Ni No Kuni Cover

Recensioni

Ni No Kuni: La minaccia della Strega Cinerea – La recensione di un capolavoro vecchio ma giovane

Scritto da

Pubblicato il
30 Settembre 2019
Ni No Kuni Switch Copertina
Genere
Gioco di ruolo giapponese
Lingua
Audio inglese e giapponese, testi in italiano
Multiplayer
Assente

Prendi un pizzico di Harry Potter, scioglilo nello Studio Ghibli e aggiungi un po’ di Pokémon

Un’animazione che scalda i motori del cuore.


Ci siamo. E’ proprio quel tipo di recensione…quello in cui sarò costretto a giudicare un gioco che, in fin dei conti è un classico del genere, e che per quanto sia un JRPG, nel 2013 ha vinto diversi premi su riviste blasonate che lo acclamavano come gioco di ruolo dell’anno.

Quella che andrò a recensire è la versione digitale di Ni No Kuni: La Minaccia della Strega Cinerea, che per i possessori di Nintendo Switch, purtroppo, non vede campeggiare al termine del titolo il participio “remastered” che invece chiosa la versione appena uscita per PS4 e PC. Quello che ho avuto modo di provare è quindi un port diretto della versione PS3 (uscita nel 2011 in Giappone), che grazie a Nintendo è fruibile anche in versione portatile. Il gioco originale è a sua volta un ampliamento del primo Ni No Kuni: Dominion of the Dark Djinn, creato per Nintendo DS nel 2010.

Vi rivelerò inoltre che il mio imprinting di Ni No Kuni l’ho avuto dalla versione Ps4 di Ni No Kuni 2, che avevo trovato carino, ma dannatamente facile.

Tranquilli…non è un Souls.

Il motivo principale dell’interesse suscitato da questo titolo, prima ancora della sua release, era dovuto alle immagini che giungevano dalla versione giapponese: queste mostravano l’unione quasi impossibile tra lo sviluppatore Level-5 e i capolavori d’animazione dello Studio Ghibli.

Per chi non conoscesse la casa di produzione fondata dai maestri Hayao Miyazaki e Isaho Takahata, stiamo parlando di quel collettivo che vinse il premio Oscar al miglior film d’animazione nel 2003 per il lungometraggio “La città incantata”, che ha influenzato e definito l’animazione giapponese con i suoi lavori apparentemente diretti ad un pubblico di giovanissimi, ma che sottendono messaggi potenti, a volte brutali, che tirano le orecchie ad un pubblico adulto, e che sono tra le opere più popolari nella storia del Sol Levante. 

Famosi per la cura dei loro disegni a mano e la volontà di proporre opere di difficile realizzazione tecnica, questi signori sono arrivati ad influenzare anche altri capisaldi dell’animazione, quali Neon Genesis Evangelion e Lupin: pensate che, su 21 film realizzati, 18 di essi hanno un indice di gradimento della critica specializzata di oltre l’80% su Rotten Tomatoes.

L’interesse generato dal prodotto era quindi palpabile. Sarà così anche nell’epoca del battle royale?

Mamma la sapeva lunga.

Nel capitolo che approda su Nintendo Switch, l’animazione vi accenderà un caminetto nel cuore. Raramente le scene iniziali di un gioco, mi hanno emozionato con questa qualità e avrei preferito che ve ne fossero di più anche durante il corso dell’avventura, sostituendo quelle realizzate con il motore di gioco. 

La storia inizia in una cittadina di fantasia, denominata Motorville, che è un po’ come immaginerei la Detroit dei cartoni animati. In questa città vive Oliver, il nostro avatar, che viene colpito da una enorme perdita: le lacrime versate da Oliver danno vita a Lucciconio, la fata che vi guiderà i un’avventura che abbraccia diverse dimensioni e che vi spiegherà l’esistenza di connessioni tra le persone di ogni dimensione…snocciolando informazioni in perfetto romanesco. 

L’adattamento dei dialoghi è ottimo e l’espediente del dialetto romano caratterizza perfettamente il Signore delle Fate, che in inglese avrebbe l’accento gallese e in giapponese parla il dialetto di Osaka (espediente già visto in altri capisaldi quali Final Fantasy IX). 

