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Darksiders Genesis – La recensione tra genesi ed apocalisse

Game

… o di come amare un gioco sin dalla sua origine. In principio era la mia storia d’amore con i fumetti, in particolare con il fumetto americano, durante gli anni delle scuole medie e del […]

Nintendo Switch
darksiders genesis 1280x720
24 Febbraio 2020
Genere
Action-adventure isometrico
Lingua
Italiano (audio) / Italiano (testi)
Multiplayer
2 giocatori locale ed online

… o di come amare un gioco sin dalla sua origine.

Quello che ho provato scrivendo questa recensione.

In principio era la mia storia d’amore con i fumetti, in particolare con il fumetto americano, durante gli anni delle scuole medie e del liceo. Fu sulle pagine di X-Men che incontrai il tratto inconfondibile di Joe Madureira, uno stile unico, elaborato ed estremamente riconoscibile. Quando diversi anni dopo, in età universitaria incontrai il primo Darksiders e vidi nominato “Joe Mad!” tra i credits, non avevo dubbi su quale china avesse illustrato le concept art di quei personaggi così immediatamente riconoscibili e particolareggiati e da subito totalmente accattivanti, comunque sopra la media rispetto alle produzioni dell’epoca.

Darksiders si presentava come un hack ’n’ slash in terza persona con una complessità dei combattimenti degna di fratelli maggiori quali i vari Devil May Cry, Bayonetta, etc., ma l’azione e la complessità del gioco assumeva tratti mutuati da The Legend of Zelda nei puzzle ambientali, nelle varie side quest e nella ricerca dei collezionabili e persino negli scontri molto più ragionati con i boss.

Tra alberi delle abilità e ambientazioni memorabili, mi sono innamorato del ritmo e della profondità del primo Darksiders, perfettamente alternato tra le fasi di esplorazione e le fasi di pura furia omicida.

I cavalieri sarebbero quattro, vedete le ombre?

Il secondo capitolo ha avuto il pregio di aggiungere la meccanica del “looting” alla Diablo (che belli questi stivali, ma ho appena trovato questi che sono migliori…) e poi è arrivato il terzo, che ha presentato il primo ed unico cavaliere dell’apocalisse femminile, Furia, ma che ha dovuto fare i conti con un budget risicato e l’assenza di Joe Mad!, che nel frattempo ha messo su Airship Syndicate ed ha compiuto le prove tecniche per Darksiders Genesis, creando quella hidden gem che risponde al nome di Battle Chasers: Nightwar (presente nella libreria Nintendo Switch assieme alle versioni rimasterizzate dei primi due capitoli della saga dei Cavalieri dell’Apocalisse).

Dove si colloca dunque Darksiders Genesis rispetto ai predecessori? E’ esattamente un Darksiders o aggiunge/toglie qualche ingrediente alla formula? Ma soprattutto, Joe Mad! è tornato?

La buona notizia è che dopo le scarse fortune del terzo capitolo, è di nuovo Madureira con Airship Syndicate ad occuparsi della serie. Si è deciso quindi di chiamare questo capitolo Genesis, in quanto tratta di eventi antecedenti al primo Darksiders (a livello di plot è quindi ottimo per chi è a digiuno degli altri capitoli della serie), ma sostituisce la terza persona libera a una visuale isometrica che ricorda il famoso capolavoro di Blizzard. In quanto progenie di demoni ed angeli, i cavalieri dell’Apocalisse sono Nephilim che hanno giurato fedeltà all’Arso Consiglio, un’entità che ha il compito di mantenere l’equilibrio tra le forze dell’inferno e del paradiso. Insieme a Joe Mad! torna il cavaliere Guerra (protagonista del primo Darksiders) e il suo spadone pronto a piovere sui nemici: ma la novità più interessante è che potete alternargli l’apocalittico fratello, Conflitto, agile, preciso e munito di pistole.

Taz…taz..taz..ehm Guerra!

