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Legend of Mana – Tra passato, presente e futuro della saga Square-Enix

Game

Un viaggio nella storia della saga Mana, come tutto è iniziato e dove siamo oggi, alla remaster in HD di Legend of Mana per Nintendo Switch

Un viaggio nella storia della saga Mana, come tutto è iniziato e dove siamo oggi, alla remaster in HD di Legend of Mana per Nintendo Switch

Settembre 21, 2021
Genere
Gioco di ruolo giapponese - Azione
Lingua
Inglese
Multiplayer
No

Una colorata avventura tra spiriti e creature fatate

La seconda giovinezza della serie “Mana” prosegue a gonfie vele.
Dopo il remake di Secret of Mana per Playstation 4, purtroppo ancora assente su Nintendo Switch, la Collection of Mana comprendente i tre capitoli originali del franchise, tra cui Trials of mana finalmente in lingua inglese e il remake proprio di quest’ultimo, la rinascita è proseguita con l’arrivo di Legend of Mana, quarto capitolo in ordine di uscita cronologica, originariamente uscito nel 1999 su Playstation. E con un nuovo capitolo all’orizzonte, il futuro sembra roseo come non mai.

In un panorama ormai ricchissimo di validi giochi di ruolo come quello di Nintendo Switch, può sorgere inevitabilmente una domanda che merita una degna risposta, poiché perdersi tra remaster, remake e spin-off non è mai così facile come al giorno d’oggi: cos’è la saga di “Mana”?
Tutto comincia nel 1991, quando l’allora Squaresoft (oggi Square-Enix) decide di pubblicare sul popolarissimo Game Boy un titolo chiamato Seiken Densetsu: Final Fantasy Gaiden, arrivato negli Usa con il nome di Final Fantasy Adventure e in Europa come Mystic Quest, da non confondere con il quasi omonimo Final Fantasy Mystic Quest uscito per SNES, con cui non ha niente a che spartire. E se i nomi non fossero già abbastanza, per completezza aggiungiamo che il titolo venne sviluppato in origine con il nome Gemma Knights. Tutto chiaro? Perfetto!

Come il nome del gioco suggerisce, Seiken Densetsu: Final Fantasy Gaiden nasce come spin-off della saga di punta Squaresoft.
Per adattarsi all’hardware su cui viene sviluppato, Mystic Quest viene alleggerito dai combattimenti a turni, virando verso una componente action e ispirandosi a The Legend of Zelda nelle meccaniche ma mantenendo elementi e ispirazione da Final Fantasy.

Ricordarsi di questo gioco significa essere vecchi… o giovani con ottimi gusti. Cappa e spada, sin dalla copertina

Il risultato è uno dei migliori action-rpg usciti per Game Boy, una sorta di fusione tra le due saghe, un ibrido che attende solo di poter spiccare le ali e volare per conto proprio, staccandosi dall’abbraccio materno di Final Fantasy.
Ed è quel che accade con il secondo capitolo, quell’eterno capolavoro uscito per SNES, Seiken Densetsu 2 o come viene comunemente chiamato, Secret of Mana. L’introduzione un gameplay fluido e veloce grazie a un menù ad anello accessibile in ogni momento da cui accedere ad equipaggiamento, magie e tecniche, di un mondo vasto e splendidamente caratterizzato e di una mitologia originale sono alcuni degli ingredienti che lo hanno reso un enorme successo di pubblico e critica.

Non manca una storia coinvolgente e ricca di colpi di scena, delicata nella narrazione quanto basta per far sognare i giocatori degli anni ’90.
Secret of Mana viene definito da una buona fetta della stampa e del pubblico, il miglior action-rpg disponibile su SNES, pari se non superiore (pur essendo diversi nel gameplay) a The Legend of Zelda: A Link to the Past, senza alcun dubbio più impressionante dal punto di vista tecnico.

Secret of Mana non invecchia mai. Mai.