Una fata romanesca con uno strano piercing.

L’opera parla ai giocatori meno giovani, ai giovani e giovanissimi, questo anche per via dei dialoghi zuccherosi e della ripetizione di alcune figure linguistiche, come le onomatopee onnipresenti e le variazioni delle stesse a seconda del re-animale a cui vi state rivolgendo: nel caso di un gatto la semantica dei nomi sarà sempre basata sul “miao”, nel caso di una mucca sarà piena di “muuuuu” e così via (“Vostra Miaestà” e “Sua Bovinità” mi turberanno ancora per un bel pezzo). Questo alla lunga può provocare picchi glicemici quasi insostenibili in un pubblico non più adolescente, ma è perfettamente adattato dall’originale e si trova confortevolmente a casa su una console Nintendo.

Il gameplay di Ni No Kuni è quello del classico JRPG (lo era già nel 2011), con una commistione di meccaniche rielaborate dal libro mastro del genere. Ogni fase del gioco presenta l’arrivo in una nuova zona (città, paese, villaggio), l’assunzione di side-quest che vi permettono di livellare voi stessi e il vostro party, nonché di mettere le mani su alcuni oggetti che aumentano la qualità dell’esperienza. La struttura quest, mid-boss, quest successive, boss si ripete molto spesso, intervallata da qualche fase di backtracking. Tuttavia, per quanto il pacing del gameplay sia totalmente old school, fatto di grinding e di leveling, gli incontri con i nemici non sono casuali (anzi potrete imparare ad evitarli o attaccarli da dietro, per coglierli di sorpresa), otterrete piano piano mezzi di trasporto, la capacità di correre più velocemente sulla mappa del mondo e altre abilità che renderanno il tutto più digeribile. Per ottenere tutte le abilità base (compresa l’alchimia, cioè la possibilità di creare oggetti dagli ingredienti che troverete sparsi per il gioco) ho impiegato le prime dodici ore, su un gioco che mediamente, per i completasti può arrivare a contarne anche a toccare il centinaio di ore.

The Great Deku…ehm volevo dire… Duck Tree.

Tutte le vostre capacità magiche sono racchiuse in un meraviglioso grimorio pieno di illustrazioni a china, l’Abbecedabra. Questo sarà consultabile in ogni momento, anche quando vi troverete a risolvere i piccoli enigmi ambientali o puzzle che spezzano la monotonia del gameplay classico.

Ma perché giocare Ni No Kuni allora? 

Perché se il vostro cuore di allenatori Pokémon brama il collezionismo, gioirete quando saprete che in questo gioco potete catturare i “famigli”. I famigli sono creaturine che potremmo mandare in battaglia per combatter al nostro posto, si proprio come il miglior Ash Ketchum. Inizialmente ne possederete uno, ma a un certo punto della storia vi sarà data la possibilità di catturare ed allevare tutte le creaturine che popolano il mondo di gioco (ve ne sono circa 350 e alcuni possono evolvere dalla propria forma base in due forme avanzate ben diverse tra loro). Anche i membri umani del party che recluterete durante l’avventura avranno i loro famigli, che guideranno in battaglia autonomamente. 

Sarà inoltre possibile dar da mangiare ai famigli per farli crescere in alcune stat specifiche e per insegnar loro alcune abilità ed accudirli.

Dove l’ho già vista questa?

Il sistema di combattimento è quindi un ibrido tra un sistema a turni e un controllo in tempo reale. Vi sarà possibile impostare delle tattiche generali per far agire i membri del party secondo delle strategie definite, potrete ordinare ai vostri famigli di attaccare, ma potrete anche cancellare l’ordine in tempo reale, per difendervi. Una volta impartito l’ordine di attacco proseguirà per un tempo d’azione al termine del quale potrete cambiare l’azione impartita all’animaletto oppure decidere di esser voi a portare un attacco diretto al nemico, per esempio.

