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Dragon Quest XI S: Echi di un’Era Perduta – Recensione Definitiva

Scritto da

Pubblicato il
26 Settembre 2019
Genere
Gioco di ruolo giapponese
Lingua
Audio inglese o giapponese, testi in italiano
Multiplayer
No

Square-Enix sa come farsi perdonare

Quanto l’abbiamo desiderato.
Uscito in Giappone nel luglio del 2017 per Playstaton 4 e Nintendo 3DS, l’undicesimo capitolo della leggendaria saga Enix (e poi Square-Enix) è approdato in occidente solamente per l’ammiraglia Sony un anno e tre mesi dopo. La versione per 3DS, che vantava uno stile grafico differente e la possibilità di giocare sia in 3D che in due dimensioni in stile 8-bit, con somma tristezza non uscì mai dal Giappone. La versione per Nintendo Switch venne annunciata quasi subito ma prima di vederla con i nostri occhi abbiamo dovuto attendere mesi dalla sua uscita. Mesi di dubbi, preoccupazioni, perplessità.
Finalmente, la spasmodica attesa è giunta al termine e senza girarci intorno, Dragon Quest XI S – Echi di un’Era Perduta è un capolavoro.
Lo era un anno fa, lo è oggi, più che mai nella sua edizione definitiva.

Siamo nel mondo di Erdrea.
In un regno senza nome nasce un principe, erede al trono.
I sovrani sono molto amati e la sua nascita attira in città strane creature erranti, incuriosite dal piccolo, mentre tutto il regno è in festa.
Una notte, una forza misteriosa assalta il castello per cercare di uccidere il principe; la regina riesce a fuggire sacrificando se stessa per salvare il neonato e la sua sorellina. Nella pioggia, i due cadono in un fiume e il piccolo viene trascinato via dalla corrente.

Passano diversi anni, il nostro eroe non ha idea delle sue origini e vive la sua vita tranquillamente in un piccolo villaggio di montagna, Roccapietra.
Le tradizioni cittadine impongono una prova per raggiungere la maggiore età, scalare la montagna sacra che veglia su Roccapietra e per Eleven (questo il nome ufficiale del protagonista, liberamente cambiabile a inizio avventura) e Gemma, amica d’infanzia del ragazzo, è giunto il momento. Dopo un’ardua scalata i due arrivano in cima, vengono attaccati da un uccello gigante e con Gemma in pericolo, Eleven risveglia i suoi poteri: il simbolo sulla sua mano si illumina e un fulmine discende dal cielo, abbattendo il mostro.
Eleven è il Lucente, la reincarnazione dell’eroe scelto da Yggdrasil, l’albero del mondo, per salvare le terre di Erdrea dalle mani del Signore Oscuro. Così, comincia l’epica avventura di Dragon Quest XI S: Echi di un’Era Perduta.

31 anni dopo, gli 8-bit sono ancora una meraviglia

Dal primo capitolo di Dragon Quest all’undicesimo sono trascorsi ben 31 anni. Tre decadi in cui la saga non ha mai dimenticato le sue origini e non ha mai avuto stravolgimenti eccessivi.
Dragon Quest rappresenta l’opera fantasy videoludica per eccellenza, la saga di jrpg più pura e costante a livello qualitativo, la più longeva. Undici titoli bellissimi, caratterizzati da lunghi intervalli tra l’uno e l’altro, anni necessari a scrivere una storia solida e a creare un mondo mescolando le caratteristiche tipiche della saga rimanendo fedeli alla propria identità.

Dragon Quest XI S: Echi di un’Era Perduta è un titolo universale, meravigliosamente immediato e semplice da giocare, perfetto per chi non ama particolarmente il genere. Sin da subito siamo immersi in una fiaba dall’incipit classico ma pronta a sorprendere e a spiazzare il giocatore con eventi che coinvolgono sempre di più.
Yuji Hoori, creatore della saga, ha superato se stesso, creando un titolo che è l’evoluzione perfetta della serie e ne rappresenta il miglior esponente, elevandosi sopra agli altri capitoli per qualità e quantità.

Qualità, quantità. E anche bellezza, e amore. In una sola parola, Jade.

