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Recensioni

God Eater 3 – Aragami, libertà e recensione

Scritto da

Pubblicato il
29 Luglio 2019
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Genere
Avventura, Azione
Lingua
Testi a schermo in italiano. Doppiaggio in inglese e giapponese.
Multiplayer
Fino a 8 giocatori
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Essere un God Eater è meglio di essere un cacciatore

Parliamo di hunting game e il pensiero non può che andare direttamente al capostipite del genere, Monster Hunter. Sono sempre stato affascinato dalla formula di gioco, preparare il mio arsenale al meglio, potenziare il mio personaggio per affrontare bestioni enormi, magari aiutato da miei amici con il gioco online ma nulla, il gameplay lento e legnoso – almeno per i miei gusti – della serie Capcom proprio non riesco a farmelo piacere. In mio aiuto però arriva God Eater 3 che, con la sua trama, i suoi personaggi ma soprattutto il suo gameplay action, è riuscito a conquistare anche me.

God Eater 3 non è altro che la risposta di Bandai Namco a Monster Hunter, anche se parlare di copia sarebbe sbagliato. Nata su PSP, la serie ha infatti sempre puntato molto sulla trama (tanto da ispirarne un anime dedicato), cosa che l’ha ben differenziato dalla serie Capcom, sebbene ne condivida lo scheletro del gameplay.

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Posa plastica e si va a spaccare qualche Aragami

In questo titolo, seppur l’aspetto anime e il genere possano far pensare diversamente, la trama tocca tematiche molto serie come l’importanza della libertà, cosa per cui i nostri protagonisti lotteranno sin dall’inizio. I God Eater sono delle persone speciali che possono impugnare i God Arc, delle armi capaci di sconfiggere gli Aragami che ormai depredano un mondo post apocalittico che mette ogni giorno in pericolo la vita degli esseri umani. Partendo proprio come prigionieri, sarà nostro compito lottare per la libertà – non solo nostra – e affrontare una miriade di missioni primarie, secondarie e alternative per potenziarsi sempre più e affrontando bestie pericolose.

Una trama matura che si porta a compimento con circa 30 ore di gioco, che va però a scontrarsi con un character design troppo stereotipato, dalle forme femminili molto pronunciate fino ai tipici ragazzi ribelli, il capobanda, la ragazza misteriosa e così via. E poi c’è il protagonista, se così vogliamo chiamarlo. Una delle cose che più ho odiato, probabilmente l’unica, in Xenoblade Chronicles X è stato il personaggio customizzabile, muto, senza un’anima, senza carattere, che partecipa alle conversazioni in cui ognuno dice la propria con dei sorrisi o con degli arricciamenti di sopracciglia; bene, abbiamo lo stesso in God Eater 3.

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C’è una grande varietà di armi, e questa sicuramente fa molto male.

Le opzioni di personalizzazioni sono discrete e alla fine avremo un personaggio che ben si adatterà al contesto del gioco, ma ciò che ce lo farà apprezzare maggiormente è quello che è in grado di fare in combattimento, con abilità fuori dal comune. La struttura portatile del gioco si vede, ma per una console come Nintendo Switch non è un gran problema: le missioni da affrontare, tranne sporadici casi, saranno tutte brevi e dalla durata di qualche manciata di minuti, cosa che potrebbe rendere frustante una lunga sessione di gioco ma che ben si sposa per una partita veloce, magari proprio in mobilità. Fortunatamente l’ottimizzazione da parte di Bandai Namco è stata adeguata e i tempi di caricamento, a differenza di altri pigri porting, non si fanno per nulla sentire, veloci tra una missione e l’altra e assenti nei cambi di menu.

Ciò è sicuramente una manna dal cielo visto che molto tempo lo si passa proprio a navigare tra i menu, tra preparazione di oggetti utili in battaglia, forgiatura di armi e scudi, creazione di abilità e consultazione di bestiario e spiegazioni su vari aspetti del gioco.

La varietà di armi e abilità che God Eater 3 mette a disposizione del giocatore è davvero elevatissima: otto tipi di armi da mischia, cinque a distanza e tre tipi di scudi, ognuno di essi personalizzabili con decine di abilità a loro volta migliorabili e potenziabili, che andranno a rendere il nostro God Eater unico e sempre più potente. Tutto ciò non solo rende il gameplay più spettacolare con effetti speciali a schermo che danno un senso di potenza e agilità senza eguali, ma permette anche di affrontare missioni secondarie magari lasciate in disparte poiché a loro tempo non eravamo ancora all’altezza del bestione da affrontare.

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Fa paura, ma le battaglie contro Aragami del genere sono davvero emozionanti.

Una volta scesi sul campo, da soli o con i nostri compagni di squadra, inizia il gioco vero e proprio. Gli scenari in cui andiamo a cacciare hanno sempre un aspetto degradante vista la trama e di certo l’origine portatile della serie si fa sentire: l’impatto visivo generale non è dei migliori, con ambienti spogli e alcune texture a bassa risoluzione, ma nel caos dei combattimenti – accompagnati dagli effetti speciale di cui prima – ci si farà poco caso e si penserà più alla magnificenza degli Aragami e all’ottima fluidità più che ad una mole poligonale non proprio “next gen”.

Durante la caccia ci si può muovere liberamente per lo scenario, raccogliendo materiali e sconfiggendo i vari mostri, ognuno con le proprie resistenze e debolezze, con i propri pattern d’attacco che è bene imparare per potersi difendere al meglio e sprecare il meno possibile stamina e salute. Trovare il giusto compromesso tra attacchi melee e a distanza è d’importanza vitale, visto che alcune tecniche speciali possono essere attivate proprio sfruttando l’una o l’altra modalità di lotta. Questo porta a poter scatenare il vero potenziale del nostro God Eater con attacchi di squadra che possono mettere in difficoltà anche il più potente degli Aragami, ma il tutto deve essere ben pianificato con strumenti adeguati al tipo di missione, con armi e scudi potenziati da abilità che rendano il nostro protagonista (ma anche i compagni) adattabile ad ogni situazione.

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Personaggi un po’ (troppo) stereotipati, ma a noi va benissimo così.

Come detto all’inizio, chi sta scrivendo questa recensione è un giocatore che, perdonatemi, odia i Monster Hunter, nonostante ci abbia provato più volte nel corso degli anni. Ho trovato in God Eater 3 proprio ciò che ho sempre voluto: una trama appassionante, un gameplay veloce ma che non basa tutto sullo smashing button ma anche ad una attenta preparazione preliminare prima di buttarsi nella prossima missione. Bandai Namco ha saputo differenziarsi dal titolo Capcom pur mantenendone la struttura di hunting game, coinvolgendo il giocatore più con l’atmosfera – impreziosita da un’ottima colonna sonora e doppiaggio – che da un gameplay profondo e una grafica spaccamascella.

God Eater 3 è un gioco perfetto per Nintendo Switch che, con i suoi difetti derivanti da una natura prettamente portatile, riuscirà ad appassionarvi fino all’ultima missione, con decine di ore spese non solo sul campo, ma anche e soprattutto nella creazione e potenziamento dell’infinito arsenale. La lotta per la libertà è nelle vostre mani.

7.5
Trama avvincente. Perfetto per partite mordi e fuggi. Gameplay veloce e spettacolare.
Tecnicamente datato. Missioni brevi che rendono noiose lunghe sessioni di gioco.

MODUS OPERANDI

Ho portato a termine la storia principale, completando anche molte missioni secondarie, giocando soprattutto in modalità portatile.

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