Tony Hawk’s Pro Skater 1 + 2, recensire trick per non invecchiare mai

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Genere: Skateboarding, sportivo
Multiplayer: Fino a 8 giocatori
Lingua/e: Italiano, tedesco, inglese, spagnolo, francese, giapponese, portoghese

I primi due titoli della serie Tony Hawk’s Pro Skater (o Tony Hawk’s Skateboarding) sono parte di un brand videoludico iconico, entrato fin dalla nascita nell’immaginario collettivo del gaming e non solo. Questo perché, oltre ad essere dei giochi stratosferici – annoverati tra le migliori uscite della quinta generazione di console, per tutti i secoli dei secoli – offrono un’immagine nitida di un pezzetto del mondo occidentale nel periodo che va da fine ’90 a inizio 2000: la cultura dello skateboard, l’abbigliamento Vans, la musica crossover del nuovo millennio, l’estetica dell’ouch alla Jackass. Activision e la fu Neversoft fecero centro, creando una serie di successo la quale non è però riuscita a mantenere inalterate la qualità e il conseguente prestigio degli esordi.

Tony Hawk’s Pro Skater 1 + 2 non è il primo tentativo di remake del brand della casa californiana, ma è quello più determinato e preciso, fin dal titolo. Vediamo allora se i due giochi resistono al tempo come l’acrobata del quale portano il nome, quell’Antonio Aquila che a più di cinquant’anni ancora je l’ammolla con la tavola su ruote.

Si parte col fiato sospeso: avviato il software le prime animazioni appaiono sgranate e a scatti, ma si tratta di un attimo, che subito viene soppiantato da un filmato di presentazione dei numerosi skater disponibili. Ed ecco che avviene la magia. Parte Guerrilla Radio dei Rage Against The Machine. Il tutorial ci reintroduce ai primi passi su skate. Non sei più nel tuo appartamento, ti ritrovi catapultato alle vacanze in montagna da ragazzino a casa dei nonni, quando con tuo cugino portavate Dreamcast e GameBoy per trasformare un paesino della Sila in Akihabara, hai lasciato il tuo Nokia 3310 sul comodino, proprio sopra all’ultimo numero di Nintedo Rivista Ufficiale, dopo Italia Uno che a pranzo trasmette Dragon Ball c’è da mettere su MTV, i Limp Bizkit in heavy rotation. Non hai mai sentito parlare di Matteo Salvini o di COVID, il mondo è un luogo meraviglioso.

L’incantesimo è scatenato non solo dalle reminiscenze dell’atmosfera, ma anche necessariamente dall’ottimo feeling pad alla mano. Il lungo e chiaro tutorial – che potremo sempre ripetere, anche limitatamente ad sezioni specifiche – rende subito evidente l’ottima giocabilità del lavoro di Vicarious Visions, a questo punto una vera certezza per quanto riguarda la riproposizione di vecchi titoli. Siate o meno fini conoscitori della tavola a quattro ruote, cimentarsi nei trick risulterà immediatamente divertente, e la voglia di aumentare le proprie verrà naturale.

Dal menu iniziale potremo scegliere di grindare verso il primo o il secondo episodio, che presentano uguale struttura: livelli e competizioni. I primi ci vedranno impegnati in scenari rigorosamente urban a cercare di completare gli obbiettivi richiesti, alcuni più improntati sulle skill (raggiungere punteggi, eseguire combo) altri su task ambientali come formare la scritta SKATE o cercare determinati oggetti, e questi obbiettivi sono necessari per sbloccare nuove location; le competizioni richiedono invece un buon piazzamento all’interno di una classifica CPU.

La campagna principale rende ben evidente la doppia possibilità di gioco: limitarsi a superare le task necessarie a procedere verso la fine, per un gaming stimolante e comunque ben calibrato nella progressione della difficoltà, o dedicarsi al perfezionamento col joypad per ottenere abilità fuori di testa. Quest’ultima direzione va poi naturalmente incontro al multiplayer, presente sia in schermo condiviso che online. È presente anche una terza modalità, la Ranked & Free Skate, che è appunto dedicata allo skating libero.

L’azione sfreccia molto comodamente tra le dita sul controller, le esecuzioni possibili sono numerose, ci sono gli special trick da apprendere (consultabili dal menu), ampio spazio è stato dedicato al potenziamento e alla personalizzazione del proprio alter ego, e poi le sfide: Tony Hawk insomma sa come tenerci con sé per moltissime ore.

A livello tecnico, su Nintendo Switch il tutto scorre bene ma senza eccellere. Buoni i poligoni e fluide le animazioni, sia in modalità portatile che sullo schermo di casa, le rampe, gli half pipe, i magazzini, le strade delle città si mostrano in maniera chiara, ma permane la sensazione di un avere a che fare con della tecnologia non proprio aggiornatissima, come spesso accade con la versione Switch dei multipiattaforma. Qualche bug grafico appare di tanto in tanto, senza andare però a minare le meccaniche di gioco. Sul sonoro nulla da dire, bene la qualità generale, e per quanto riguarda la selezione musicale la playlist di Tony Hawk’s Pro Skater fa scuola oggi come vent’anni fa.

Vicarious Visions ha compiuto un ottimo lavoro, mettendo mano con perizia a due classici senza tempo che sanciscono l’esordio di Tony Hawk su Nintendo Switch, un ingresso importante nel parco titoli della console ibrida. Se tecnicamente non siamo al top, le meccaniche ricordano invece l’antico lustro della saga, e la quantità di contenuti è l’ulteriore prova dello zelo infuso in questa produzione Activision. Disponibile a €44,99, si tratta di un buon modo per rivivere il mood di uno dei simboli del videogioco di fine ’90-inizio 2000 – fermo restando il consiglio di recuperare gli inossidabili originali, per un’esperienza autentica e per fini conoscitivi.

Bentornato, Birdman.

Mi sono cimentato in trick virtuali in single player e online, sia in modalità portatile che sullo schermo di casa.
Pro: Un’icona dei videogiochi riproposta in un remake di ottima fattura.
Contro: Graficamente indietro rispetto ai tempi.
8,5

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