Uno sguardo agli Shin Megami Tensei – Persona

Un veloce sguardo ai tre Persona disponibili su Nintendo Switch. Persona 3 Portable, Persona 4 Golden e Persona 5 Royal

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Oggi signori è il grande giorno. 19 gennaio, e possiamo finalmente comprare e giocare su Nintendo Switch tutti i giochi moderni della serie Persona di Atlus. Tradotti in italiano per giunta.

Parliamo di Persona 3 Portable, Persona 4 Golden e Persona 5 Royale.

Perché sono così importanti? Perché erano così attesi da molti fan? Occorre un attimo contestualizzare la serie all’interno del panorama JRPG.

Non potevo non mettere questo leggendario screenshot censurato di esattamente proprio lui di Persona 2. Che ancora non abbiamo su Switch

La serie di Shin Megami Tensei nasce negli anni ’80 dalle menti di Atlus e si profila come uno dei pilastri del genere in contrapposizione ai Dragon Quest di Enix e Final Fantasy di Square. E lo fa essendo estremamente diversa nell’estetica e temi presentati. La fonte di ispirazione primaria del concept è una serie di romanzi noti come Divital Devil Story, scritti da Aya Nishitani. L’ambientazione scelta dagli Shin Megami Tensei è sempre in un mondo al collasso o subito dopo una situazione apocalittica, dove ciò che crede il giocatore andrà ad influenzare direttamente lo svolgersi delle vicende e la guerra tra Caos e Ordine, andando a testare e cementificare il proprio sistema di valori contro il mondo stesso.

Il tutto con il protagonista in grado di evocare e controllare in battaglia creature prese di pieno petto da ogni mito e leggenda terrestre. Spesso si scherza con il meme dei giochi giapponesi dove si parte da povero contadino e si finisce a combattere dio, ecco, il dio di Shin Megami Tensei spesso e volentieri è proprio quello della tradizione giudaico-cattolica o il suo equivalente di altre religioni. La difficoltà di tradurre queste tematiche in occidente e la dimensione stessa di Atlus, relegarono questa serie principalmente in terra natia, ed arrivarono in occidente nell’era Playstation 2, con Shin Megami Tenset III: Nocturne. Ora recuperabile anche su Switch.

La console di Sony vide inoltre protagonisti i due capitoli dello spin off Persona, il 3 ed il 4, che iniziarono a portare la serie verso il successo commerciale, uscendo mano a mano dalla nicchia. Tra un accordo commerciale e l’altro, la serie ed i suoi numerosi spin off nel tempo si andarono a distribuire su numerose piattaforme e generalmente a caso. Le console Nintendo sembravano essersi prese i seguiti del filone principale della serie.

Il design Chibi per i due spin-off Persona Q su 3DS personalmente lo adoro.

Su Nintendo DS e 3DS uscirono infatti Shin Megami Tensei: Strange Journey, IV, IV Aplocalypse ed il V ha fatto capolino su Switch. Gli spin off sono stati distribuiti tra le varie console, con Nintendo ricettore dei Devil Surviror, Sony di Raidou e Digital Devil Saga. Però il fenomeno di massa, l’elemento culturale che era uscito dalla nicchia e stava avendo successo era Persona, ad appannaggio della console di Sony.

Persona 3 operò un cambio notevole nella serie di JRPG andando a fondere due giochi solitamente ben distinti. Da un lato abbiamo tutta la componente di crescita e meccaniche di combattimento tipiche di un JRPG che si fonde con una gestione della storia di una Visual Novel-DatingSim, con un’ambientazione che funziona secondo i canoni degli Slice of Life.

I protagonisti sono degli studenti liceali e durante l’avventura si seguirà tanto la loro vita al liceo, fatta di relazioni sociali, attività di club, studiare per gli esami e trovare la waifu dei propri sogni, ed altrettanto la loro vita parallela fatta di lotta contro entità maligne cercando di comprenderle e risolverle. Questa formula si è dimostrata estremamente vincente perché ha aggiunto alla serie quel che le mancava per avere lo stesso appeal di un Final Fantasy a caso. I personaggi. I singoli Persona hanno inoltre una forte identità audiovisiva ed un tema centrale distinto, aiutandone la distinzione in mezzo a tutta la marmaglia dei titoli della serie.

