Con circa sei mesi di ritardo rispetto agli USA, arriva sui nostri Nintendo 3DS Xeodrifter, un Action-Adventure 2D sviluppato da Renegade Kid, noto per giochi come Mutant Mudds, Moon, Dementium e l’ancora in sviluppo Treasurenauts.
Viaggiando nello spazio profondo la navicella del protagonista viene abbattuta da una forza misteriosa che ci limita ad una navigazione parziale tra quattro pianeti da esplorare. Come ogni esponente del genere le nostre azioni principali saranno saltare e sparare evitando nemici e proiettili. 420 blocchi di peso e con un design ridotto all’osso, Xeodrifter riesce però a caratterizzarsi per scelta del personaggio e ambientazioni ben distinte.

Quel che ci troveremo davanti è uno schermo superiore per l’azione di gioco, mentre quello inferiore è adibito a hub/mappa/potenziamenti/inventario, tutto in una sola schermata. Se da un lato risulta comodo avere tutto sotto controllo, dall’altro le mappe sono decisamente piccole e non è possibile zoomare, che per un gioco che prevede un po’ di backtracking, non eccessivo c’è da dire, non è l’ideale.
Sicuramente gradito il sistema di upgrade che permette di cambiare in real time e in qualsiasi momento l’ordine dei potenziamenti suddivisi in varie categorie come potenza, fire rate, più colpi contemporanei, range. È inoltre possibile salvare delle configurazioni, fino a tre, così da poter cambiare da una all’altra senza spostare manualmente i singoli potenziamenti, magari in vista di un boss o di un livello particolare.
I boss, o per meglio dire il boss, è l’esempio di come mantenere sufficientemente alto l’interesse del giocatore con nuovi pattern e una difficoltà crescente, ma dal punto di vista del design non ci si può limitare a una palette di colori diversa.

Assolutamente intrigante, Xeodrifter è però decisamente corto: per un completamento al 100% sono state necessarie una sessione di gioco di 2:47 ore, decisamente poche anche a fronte del prezzo di 9.99. Per quanto possa considerarmi un buon giocatore, Xeodrifter lascia un senso di insoddisfazione, perché di fronte a un impianto di gioco ben costruito si consuma in fretta e sembra più un primo episodio che un gioco vero e proprio.
Le meccaniche di gioco sono senza dubbio solide, tra power-up come la corsa rapida, il sottomarino, il colpo caricato e altri, ma complice una difficoltà non elevatissima che riduce il trial&error a pochi episodi, legati principalmente al combattimento col boss, scivola via in una tranquilla serata.
Gradevole il comparto musicale, anche se nelle poche ore di gioco non ha anche molto tempo per imprimersi nella memoria. Bassissima la rigiocabilità, senza extra e con potenziamenti piuttosto semplici da individuare. Divertente senza dubbio, fa ricordare quanto ci sia la necessità di giochi simili, che possono essere ancora attuali e intriganti.

In conclusione Xeodrifter è un gioco piccolo, nel senso che se avesse un contenuto dieci volte più grande ci saremmo trovati di fronte un gioco da comprare a occhi chiusi, così è un buon gioco che non si esprime, inizia ma si conclude subito, inserisce idee di design ma non le sviluppa. A qualche euro in meno potrebbe essere maggiormente in considerazione, confidando in un sequel più approfondito Xeodrifter lascia un po’ d’amaro in bocca.