Il team creativo di Dragon Quest XI è composto dalla trinità sacra da sempre al timone della saga. oltre a Hoori alla regia, abbiamo Akira Toriyama al character design e Koichi Sugiyama alla colonna sonora.
Per la prima volta un capitolo main della saga è stato costruito utilizzando l’Unreal Engine 4 e il risultato è visivamente splendido.
Il mondo di Erdrea incanta e fa innamorare fin dall’inizio. Ci troviamo catapultati nei suoi meravigliosi colori, scorci e paesaggi, ammirando un mondo che cambia radicalmente tra giorno e notte, con un meteo in tempo reale.

Ogni città ha uno stile architettonico unico, adattato all’ambiente naturale che la circonda, ogni popolazione parla un proprio dialetto, con influenze italiane, francesi, spagnole o con cadenza ritmata o poetica.
Ad esempio, Gondolia è una meravigliosa trasposizione fantasy di Venezia, i cittadini fanno abbondante uso di terminologia italiana per esprimere i termini più difficili, l’ambiente è diviso in livelli raggiungibili attraversando ponti e i canali della laguna tagliano in due la città, con gondole in attesa di essere utilizzate.

Gondolia è semplicemente bellissima, un tributo a Venezia

La mano di Akira Toriyama è immediatamente riconoscibile, il papà di Dragon Ball ha disegnato i protagonisti della saga sin dagli albori, caratterizzandoli di capitolo in capitolo. Ogni eroe è caratterizzato nell’estetica e nello stile di combattimento in modo analogo al suo carattere, e il legame con loro si instaura quasi immediatamente.
Erik è il primo comprimario di Eleven, caratterizzato da ispidi capelli azzurri e uno sguardo sbruffone e faremo la sua conoscenza in cella. La sua classe iniziale è il ladro, combatte in modo sfrontato utilizzando un pugnale ed è vestito in modo da dare nell’occhio il meno possibile.

Presto entreranno nelle nostre file anche Serena e Veronica, le prime ad apparire nello splendido filmato d’apertura del titolo. Serena è un’affascinante chierica, caratterizzata da biondi capelli lunghi, un carattere mite e gentile, Veronica è la sua sorellina, aggressiva e dotata di un eccezionale talento nell’uso della magia nera. A dispetto della giovane età, non si fa nessun problema a confrontarsi con individui molto più grandi e cattivi, cacciandosi spesso nei guai.
Altri eroi seguiranno Eleven nella sua impresa e proprio il protagonista, risulta il meno caratterizzato del gruppo. Dall’aspetto quasi anonimo, troppo simile a Trunks di Dragon Ball, rappresenta l’avatar del giocatore, non parla e comunica poche volte le sue emozioni, almeno nelle fasi iniziali del gioco.

Serena in versione Super Saiyan B.. Pimpante!

Il lavoro di adattamento svolto è simile a quanto visto nei precedenti capitoli, con dialetti e cadenze che variano di città in città ma la presenza massiccia del doppiaggio porta in alcuni casi a uno strano contrasto tra audio e testi. Porto Trinacrio ad esempio è una città di pescatori, situata sulla costa. Il doppiaggio inglese dei cittadini è pulito, privo di slang o cadenze particolari e presenta nomi propri e riferimenti alla cultura hawaiana. I sottotitoli italiani, oltre a cambiare totalmente i nomi, la presentano come una cittadina abitata da siciliani, con un fortissimo dialetto, anche poco comprensibile in alcuni momenti.
Non si tratta comunque di un difetto del titolo, quanto di scelte di traduzione a volte poco comprensibili o infelici ma pur sempre soggettive.

La conversione di Dragon Quest XI su Nintendo Switch non è stata semplice e ha richiesto, per ammissione della stessa Square-Enix, la ricostruzione quasi totale del motore grafico, utilizzando una versione aggiornata, per adattarlo alle capacità della console.
Il lavoro è stato possibile ricorrendo a qualche piccolo compromesso, come una qualità minore nell’illuminazione dinamica e nelle gestione delle ombreggiature. In campo aperto, dettagli come fili d’erba, sassi o foglie sugli alberi distanti appaiono gradualmente man mano che ci avviciniamo, morbidamente, per abituarsi e non farci più caso bastano pochi minuti di gioco. Il frame-rate è stabile, con piccoli cali nelle città, non fastidiosi o costanti, principalmente durante la corsa.