Dopo qualche anno di pura confusione, che vide l’arrivo su 3DS di giochi per i fan della serie Persona, ed il sequel di Persona 5 quando i giochi non erano presenti su console Nintendo, finalmente la serie viene sdoganata e raggiunte tutte le piattaforme di gioco moderne, inclusa Nintendo Switch.

Come ho già detto, l’enfasi di questi titoli è su storia, temi e personaggi. Quindi anche se il combattimento e l’interazione tra giocatore e mezzo possono aver risentito del peso degli anni, la qualità della scrittura no, lasciandole esperienze che dovrebbero essere vissute da ogni fan delle opere giapponesi.

Svizzero? No, Novi.

VI ASPETTAVATE UN GIAPPONESE? ED INVECE SONO IO, CARL JUNG!

Alla base dei videogiochi Persona in realtà non ci sono sviluppatori giapponesi (metaforicamente) e neanche i miti e le leggende del nostro mondo. Ma c’è il lavoro svolto dallo psichiatra e psicanalista svizzero Carl Gustav Jung, vissuto tra il 1875 ed il 1961. I suoi lavori sono stati estremamente importanti, in quanto è considerato il fondatore della psicologia analitica. Il concetto centrale della psicologia analitica è il processo di individuazione, processo attraverso il quale un individuo sviluppa la concezione del sé come entità distinta. Ci sono diversi concetti che formano la struttura della psicologia analitica e basta nominarli per capire dove si sta andando a parare. Subconscio collettivo, Ombre, Persona. Il labirinto usato come rappresentazione del percorso di individuazione. Tutti elementi presenti nei titoli della serie ed hanno lo stesso identico significato della psicologia analitica.

Quindi i titoli della serie Persona diventano a conti fatti un’esplorazione di diversi temi attraverso due lenti: quello di adolescenti giapponesi e della psicologia analitica che si intrecciano in modo mai banali e sempre utili al processo di crescita della propria personalità. Le lezioni che si possono imparare dai Persona sono davvero utili e come ogni opera artistica, hanno valore tanto all’interno della narrativa, quanto nella nostra vita.

Altra struttura ciclica che si presenta nella storia è quella della “Via del Folle”, il Fool’s Journey, sistema che usa gli Arcani dei Tarocchi per simboleggiare il viaggio della vita di una persona. Essendo i Tarocchi nati nell’Italia, si spiega perché il sottotitolo della sezione è “Svizzero? No, Novi”. Capire il significato dei Tarocchi ha lo svantaggio di farvi da spoiler su praticamente ogni gioco, ma allo stesso tempo è un modo per analizzare, distruggere e ricostruire diversi archetipi di persone con le quali dobbiamo confrontarci nella vita.

Persona 3 – Death and the Healing

Persona 3 è il più vecchio, ovviamente, ed è quello che è passato anche tra più iterazioni. Alla sua uscita originale in territorio giapponese nel 2006, seguì quasi subito una versione espansa e corretta denominata FES. Subì un port/remake per PSP, che andò sia ad aggiungere eventi e la possibilità di giocare con una protagonista femminile, sia a togliere, eliminando tutte le parti di mondo di gioco attraversabili fisicamente, accentuando la sua natura da visual novel. Questa è la versione che troviamo su Switch ed è de facto la versione definitiva.

Risulta essere il Persona probabilmente più pesante in termini di tematiche. Andando a pescare da elementi mitologici dell’antica Grecia per dare colore e sapore al tutto, il gioco si concentra sulla morte. In particolar modo cerca di andare a distruggere l’idea che la vita non ha senso proprio perché questa inevitabilmente finisce. Come affrontare la morte delle persone care e come gestire il nichilismo sono al centro delle conversazioni. Il tutto con il colore blu, tipico della notte, che investe tutta la palette grafica e dà il tono del gioco.

