Pathfinder: Wrath of the Rigtherous – Recensione dei Giusti

Recensione dell'epico viaggio a massacrare demoni neanche fossimo Doomguy nel mondo di Pathfinder di Owlcat Games,

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Genere: WRPG
Multiplayer: No
Lingua/e: Inglese (testi e doppiaggio)

Storicamente i videogiochi di ruolo per PC, rimarchiati come Occidentali dopo che le barriere di piattaforma si sono infrante, si sono sempre ispirati alla tradizione ruolistica cartacea di Dungeons&Dragons in modo pesante. Portare su schermo quel tipo di avventure. Hanno influenzato anche i giochi di ruolo Giapponesi, che però si sono distinti quasi subito per tono e stile, ed oggi sono quanti di più distante possibile.

Dungeons&Dragons negli anni ha cambiato diverse volte il suo regolamento, attraversando diverse edizioni numerate. La quarta edizione dimostrò di essere estremamente divisiva e fu l’inizio della parabola discendente del brand, che si riprese alla grande con la più recente quinta edizione. In questo momento di difficoltà per il brand nacque l’azienda Paizo che propose il suo gioco di ruolo cartaceo: Pathfinder. Basato sulla versione 3.5 di D&D come regole base, le rielaborava leggermente e soprattutto offriva qualcosa che mancava a D&D. Un’ambientazione complessa, stratificata, piena di ogni cosa ed una serie di campagne ambientate in essa.

Il testo, impostato su scala 1.2 è risultato vagamente leggibile su Nintendo Switch Lite. Meglio di Tree Houses sicuro.

Questo è uno dei fattori che mantiene molte persone legate a questo brand: l’avere una storia e lore del mondo viva, che evolve nel tempo e che incorpora le storie dei giocatori all’interno di essa. Da qui iniziarono alcune collaborazioni con case di sviluppo per produrre giochi di ruolo basati su Pathfinder, in modo specifico riadattando avventure già pubblicate. Eccoci qui quindi, con Owlcat Games incaricata di rendere videogioco prima Kingmaker, mai arrivato su Switch, ed ora Wrath of the Rigtheous, l’Ira dei Giusti.

Disponibile su Nintendo Switch attraverso la tecnologia del cloud, Wrath of the Rigtherous è l’avventura più epica e high fantasy realizzata dalla Paizo. Ci troviamo nella regione del Mendev, regione situata al confine con l’antica regione del Sarkoris ora devastata dalla Piaga del Mondo, un portale che collega il mondo materiale all’Abisso, che ha portato i demoni a conquistare la regione. Numerose crociate sono state indette per fermare la minaccia, ma sono riuscite solo a contenerla.
Il giocatore verrà invischiato nella quinta crociata, nata in risposta all’assalto demoniaco alla città di Kenabres passando da una guerra di resistenza ad una di attacco, comandando poteri al di fuori dei comuni mortali, essendo il fulcro della possibilità di salvezza dell’intera regione.

Essendo un WRPG, le scelte del giocatore plasmeranno la narrativa. Gli eventi principali rimangono gli stessi, ma potrete direzionarne la riuscita ed il tutto si andrà a sommare in uno stato del mondo finale diverso da quello di un altro giocatore. La narrativa si focalizza anche molto sui compagni che comporranno il party, ognuno con il suo carattere e la sua quest personale da vedere a compimento.

In generale la scrittura del gioco è servizievole. Arranca quando prova a portare alla luce temi un pelo più complicati, ma non vi darà mai fastidio. Alcuni dei compagni sono scritti molto bene e non ve ne vorrete mai separare, ma più per “il meme” che per una profondità di personaggio. Sono lì per offrire una prospettiva al giocatore intorno alla quale operare le proprie scelte. L’avventura comunque tocca punte molto coinvolgenti nell’ottica di una narrativa dove il giocatore è un’arma di distruzione di massa in grado di cambiare le sorti del destino del mondo da solo. E ci sono le waifu e gli husbandi.

La creazione del personaggio può benissimo portavi via una decina di ore se siete indecisi per professione

L’altro motivo per il quale ci si avventura nei WRPG sono le meccaniche di combattimento ed in questo caso troviamo riportate quasi 1:1 le stesse meccaniche del gioco da tavolo di Pathfinder prima edizione. Questo vuol dire un quantitativo di scelte immenso. 25 classi, 11 classi di prestigio, 6 archetipi per classi e 9 percorsi mitici di potere a disposizione del giocatore. La possibilità di fare scelte sbagliate è tanta, così come quante build rotte in grado di rompere il gioco. Esattamente come il cartaceo. Il team di sviluppo non ha assolutamente pensato a bilanciare il tutto, abbiamo gli stessi pregi e difetti della versione originale.