Undi.. Eleven fa la conoscenza di una creatura particolare, probabilmente del Sottosopra

Le battaglie a turni sono sempre state uno dei marchi di fabbrica della saga e sono ovviamente presenti nell’undicesimo capitolo. Durante la lotta possiamo muovere liberamente gli eroi schierati, posizionandoli dove vogliamo attorno al nemico, evitando la staticità dei precedenti capitoli, con i protagonisti fermi ad attaccare. Tra le novità dell’edizione S è presente una maggiore interazione tra gli alleati in battaglia, con azioni frequenti come la difesa spontanea di un compagno ferito.

Durante la battaglia è possibile entrare casualmente, almeno all’inizio, nella “modalità pimpante“, esteticamente una trasformazione “ispirata” nel design e nello stile al Super Saiyan Blue di Dragon Ball, nella pratica l’evoluzione della “tensione” presente negli ultimi capitoli della saga.
Un alleato può diventare pimpante quando è in difficoltà, subendo attacchi particolarmente duri, utilizzando la magia o protraendo la battaglia per svariati turni. I parametri aumentano in base alla classe di appartenenza, la probabilità di sferrare colpi critici aumenta considerevolmente e diventano utilizzabili gli attacchi combinati, ognuno caratterizzato da uno spettacolare filmato e variabili in base agli alleati schierati.

I filmati degli attacchi combinati sono semplicemente spettacolari

Ritorna dai precedenti capitoli la griglia delle abilità, una tabella per rendere più forti progressivamente i propri eroi, aumentando i parametri e apprendendo nuove tecniche utilizzando i punti abilità, ottenibili a ogni aumento di livello. Ogni alleato può utilizzare almeno due tipi di arma diversa, ognuna corrispondente a una classe, oltre a possedere numerose abilità esclusive.
I punti spesi possono essere redistribuiti in qualsiasi momento visitando una chiesa o una statua della Dea, così da poter essere correggere eventuali errori e cambiare classe, ricostruendo da zero l’eroe scelto. La flessibilità nelle classi e nelle armi consente di poter utilizzare team molto variegati e di provare differenti strategie di gioco e combinazioni tra i protagonisti.

Al nostro fianco nell’avventura abbiamo sempre la Forgia da Viaggio, un attrezzo indispensabile che permette di forgiare armi, armature ed equipaggiamenti, utilizzabile in qualsiasi momento dell’avventura.
Il caro vecchio Pentolone Alchemico è andato in pensione, lasciandoci un erede decisamente più pratico, che spesso permette di risparmiare parecchie monete d’oro per migliorare il proprio equipaggiamento.
Lungo tutta Erdrea sono sparse le ricette per costruire gli equipaggiamenti, una volta appresa una è possibile utilizzarla per forgiare, al semplice costo dei materiali richiesti.
La forgiatura consiste in un mini-gioco in cui bisogna battere sullo stampo ogni parte dell’oggetto da forgiare, provando ad arrivare alla soglia di battitura richiesta senza superarla. Più l’equipaggiamento è raro e potente e maggiore sarà l’abilità nella forgiatura richiesta, con la possibilità di ritentare in caso di scarsa riuscita.

Le possibilità per creare il guerriero definitivo sono tantissime

I nemici sono sempre presenti sulla mappa, sta a noi scegliere se combatterli o se decidere di evitarli. Alcuni di loro hanno un aspetto differente, appaiono brillanti e dopo essere stati sconfitti possono essere utilizzati come cavalcatura, rendendo più veloce l’esplorazione e permettendo di accedere ad aree esclusive. La possibilità di muoversi rapidamente è in ogni caso sempre garantita, potendo chiamare in ogni momento un fedele cavallo, pronto ad aiutarci.