Per quanto questo sistema risulti inizialmente complesso e macchinoso (4 movimenti di menu per premere il tasto “difendi” non sono certo il massimo a volte) e l’IA dei membri del party spesso cambi le vostre singole decisioni (ma rimanga coerente con la strategia generale), il combattimento può diventare straordinariamente profondo (soprattuto rispetto al semplicissimo Ni No Kuni 2) e restituire l’esperienza di utilizzo delle creature da cui anche la serie main di Pokémon potrebbe forse prendere spunto, per ammodernare la formula.

Famigli, vi scelgo tutti!

Un’altra cosa degna di nota, che sprigiona tutto il sapore old school del titolo, è il fatto che i dungeon presentano la “nebbia di guerra” (la mappa si dipanerà dalla nebbia man mano che la attraversate) e non sono lineari, il che stimola a un minimo di pianificazione (non ci troviamo insomma di fronte ai tunnel di altri RPG moderni). Dopo una dozzina di ore il mondo di gioco si aprirà ulteriormente mettendo a vostra disposizione la navigazione tra continenti, con tutte le sue quest relative.

Inoltre il gioco ha un post-game che vi permetterà di terminare tutte le side quest ancora irrisolte e di catturare tutti i famigli e craftare gli oggetti più rari, anche se ciò non si traduce in un’esperienza sufficientemente premiante al netto del tempo che richiede.

Perché quella faccia triste, caro puzzle ambientale?

A livello tecnico il port dalla versione PS3 è ottimo, con una grafica che scorre a 30 fps costanti, senza sbavature. La conversione è fa ancora più effetto in portatile, dove inevitabilmente si notano meno i poligoni e i pixel, dando un senso di nitidezza maggiore. Personalmente ho riscontrato un paio di crash (che sembrano affliggere le versioni digitali), uno dopo il primo combattimento del gioco e uno in fase avanzata, ma per quanto ci è dato sapere Level 5 è già a lavoro su delle patch, e fortunatamente la possibilità di salvare spesso mi ha sempre permesso di recuperare velocemente da questi intoppi. 

Le musiche sono eseguite dalla Tokyo Philarmonic Orchestra e sono curate da Joe Hisaishi, che ha lavorato alla gran parte dei progetti dello Studio Ghibli, e che replicano perfettamente l’atmosfera dei lungometraggi di questa casa produttrice.

Ricordatevi di annaffiare sempre il vostro casco di banane.

In definitiva, questo è sicuramente il Ni No Kuni che dovete giocare, se avete sempre voluto provarne uno. Il coinvolgimento di studio Ghibli in quest’opera è ciò che, in ultimo, la differenzia dal secondo capitolo uscito per PS4 due anni fa, e le cutscene valgono da sole il prezzo del biglietto. Questa sua caratteristica lo rende unico anche rispetto al genere dei JRPG più in generale. 

Diversamente dai lungometraggi dello Studio Ghibli,  nel dualismo tra una presentazione che parla al bambino in ognuno di noi e la maturità dei temi e dei conflitti sottesi alle altre opere dello Studio, il titolo è fortemente sbilanciato verso il primo aspetto. Ciò, a mio parere, non lo eleva allo status di capolavoro universale.

Avrete tra le mani comunque un JRPG unico nel suo genere, in più sarà anche portatile e la meccanica dei combattimenti, limati i difetti dell’IA, potrebbe fare scuola anche ai cari vecchi Pokémon

Se siete dei guerrieri old school con l’animo bambino potreste avere tra le mani un capolavoro e con la vostra “magia” potreste aggiungere qualche punto percentuale al mio voto da redattore cinereo.

Senza offesa, ma quello scarabocchio recita…”Scemo chi legge”.


8.8
Un porting ottimo di un jrpg unico nel suo genere, con una meccanica di combattimento profonda e tanto da insegnare, anche portatile.
Il lato maturo è fortemente diluito rispetto alle opere dello Studio Ghibli. L’IA dei comprimari a volte lascia a desiderare. La struttura delle quest e dell’incedere risulta spesso ripetitiva.

MODUS OPERANDI

Ho giocato la campagna e rubato tempo alla noiosa vita per catturare qualche famiglio in più e per godermi le sidequest, grazie al codice gentilmente offerto per la recensione. Per completare tutto forse avrei dovuto scomparire per un centinaio di ore totali.

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