La prima novità di gameplay è quindi la possibilità di approcciare i combattimenti con due stili totalmente differenti legati al cavaliere che andremo a controllare: se Guerra si getterà nella mischia e vorticherà il suo spadone come un diavolo tazmaniano, fungendo anche da tank grazie alle parate che può effettuare sempre con la spada, Conflitto invece prediligerà attacchi a distanza e i modificatori dei suoi proiettili vi regaleranno vari volumi di fuoco, dagli spari caricati a veri e propri raggi che consumeranno i demoni (vi sembrerà di essere improvvisamente passati a un twin-stick shooter). In single player potrete dunque variare il vostro approccio con la semplice pressione di una combinazione di tasti, permettendo inoltre al cavaliere “in panchina” di recuperare punti vita. Questa dualità ha come conseguenza una delle grandi novità introdotte da Darksiders Genesis: il multiplayer cooperativo in locale o on-line; se, in quest’ultimo caso, la necessità di attendere la sincronizzazione ed il matchmaking di un compagno presso alcuni punti di spawn non dona un’esperienza rapida e diretta come sarebbe lecito aspettarsi, la cooperativa spalla a spalla sul divano in locale è un plus non indifferente rispetto alle precedenti incarnazioni.

I due personaggi sono ottimamente caratterizzati e doppiati a regola d’arte anche in italiano e contribuiscono a svelare la storia, non particolarmente rivelatoria, attraverso continui botta e risposta ironici e caricaturali. Un graditissimo ritorno è Vulgrim, il mercante che con il solo tono del doppiaggio vi farà capire di avere sempre il coltello dalla parte del manico. Da lui potrete comprare i materiali, i vari oggetti che aumenteranno le vostre barre della vita e dell’ira (la rabbia che vi serve per scatenare attacchi a suon di abilità speciali). L’acquisto di nuove e spettacolari combo invece sarà possibile grazie alla nuova venditrice Dis. Non c’è niente che le anime lasciate indietro dai vostri nemici non possano comprare.

Un albero dell’abilità condiviso per una varietà esponenziale.

Quindi c’è un albero delle abilità? Si, ed è duttile e malleabile. Uccidendo ogni tipo di demone vomitato dall’Inferno potrete collezionare i “nuclei di creature” (novità assoluta per la serie) che una volta posizionati nell’albero andranno a conferire miriadi di benefici attivi e passivi alla vostra coppia apocalittica. Pensate che Conflitto potrà schivare al’ultimo momento per far sì che compaia un segugio infernale che attacchi il malcapitato di turno, mentre Guerra potrà scattare, lasciando dietro di sé una scia di lava che i nemici non vorranno calpestare. Il sistema inoltre permette di cumulare lo stesso tipo di nucleo di creatura fino a un certo numero per raggiungere percentuali maggiori di danno o di probabilità che si verifichi l’effetto passivo dello stesso.

Se a tutto questo aggiungiamo l’enorme quantità di combo d’attacco sbloccabili e il fatto che i nuclei di creature possono essere tolti e reinseriti per raggiungere percorsi ed abilità sempre diverse (senza dover pagare nessun costo per l’operazione) possiamo dire che siamo di fronte ad uno dei sistemi di combattimento più sfiziosi e rigiocabili che il genere può offrire. Ho già detto che potete anche cavalcare il vostro destriero infernale?

Differentemente poi da un hack ‘n’ slash puro, i cavalieri dell’apocalisse crescono dentro di sé un piccolo Link: come in The Legend of Zelda, infatti, anche in questa versione a telecamera fissa l’esplorazione e la risoluzione di puzzle ed enigmi ambientali o alcune sezioni di platforming ben congegnate (basate sui poteri che acquisirete durante l’avventura), permetteranno di sbloccare ulteriori oggetti, abilità e frammenti di potenziamenti vari, che rendono questa meccanica non fine a se stessa. Tutte le abilità vi torneranno molto utili anche contro i boss, mediamente più intelligenti e tematizzati rispetto ai mob di turno che invece potrete finire con alcune esecuzioni sempre più galvanizzanti. Molto spesso utilizzerete le esecuzioni per rigenerare la vostra salute (questo accade quando un mob subisce tali mosse) ricaricando nel frattempo le vostre abilità o i vostri colpi speciali, prima di abbattervi nuovamente sul boss principale.

Vedi anche tu la “A” che mi farà recuperare vita prima di ucciderti?

Eh beh, sì questo sarebbe Darksiders Genesis, anzi lo è…ma non su Nintendo Switch. Infatti, l’unica vera pecca del gioco è il livello generale di ottimizzazione sulla nostra portatile ibrida, che purtroppo pregiudica la votazione complessiva.