E questo per i giocatori navigati, come posso esserlo io avendo oramai giocato e masterato diverse campagne con questo sistema di gioco, è seconda natura, le scelte sono fatte con memoria muscolare. Per invece nuovi giocatori si tratta di un mondo di difficile interpretazione, fatto di casualità di tiri di dado invisibili e bonus che si sommano nei modi più impensabili, creando un muro di complessità non indifferente. Ci sono modi per mitigarlo, giocando a difficoltà basse i compagni salgono di livello in modo automatico e molte meccaniche vengono inutilizzate perché ridondanti, ma se si vuole giocare a difficoltà standard o maggiori, dovrete flettere il vostro cervello. Ed una volta che si fa, è estremamente appagante devastare i propri avversari con il proprio party.

Il gioco ha una visuale isometrica ed in originale era pensato per essere comandato con mouse e tastiera. E si vede. L’adattamento a comandi controller è stato fatto in modo encomiabile a mio parere, ma richiede troppi tasti, troppe pressioni e troppi passaggi per fare cose anche semplici. C’è un’inerzia e lentezza nell’essere operato molto importante. Questo si traduce anche nel combattimento.

Il gioco nasce con la possibilità di passare al volo tra combattimento in tempo reale con pausa tattica, RTWP, e combattimento a turni. In linea teorica, il RTWP sarebbe da usare contro tutti i combattimenti contro nemici minori, visto che è veloce, snello. Per poi passare a quello a turni nei combattimenti più concitati. Ma con i controlli console, il RTWP è molto ostico da gestire, mentre quello a turni risulta essere molto più comodo.
Il risultato è quello di preferire un sistema lento che non fa altro che allungare i tempi del gioco in modo non indifferente. Un combattimento che si potrebbe esaurire in 30 secondi si protrae invece per diversi minuti. È un tradeoff che cambia in base alle abitudini personali, io purtroppo sono troppo abituato al comando da PC quindi abituarmi è più ostico.

A volte il gioco tira fuori questi intermezzi narrativi cartacei dove superare sfide con tiri sulle varie abilità, in un’ottica puramente “di ruolo”

Nel gioco è presente anche un secondo strato di gameplay, che vede la costruzione di diverse armate per combattere contro le armate di demoni. Qui si prende a pieni mani dai vecchi giochi come Might&Magic, visto che gli sviluppatori sono anche ex veterani proprio di quei titoli, dove si dovranno costruire basi e forti per generare truppe a cadenza temporale per poi rinforzare i propri ranghi. Spesso sarà richiesto di pulire armate nemiche con le vostre prima di poter avanzare a piedi con il vostro party. Un sistema che volendo è anche automatizzabile, qualora non vi piaccia ingaggiare con esso.

Poi c’è la parte tecnica da considerare su Switch. Parliamo di un gioco costruito in Unity ed ottimizzato non proprio egregiamente, visto che indipendentemente dal PC sul quale giri e dal livello di dettaglio, il framerate può benissimo stare sui 20 nelle battaglie più concitate. Non è mai un problema vista la natura del gioco, ma capite che scalarlo per andare bene su Nintendo Switch non dovrebbe essere proprio facile, specie se non si hanno i soldi da lanciare ad uno studio di conversione bravo. Per questo è stato optato l’utilizzo del gioco in cloud.
Nel mio caso non ho avuto problemi, esattamente come con Guardiani della Galassia. Uso Switch Lite connesso con il wi-fi a 5Ghz ad una connessione Wind da 100MB (80MB reali). Ovviamente questo rende il gioco godibile in contesti casalinghi o con connessione 5G molto performante.

Come sempre la validità di una soluzione cloud è estremamente personale. Pagare prezzo pieno per qualcosa che gira su server è sempre difficile da accettare, specie se come in questo caso si devono afre diverse concessioni di usabilità. Il gioco è massivo, può durarvi tranquillamente un centinaio di ore prima di vedere i titoli di coda ed è un’esperienza pregevole nel complesso. Occhio ai bug vari ed eventuali.

Ho rivissuto il primo capitolo (che sono una dozzina di ore) grazie ad un codice fornito dagli sviluppatori. Ho già speso 106 ore sulla versione PC l’anno scorso.
Pro: Avventura epica, con un cast di comprimari ambigui ed originali ed una libertà di build esorbitante
Contro: Controlli costipati e difficoltà di ingresso possono rendere il tutto più faticoso del previsto
7

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