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Doom Trilogy, l’analisi tecnica di Digital Foundry

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Pubblicato il
01 Agosto 2019

Digital Foundry ha messo le mani sulle versioni ripubblicate dei primi tre Doom

Puntuale come un treno in Giappone, o come un orologio svizzero, Digital Foundry ha allungato le sue preziose lenti d’ingrandimento sulle ripubblicazioni dei primi tre Doom sulle console attuali.

Volendo tralasciare le versioni concorrenti, possiamo parlare approfonditamente delle tre conversioni su Nintendo Switch. I primi due Doom, tra i tre del lotto, sono quelli che soffrono in generale di più di una cattiva manovra di porting.

E non parliamo solo di pixel irregolari, aspect ratio fuori forma e un’illuminazione eccessivamente luminosa. Parliamo anche di problemi di framerate, nonchè problemi nella riproduzione della musica durante l’aventura. Insomma, un disastro totale da parte di Nerve Software, la quale si è occupata della conversione di questi due titoli su tutte le piattaforme.

La situazione migliora nettamente spostandoci su Doom 3, porting effettuato dai talentuosi Panic Button. Il titolo gode infatti di una risoluzione pari a 1080p in docked e 720p in portatile, targettando i 60 fps nella maggior parte delle scene di gameplay. Purtroppo, nelle zone maggiormente dense di nemici ed effetti a schermo, il framerate tende a perdere qualche punto. Problema che però si può eliminare riducendo il FOV e rimuovendo l’ombra della torcia dalle impostazioni del gioco. In modalità portatile, invece, il gioco riesce a garantire i suoi 60 fps costanti.

Insomma, giocare a Doom è una goduria anche su Nintendo Switch, ma è pur vero che i primi due titoli hanno ricevuto un livello d’attenzione nettamente inferiore rispetto al lavoro svolto dai Panic Button.

Fonte: YouTube,
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