Da quando faccio parte di NintendOn ho avuto l’occasione di recensire ottimi giochi, da quelli più modesti alle piccole perle imperdibili. Finalmente, dopo tanti mesi, ho avuto la possibilità di mettere le mani su un titolo che definire brutto è un complimento: diamo il benvenuto al lavoro della software house Amzy e pubblicato da Teyon: Iron Combat: War In The Air!
Il gioco è ambientato in un futuro non ben precisato: a seguito di un periodo di pace relativamente esteso gli stati mondiali hanno iniziato ha darsi battaglia con armi sempre più letali, nel tentativo di conquistare territori e colonizzare continenti interi. Il giocatore è chiamato a vestire i panni di una ragazza-mech giapponese, che alla bisogna ha la possibilità di trasformarsi in aereo, per combattere contro orde di nemici corazzati. Se nella prima parte della storia il focus è sulle battaglie tra le nazioni, nella seconda parte ci si concentrerà sul passato della protagonista dell’avventura.

Gli avversari, che in titolo action come questo dovrebbero essere il più variegati possibile e diversi tra di loro, sono ben quattro, del tutto identici: hanno lo stesso pattern d’attacco, sia quelli di terra che quelli d’aria e tutti si muovono allo stesso modo, quando non si limitano a stazionare nello stesso punto in cui si sono materializzati, compresi i boss di fine livello. C’è da dire che i nemici picchiano duro quando colpiscono, peccato che l’intelligenza artificiale non esista e che basti un semplice movimento circolare intorno a loro per evitare di essere colpiti. L’unica difficoltà è data dal sistema di controllo che è a dir poco deleterio. In Iron Combat: War In The Air, il giocatore non potrà far altro che muoversi negli stage, evitare i missili nemici con un piccolo dash laterale e sparare.
Manca qualcosa? Sì, la mira. Il gioco aggancia automaticamente il nemico che più gli aggrada, senza lasciare al giocatore la possibilità di decidere verso chi indirizzare la propria potenza di fuoco. Ogni missione vi ricompenserà con un certo numero di crediti – sempre troppo pochi – che sarà possibile spendere all’interno del negozio di potenziamenti, che, teoricamente, dovrebbe modificare il comportamento del proprio mecha in game. Peccato però non aver notato nessun cambiamento apprezzabile una volta preso il comando del robottone. Il gioco è noioso, a tratti frustrante perché incatena il giocatore e non lascia nessuna libertà di movimento: a più riprese ho dovuto forzare me stesso per accendere il Nintendo 3DS e giocarci.
Il mondo dei videogiochi ci ha abituati a titoli che hanno un comparto ludico di basso livello accompagnato a una presentazione artistica e tecnica di gran pregio: non è questo il caso.
L’ultima fatica di Amzy ha un comparto tecnico imbarazzante, oltre a presentare al massimo 6/7 nemici a schermo contemporaneamente, modellati in maniera grossolana e con texture pessime, il titolo, che stando a quanto dichiarato dagli sviluppatori è visualizzato a 60 FPS, nelle fasi più concitate, subisce dei cali gravissimi, che trascinano il gioco sotto la soglia della fluidità minima, ciò significa che noterete chiaramente, a occhio nudo, il passaggio tra un fotogramma e quello successivo. Il comparto artistico è anch’esso di livello infimo: il character design scimmiotta gli stilemi classici dell’animazione giapponese presentando l’unico personaggio a schermo comandato dal giocatore modellato sugli standard degli anime della terra del sol levante. I nemici sono anonimi, grigissimi carri armati, aerei e navi da combattimento schierati un po’ a caso per la mappa di gioco.
Oltre all’essere indistinguibili l’una dall’altra a livello estetico, le arene in cui si svolge il gioco condividono anche la stessa struttura: grandi parallelepipedi sospesi per aria che ci separano dai modelli poligonali del resto del mondo virtuale, a dir poco anonimo, con dei muri invisibili. Come si può anche solo pensare di essere presi sul serio mettendo in piedi un artificio così posticcio? Non era più semplice inventare un’espediente narrativo credibile per limitare gli spostamenti del giocatore ma almeno far si che si potessero poggiare i propri piedi bionici a terra?
Il comparto visivo è quindi da buttare, ma anche il comparto sonoro è davvero insufficiente. Tutta la colonna sonora del gioco si regge in piedi (è un eufemismo) su un solo brano, brutto tra l’altro. Ottima idea il doppiaggio in giapponese, peccato che non aggiunga niente all’esperienza, avrebbe potuto benissimo essere doppiato in qualsiasi lingua del mondo, sarebbe stato sempre inutile dato che ciò che viene raccontato è privo di ogni mordente. I testi sono interamente in italiano.
Il 3DS, e tutto ciò che caratterizza la console, non è minimamente sfruttato, il 3D stereoscopico è presente ma aggiunge ben poco all’esperienza di gioco, lo streetpass non è pervenuto, così come le funzionalità spotpass e una qualsiasi modalità multiplayer. Il touchscreen serve a visualizzare la posizione dei nemici e nient’altro. Il miiverse è supportato, potrete postare screenshot delle vostre – vuotissime – scorribande nei cieli del pianeta terra. Tutto quello che troverete una volta scaricato il gioco dal Nintendo eShop, per circa sette euro, saranno 16 missioni in single player, tutte molto simili tra loro e abbastanza noiose.
Per farmi detestare un titolo ce ne vuole, ma dinnanzi a un pasticcio di elementi mal amalgamati, mal strutturati e molto poco divertenti non posso che consigliare a tutti di starne alla larga, è uno dei titoli più brutti che ho avuto l’occasione di giocare in questi ultimi anni. Il problema non è che il titolo non funzioni o che abbia bug di proporzioni epocali tali da renderlo ingiocabile, è semplicemente brutto, mediocre, senza arte né parte. Né il prezzo, né la grandezza del team che ha sviluppato il gioco, circa 10 persone, possono giustificare un prodotto così scadente. Se avete bisogno di combattimenti tra mecha in salsa giapponese, comprate Liberation Maiden, un titolo di gran lunga migliore di Iron Combat: War In The Air.




























































