il mondo offrono potenziamenti ed equipaggiamenti, nulla di veramente strabiliante: cuori che aumentano l’energia, una calamita per pixel, uno strumento di difesa, insomma gingilli che male non fanno ma non definirei essenziali.

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La forma 8 Bit è quella più equilibrata

Il tema della grafica e del numero di pixel, molto simile alle discussioni che viviamo tutti i giorni su internet, è parte centrale anche nei dialoghi del gioco, sempre sopra le righe e spesso referenziali che danno vita ad una storia piacevole quanto forse dimenticabile, nessun grande colpo di scena o momenti memorabili, i testi inoltre sono esclusivamente in Inglese.

Lo stile grafico è bello quanto azzeccato e i mondi hanno abbastanza carattere, sono i livelli a non avere forti distinzioni tra loro, salvo rare eccezioni la foresta avrà sempre lo stesso look, il vulcano sembrerà sempre un vulcano e così via; ad essere meravigliosa è la colonna sonora: dopo pochi minuti di gioco sono corso a vedere chi fosse il compositore per dare un bacio alla sua foto, stiamo parlando di Jake Kaufman, conosciuto per la perfetta soundtrack di Shovel Knight! Anche stavolta non posso che inchinarmi di fronte al talento di quest uomo, ha dato carattere e forza ad Adventures of Pip, un’avventura che rischiava di cadere nel mediocre. Bravissimo!

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La forma a 16 Bit ricorda i vecchi giochi con Topolino

La longevità si attesta sulle 5 ore e lascia un pochino l’amaro in bocca, la sensazione è quella di aver giocato a qualcosa di bello, senza pretese ma comunque privo di grandi sorprese o soluzioni intelligenti per spingere a rigiocarlo. Non ci sono modalità bonus, new game plus, gallerie o stampi miiverse purtroppo, e l’inventario visualizzabile su touch screen è praticamente inutile, anche se rimane possibile giocare senza televisore.

Non solo, ci è impossibile calcolare il framerate ma posso assicurarvi che per tutto il gioco ho avuto la sensazione di andare sotto i 30 fps, senza distinzione tra TV e Gamepad, il problema è sicuramente nell’ottimizzazione perché tecnicamente il gioco è bello da vedere, simpatico, ma mai strabiliante o in grado di mettere alla prova un Wii U.

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… e alla fine il pixel dice “Qui qualcosa non quadra!” eh eh eh. Il bruco non sembra apprezzare.

In definitiva Adventures of Pip è, come già detto, “senza pretese”: il gioco in se funziona, l’idea delle trasformazioni e della crescita basate sulla definizione grafica è simpatica ma sembra continuamente limitata da una mancanza di ambizione e forse di idee.

Non che l’avventura sia brutta o le intenzioni sbagliate, la giocabilità è semplice e il più delle volte divertente, il level design offre una buona sfida e le musiche sono indimenticabili, è il pacchetto completo a risultare più piccolo della somma delle sue parti. Purtroppo la longevità e il framerate giocano a suo sfavore e con una concorrenza fortissima, certi errori sono difficilmente perdonabili, tuttavia mi sento di consigliare caldamente il gioco a chiunque voglia vivere un’avventura piccola ma divertente o a chi voglia introdurre i figli al mondo dei videogames.

7.8

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