Questo tema va anche visto nell’ottica del paese di provenienza dell’opera. Tra i paesi considerati avanzati, il Giappone è tra quelli con il più alto rateo di suicidi, specialmente tra la popolazione giovane ed in Giappone è considerato un problema sociale non indifferente. Parliamo di ratei del 60% più alti della media mondiale. Per confronto l’Italia è tra i paesi con i ratei più bassi al mondo. Questo si innesta in uno stato con una cultura di psicoanalisi molto debole, con un sistema sanitario non predisposto a gestire problemi di questo tipo, anche per derivazioni culturali secolari. Ecco quindi che i giochi come Persona assumono un significato molto più pesante in terra natia.

E considerando il generale senso di sconforto e depressione che colpisce anche la nostra società, dopo aver gestito una pandemia che ha alterato le nostre abitudini ed ha portato via numerosi cari, e con la guerra che ritorna in Europa dopo decenni di pace, Persona 3 ha molto da insegnare a tutti noi ancora oggi. Non fatevelo sfuggire.

Persona 4: Reach up for the Sunrise

Persona 4 si colora di giallo, tanto che la sua versione allargata e rivista si chiama Golden. La base mitologica che fornisce l’identità è lo Shinto, ed il tema centrale è la Verità. Questo tema viene affrontato a 360°. L’avventura si costruisce come una storia investigativa, quindi la ricerca della verità è essenziale per scoprire il colpevole, ma la verità serve anche per costruire la propria identità. E la storia arriva a discutere tutte quelle situazioni che portano all’oscuramento della verità, consce o subconsce che esse siano.

Di come il gossip e le impressioni vanno a costruire diverse verità ed il percorso della vita dovrebbe puntare a scoprire quale sia quella univoca, andando a distruggere tutte quelle istanze dove siamo noi stessi a costruire bugie per trovare uno spazio protetto.

Ed in un certo senso, discende in modo naturale dalla storia di Persona 3. Dopo aver capito che la vita vale la pena essere vissuta, è il momento di iniziare a confrontarsi con il mondo per determinare se stessi. E quando la propria identità si è formata, ci si espande verso il mondo e verso concetti più “generali”, arrivando quindi al successivo capitolo.

Persona 5: Leather Rebel

Persona 5 è il fenomeno di massa. Il gioco che ha preso la serie Persona e l’ha portata a superare i milioni di copie di vendite per i singoli giochi, ora la strada per i 20 milioni di copie vendute in totale. Produzioni tecniche migliorate notevolmente, con un aspetto audiovisivo assolutamente da primo livello tra i JRPG di “seconda classe”, ovvero quelli che non hanno Final e Fantasy nel nome, e con una stratificazione notevole delle tematiche.

La mitologia di fondo presa per pennellare la storia è quella dello gnosticismo. I temi esplorati da Persona 5 sono più stratificati, anche se non sempre trattati nel migliore dei modi. Al centro c’è il confronto tra la propria identità, costruita in Persona 4 potremmo dire, contro la società.

Ecco quindi che questo si trasforma in un sentimento di ribellione verso tutte le storpiature della società. Molti dei temi sono universali, tra la misoginia, il sistema di giustizia draconiano ed il conformismo, ma hanno un sottotesto più forte se relazionati alla società giapponese rispetto alla nostra.

C’è un continuo rimbalzo tra la realizzazione della propria identità e ciò che la società ci impone e come la struttura lasci un enorme spazio per abusare il potere. Molto centrali sono anche i sette peccati capitali e come questi governino le persone, soprattutto il peccato dell’accidia.

E così, tra un esame scolastico ed un incontro dove regalare qualcosa alla propria waifu, la serie Persona ci fa fare dei viaggi non semplici, senza essere troppo esagerati nel presentarci le tematiche. Non abbiamo i protagonisti ripetere ogni 2 frasi il tema centrale come in Xenoblade Chronicles 3, metti caso che non lo capiamo. Lo fanno solo ogni 8. O anche ogni secondo se si ascoltano le parole delle meravigliose canzoni della soundtrack, dipende dove poggiate l’orecchio.

Ora che abbiamo tutta la serie “mainstream” a disposizione su Switch, se non l’avete mai giocata, fatelo. Comprate, shoppate e perdetevi nei loro mondi. E speriamo che questo sia abbastanza per riportare alla luce gli oramai persi Persona 1 e 2, che è dai remake su PSP che sono finiti molto nel dimenticatoio, perché hanno anche loro qualcosa da dire al mondo moderno.

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