Tenkai Knights è un anime di produzione giappo/canadese (sì, suona strano) discretamente amato dal pubblico più giovane, trasmesso in Italia da K2. Incentrato sull’elemento commerciale legato alla vendita dei personaggi della serie, è comunque un prodotto in grado di interessare il pubblico, unendo un’animazione tradizionale di qualità a spezzoni in computer grafica abbastanza gradevoli.
Tenkai Knights Brave Battle è un videogioco che rientra nella sopracitata dimensione commerciale dell’opera originale e lo fa, purtroppo, nel modo sbagliato.

Il titolo sviluppato da Delta-Arts si presenta come gioco d’azione bidimensionale in stage strutturati come i classici da sala in stile Snow Bros o Bubble Bobble – salvo per la grandezza superiore a quanto visualizzabile a schermo – in cui il giocatore deve sbarazzarsi dei nemici (tutti o un quantitativo preciso), raccogliere tot oggetti o sconfinggere boss per superarli. Un’utile mappa sul touch screen aiuta a non perdere di vista gli obiettivi in queste “arene” spesso più vaste del necessario.
Il giocatore muove il proprio avatar all’interno degli stage in maniera piuttosto tradizionale con croce direzionale o analogico, sfruttando il doppio salto offerto da un jetpack ad durata limitata che si ricarica gradualmente. La possibilità di correggere la traiettoria in volo grazie alla propulsione aerea va a compensare la tragicomica rigidità dei salti base, la cui direzione non può essere cambiata in alcun modo: per capirci, saltando verso l’alto si riaterra in verticale, senza possibilità di spostare leggermente il punto di arrivo con il classico aftertouch.

Peculiarità del prodotto – e quindi anche del gioco – è la possibilità di personalizzare i protagonisti, essendo questi dei robot “smontabili” in stile lego. Brave Battle permette di scambiare liberamente i componenti (arma, scudo e supporto di volo) tra i quattro eroi di base, espandendo al tempo stesso il loro arsenale con un sistema di creazione degli strumenti incentrato sulla raccolta di materiali ceduti dai nemici durante le missioni.
Si può quindi variare il proprio stile di gioco tra corpo a corpo, attacco a distanza, incentrato sulla velocità o difensivo. Risulta quindi interessante creare il robot più equilibrato per il proprio stile di gioco.

Il potenziale di questo sistema, però, si scontra con l’assoluto sbilanciamento delle sfide presentate al giocatore: si passa da livelli estremamente facili, il cui unico ostacolo è l’intelligenza artificiale dei nemici dotati di arma da fuoco – in grado di calcolare i salti del giocatore e colpirlo appena sbuca da una piattaforma – a momenti di assoluta disperazione causati da avversari più o meno inarrestabili, magari affiancati da unità volanti che limitano i nostri movimenti, o boss in grado di chiudere lo scontro in pochi colpi.
In questi momenti sembra di trovarsi davanti a quei vecchi giochi anni ’80 in cui parte del divertimento consisteva nell’identificare e sfruttare i limiti di animazioni, grafica, collisioni e intelligenza artificiale al fine di superare le situazioni più impegnative, da cui non sembra esserci via d’uscita. A parte l’effetto nostalgico, dobbiamo ricordarci che nel 2014 queste sono criticità consistenti, che fanno precipitare il valore dell’esperienza di gioco.

Tale scriteriata progettazione dei livelli va a intaccare una struttura di base interessante, costruita su una trama principale, missioni extra e modalità a più giocatori (sia nelle missioni che in stile Smash Bros.) che potenzialmente, insieme al già citato sistema di creazione degli oggetti, renderebbe questo titolo davvero interessante, in grado di donare numerose ore di divertimento ai fan della serie.
Purtroppo stanti i difetti evidenziati, il titolo risulta consigliabile solo ed esclusivamente ai superfan dell’anime che non vedevano l’ora di un videogioco dedicato alla propria serie preferita… e anche in questo caso, onestamente, la delusione è dietro l’angolo.
Tenkai Battle Brave Knights è un progetto dotato di una struttura interessate che fallisce miseramente a causa di una realizzazione deficitaria, che ricorda a tratti quella di titoli amatoriali palesemente privi di testing e cura. Passate oltre, prego!



























