L’Edizione Definitiva permette di scegliere tra il doppiaggio inglese e giapponese e presenta un numero decisamente ampliato di dialoghi, oltre a proporre gli splendidi temi composti da Koichi Sugiyama in versione orchestrata,
La colonna sonora di Dragon Quest è tra le più iconiche dell’intero panorama videoludico, il tema principale, solenne e trionfale, è presente nell’avventura in modo molto frequente, ma come poche altre, riesce a trasmettere un senso di epicità e di avventura in divenire.

E niente, lui da solo vale l’acquisto

Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta S è la perfetta combinazione della versione PS4 con quella per Nintendo 3DS. Visitando una chiesa, è possibile in ogni momento passare alla modalità di visualizzazione in 2D, a 8-bit.
Lo switch non è immediato, richiede di salvare il gioco, preferibilmente in un file differente, e di selezionare un capitolo della storia da ripercorrere in due dimensioni. Tecnicamente il lavoro svolto è estremamente curato, i dungeon e le mappe, causa bidimensionalità, sono spesso radicalmente diversi e l’esperienza di gioco risulta fresca e nuova.

Giocare in due dimensioni significa però anche rinunciare all’espressività sui volti dei protagonisti, alla superba regia delle cinematiche e alla gamma di emozioni che trasmettono.
Una modalità più fredda e classica che permette di riscoprire le origini della saga e di tornare a giocare come trent’anni fa. Ma c’è molto altro da scoprire, perché Dragon Quest XI è un grandissimo omaggio a tutta la storia della saga, pieno di sorprese che toccheranno il cuore e i sentimenti dei fan che hanno giocato i precedenti capitoli su NES, SNES, Nintendo DS e Nintendo 3DS.

Peter Capald… Eleven legge libri che ci insegnano come affrontare la vita

L’Edizione definitiva di Echi di un’Era Perduta è molto più che un porting del titolo per la piccola portatile Nintendo.
Il lavoro di riscrittura e bilanciamento ha interessato molti aspetti del titolo originale, restituendo un’esperienza più appagante, oltre ad offrire un numero maggiore di contenuti, una storia espansa e piccole modifiche apportate ascoltando il feedback dei giocatori.
Per essere completata al 100%, l’avventura richiede oltre cento ore di gioco, una progressiva sfida costante che non diventa mai frustrante ma invoglia il giocatore a migliorarsi costantemente, spronandolo e premiandolo.

La ricerca della strada per arrivare a Yggdrasil, l’albero sacro, porterà gli eroi attraverso deserti, foreste, montagne innevate e li spingerà a visitare ogni angolo di Erdrea, spesso braccati da nemici che vogliono mettere fine all’esistenza del Lucente, considerato una minaccia da molti. E durante il viaggio, più di una volta le emozioni prenderanno il sopravvento, minando le certezze che pensavamo di avere.

I panorami e le città sono mozzafiato, e anche C16 è in buona salute

Nel panorama videoludico moderno, Dragon Quest XI rappresenta una boccata d’aria fresca, la certezza che prima di tutto, per scrivere una fiaba sono necessarie idee solide e vincenti, servono immaginazione e coraggio, serve il talento per narrare una storia lunga senza annoiare mai.
L’epica avventura nel mondo di Erdrea è un’esperienza travolgente, un salto in un mondo fantastico che non ti lascia andare prima di averlo completato e una volta arrivati alla fine, salutare Eleven, Erik, Veronica, Serena, Jade e tutti gli altri è davvero difficile, tante sono le emozioni vissute assieme a loro.
Nel panorama videoludico moderno, Dragon Quest XI: Echi di un’Era Perduta – Edizione Definitiva rappresenta il picco di una saga trentennale unica, gloriosa, e un titolo semplicemente irrinunciabile.

9,5
Un capolavoro di gameplay e sceneggiatura, moderno e fedele alle sue origini, longevo e coinvolgente dall'inizio alla fine
Non esiste un'edizione da collezione per Nintendo Switch, localizzazione italiana che non piacerà a tutti

MODUS OPERANDI

Ho ripercorso il viaggio a Erdrea una seconda volta, cercando di stare attento alle numerose aggiunte e al gameplay ribilanciato. Ed è stato un viaggio ancora una volta magnifico.

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