Solo conoscendo il gameplay della saga, sono riuscito a giudicare il libro spingendomi ben oltre la copertina: la prima impressione è stata scoraggiante, perché in docked si vede immediatamente quanto siamo lontani da una risoluzione e dalla qualità grafica generale che il gioco possiede sulle altre console e rispetto ad altri prodotti su Nintendo Switch più in generale. Airship Syndicate non si è resa la vita facile poi, ambientando il primo livello in una zona spoglia e particolarmente ampia, con una vasta profondità di campo che ha messo a nudo tutti gli abbassamenti di frame rate e la scarsa definizione del prodotto. Va detto che in docked, dopo qualche ora ci si abitua, e il prodotto migliora drasticamente quando si passa da spazi aperti come quello iniziale a spazi più contenuti come quelli dei livelli successivi.

Grazie ad anni di biliardo ho acceso quella fornace triangolando le mie lame

Per quanto riguarda invece la performance in handheld, purtroppo le cose vanno anche a peggiorare: l’isometria allarga il campo visivo rispetto ai vecchi Darksiders, riducendo le dimensioni dei personaggi e rendendo il tutto confusionario e impastato con la risoluzione dinamica a 720p. Il plus che avrebbe conferito la portabilità è quindi quasi annullato da una performance al limite della godibilità in handheld.

Visti i miracoli ottenuti recentemente con capolavori come The Witcher 3, preghiamo le forze del paradiso e dell’inferno perché pongano rimedio con una corposa patch, così da non rendere questo titolo un altro gioco “bello ma l’ho comprato su Playstation perché gira meglio”.

Un altro paio di difetti minori e anch’essi risolvibili, ma tutt’ora presenti, sono l’incomprensibilità della mappa, che invece di mostrare l’esatta posizione del nostro cavaliere si limita ad evidenziare tutta l’area limitrofa. Altra magagna è rappresentata dal fatto che l’isometria tende a nascondere i nemici ed il vostro personaggio (anziché mostrarlo in trasparenza) dietro agli ostacoli del level design, con conseguenti morti per caduta o per mancata individuazione di un nemico; l’impostazione isometrica, inoltre, non aiuta il platforming che in quanto spesso obliquo rispetto allo schermo, diventa difficile e impreciso.

Preferirei essere ubriaco, così procederei obliquo, nel modo giusto.

L’apocalisse ha il sapore del Purgatorio.

La fine di questa recensione inizia con la mia voglia di ritornare al principio, soprattutto sulla console ibrida di Nintendo: quanto vorrei che il gioco tornasse ad avere la telecamera libera, e permettesse, grazie ad un inquadratura più ravvicinata, di essere goduto anche su Nintendo Switch.

Darksiders Genesis è un gioco unico (e meriterebbe solo per questo la vostra attenzione) che si propone di unire all’ hack’n’slash, alcune meccaniche esplorative e puzzle ambientali (si, sto parlando a voi, fan del ragazzo con l’Ocarina), riuscendo a fare tutte queste cose più che bene e a non essere mai monotono, trovando il giusto equilibrio tra le sue molte anime. Questo capitolo in particolare ha svecchiato egregiamente la formula dei Darksiders originali con l’alternanza del doppio protagonista.

Purtroppo però queste decisioni di design implementate nella versione Nintendo Switch lo rendono menomato proprio dei suoi plus più caratteristici: la versione portatile è al limite del dignitoso ed in generale l’ottimizzazione non è delle migliori, cosa che fa tornare di attualità l’antico adagio “lo compro quando esce la patch” o “lo compro su un’altra console perché fortunatamente non ho solo Nintendo Switch”.

Vulgrim, perchè non ci vendi una patch?

Il mio consiglio è di giocarlo su un bel televisore, gettando il cuore oltre l’ostacolo e superando la prima zona, nell’attesa di un miracolo che riporti veramente l’equilibrio tra le parti infernali e paradisiache di questa versione e che non ci lasci in questo purgatorio, per quanto vario, profondo e in parte anche innovativo.

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10
7.8
Il ritorno di un fumettista fuoriclasse che dirige un titolo capace di unire l’azione all’esplorazione con profondità ed equilibrio e premiando sempre il giocatore. La formula degli originali risulta svecchiata grazie al doppio protagonista e alla cooperativa in locale.
Il ritorno di una grafica sub-par rispetto alle altre versioni esistenti, che quasi nega il plus della portabilità e che su Nintendo Switch fa risaltare i pochi reali difetti, a volte più della miriade di pregi, nell’attesa di una resurrezione tramite patch. Amen.

MODUS OPERANDI

Ho switchato tra spade e pistole dimenticandomi molto presto dell’handheld e sfruttando soprattutto il docked mode, per una quindicina di ore anche in co-op locale, grazie al codice fornito dallo sviluppatore.