Gli ingredienti che hanno reso un capolavoro Secret of Mana sono la base per lo sviluppo di Seiken Densetsu 3, terzo capitolo della saga, arrivato in America ed Euripa solamente 22 anni dopo, in un idioma finalmente comprensibile al mondo occidentale che non si diletta nello studio dei kanji.
Trials of Mana propone una storia appagante e coinvolgente, narrata da molteplici punti di vista, ampliando le possibilità di personalizzazione dei personaggi principali.

Trials of Mana è un action-rpg enorme, incredibilmente vasto, tanto che il motivo principale per la mancata localizzazione sembra proprio essere nella sua vastità: il produttore Masaru Aoyama, ha rivelato che non vi era sufficiente spazio all’interno della cartuccia per ospitare la lingua occidentale, il lavoro di traduzione non era possibile poiché lo SNES non disponeva di cartucce all’epoca più capienti e il gioco occupava la totalità della memoria disponibile.

Spremere il Super Nintendo, lo stai facendo bene

La confusione attorno al sequel di Secret of Mana mai arrivato in occidente aumenta grazie alla divisione statunitense di Square-Enix e al loro Secret of Evermore, paradossalmente uscito solamente in America e in Europa, cancellato per il territorio giapponese. Esattamente il contrario di Trials of Mana.

Secret of Evermore riprende il gameplay del menù ad anelli e il sistema di combattimento di Secret of Mana e aggiunge l’alchimia di differenti ingredienti per utilizzare magie, discostandosi dall’ambientazione fantasy e proponendo un viaggio tra differenti ere storiche rivisitate in chiave steampunk. Un titolo unico e anomalo nel panorama Square-Enix, affascinante e coinvolgente, un vero e proprio terzo capitolo della saga non ufficiale destinato solamente al pubblico occidentale, a metà anni ’90, quando Trials of Mana era una leggenda o poco più.
Oggi, Secret of Evermore è un oggetto di culto, un titolo che si è ritagliato un posto nella tavola rotonda dei migliori rpg usciti su SNES, e parliamo di una console che ha ospitato vere e proprie pietre miliari del genere.

Steampunk, dalla preistoria al medioevo, dall’era moderna al futuro.. Secret of Evermore è un oggetto di culto

E finalmente torniamo al presente. A distanza di 21 anni, Square-Enix ripropone su Nintendo Switch Legend of Mana, quarto capitolo della serie e primo spin-off, primo titolo che abbandona la struttura action-rpg che ha caratterizzato la saga per virare verso una nuova direzione, sia dal punto di vista del gameplay che della narrativa.

In un finale di millennio in cui i giochi di ruolo hanno virato verso la terza dimensione, Legend of Mana proponeva un superbo mondo in 2D, caratterizzato da ambientazioni colorate e morbide, ricchissime di dettagli e meravigliosamente rimasterizzate in alta definizione.
Il colpo d’occhio è notevole e immediato, i modelli poligonali dei protagonisti sono volutamente mantenuti pixellosi, con uno stile retrò che li rende immediatamente distinguibili sugli sfondi disegnati a mano e la resa visiva complessiva rappresenta il giusto compromesso tra l’opera originale e la sua versione rimasterizzata.

Sfondi disegnati a matita rimasterizzati in HD, una meraviglia

In Legend of Mana, siamo chiamati alla ricostruzione della terra di Fa’Diel. L’Albero del Mana, fonte primaria della vita e della magia, è scomparso e tutto quel che resta sono degli artefatti che, posizionati sulla mappa del mondo, permetteranno di ricostruire tassello dopo tassello città, aree geografiche e i labirinti che compongono Fa’Diel.
Gli artefatti si ottengono esplorando, avanzando nella storia principale e completando le missioni secondarie, in modo non lineare. L’unico requisito richiesto nella ricostruzione del mondo è che i tasselli siano comunicanti tra di loro e benché alcuni richiedano una collocazione specifica, al giocatore viene offerta una buona libertà.

Procedendo nella ricostruzione, i personaggi che incontreremo durante le missioni vivranno avventure parallele alla nostra, avremo modo di incontrarli molteplici volte nel corso del gioco e potranno anche diventare nostri alleati, aiutandoci nel proseguire la storia.
Il principale problema di Legend of Mana su Playstation consisteva nel fatto che nel gioco al giocatore non veniva spiegato nulla. Non ci sono indizi su come procedere nella missione, su dove trovare la prossima missione o su quale labirinto affrontare e fino a dove spingersi al suo interno per procedere. E purtroppo, la remaster in HD è così fedele all’originale che questo problema non è stato minimamente corretto.

La mitologia della saga affonda nel fantasy più puro, con un grandissimo spazio dedicato a creature magiche e spiriti

Perché definirlo un problema? Perché non sapere cosa fare, come procedere o se stiamo avanzando lungo la strada giusta significa poter arrivare a venti o trenta ore di gioco girando a vuoto, cercando di completare ogni cosa ma rischiando di perdere un dialogo o un dettaglio necessario per procedere nella storia principale.
Legend of Mana può essere completato in un paio d’ore seguendo la strada giusta o meglio, conoscendo la strada giusta. E come è facile immaginare, completarlo al 100% senza controllare una guida è una vera sfida, poiché saltare qualche missione secondaria è abbastanza facile e purtroppo, alcune non possono essere recuperate.

All’eccellenza tecnica del titolo si accompagna una colonna sonora di alto livello, rimasterizzata in chiave orchestrale. Inoltre, i brani possono essere ascoltati dalla modalità apposita nel menù principale in qualsiasi momento e come ciliegina sulla torta, è possibile scegliere se ascoltare la colonna sonora originale o la versione orchestrata rimasterizzata durante il gioco.

Dalla mappa possiamo ricostruire il mondo, un artefatto alla volta

Il sistema di combattimento è divertente quanto appagante, i nemici sono visibili sulle mappe e per ingaggiare una battaglia basterà avvicinarsi a loro. Ogni tipo di arma equipaggiato possiede tecniche speciali uniche e come nel più classico dei giochi di ruolo, salire di livello permetterà di conoscere nuove abilità e diventare sempre più forti.
Il più grande cambiamento in battaglia rispetto ai capitoli precedenti della saga è dato dall’assenza del tipico menù ad anello, determinando una minore frammentazione del combattimento ma anche una minore strategia.

Molto curato il level design dei boss, interessanti e ispirati, splendidamente ricostruiti in alta definizione, con un livello di dettaglio ovviamente superiore rispetto ai protagonisti ma sempre irresistibilmente pixellosi.
Le sfide possono essere affrontate studiando i loro attacchi e movimenti e contrattaccando al momento giusto, oppure in modo impavido, lanciandosi allo sbaraglio e puntando su cure e pozioni al momento giusto, dipende dallo stile di gioco. Un combat system semplice ma funzionale, molto meno complesso rispetto a tanti altri jrpg ma in fin dei conti divertente, ed è proprio questa, probabilmente, la caratteristica più importante.

Quiete

Legend of Mana è un piccolo gioiello, purtroppo prigioniero dello stesso problema di gameplay che lo frenava nella sua prima incarnazione su Playstation.
Ed è un vero peccato, poiché rimasterizzare un titolo dovrebbe voler dire renderlo moderno al di la dell’aspetto estetico, puntando a limare e sistemare i problemi originali, un esempio perfetto e vincente è rappresentato da The Legend of Zelda: Skyward Sword HD.

Nonostante tutto, è un action-jrpg delizioso, consigliato agli amanti della serie e del retrogaming, un ottimo modo per ripercorrere un altro passo della saga, in attesa del nuovo capitolo e dei possibili remaster o remake dei capitoli mancanti, Dawn of Mana per Playstation 2 (il quarto capitolo ufficiale, Seiken Densetsu 4) e Child of Mana e Heroes of Mana, entrambi usciti per Nintendo DS.
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7,5
Visivamente delizioso, catapulta in un mondo affascinante e caratteristico, da ricostruire e vivere battaglia dopo battaglia
L'avanzamento nell'avventura può essere complesso senza una guida, perdersi è facile, e lo è saltare le missioni secondarie

MODUS OPERANDI

Ho ricostruito il mondo, trovato l'Albero del Mana e cercato di completare più missioni possibili grazie a un codice fornito da Nintendo

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