Recensioni

Mortal Kombat 11 – Una recensione brutale

Scritto da

Pubblicato il
09 Maggio 2019
Genere
Picchiaduro
Lingua
Completamente in Italiano
Multiplayer
1-2 locale e online
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Un nuovo inizio

Ancora fatico a crederlo, sinceramente: parlare di Mortal Kombat 11, o in generale del franchise, su un sito come NintendOn è una svolta decisamente inattesa. Non che le avventure di Sub-Zero, Scorpion e Raiden non siano già in passato approdate sulle console della casa di Kyoto, ma alla fondazione di questo sito erano già parecchi gli anni in cui gli amanti di Zelda e Mario hanno goduto di librerie software “Fatality-free“, privati della serie più violenta di sempre da un ineluttabile (sì, va di moda usarla di recente) connubio tra limiti tecnici e di vendite.

Wii aveva la base installata ma non la potenza/architettura degna di ospitare un Mortal Kombat 9, che riportò in auge la serie nel 2011, mentre Wii U vide sfumare le possibilità garantite dai suoi (pochi) cavalli extra sotto il motore a causa di una penetrazione di mercato gravemente insoddisfacente.

Nel mentre Warner Bros Interactive proseguiva nel suo processo di riqualificazione di Mortal Kombat come fenomeno globale arrivando fino ad “oggi”, giorno in cui Mortal Kombat 11 arriva finalmente su Nintendo Switch grazie ad un hardware in grado di performare adeguatamente con gli UE di Epic e capace di diffondersi in modo capillare nel mondo.

Bentrovati. Questo è Mortal Kombat.

Non facile mettersi in pari per chi è rimasto indietro con la serie: MK9 introdusse l’idea di “reboot“, reinterpretando e modificando eventi dei primi 3 episodi in modo radicale, così da negare e bloccare su nascere il convulso e pacchiano processo narrativo che ci consegnò personaggi sempre più bizzarri e meno carismatici, facendo sfociare nel trash un contesto che comunque dalla sua aveva elementi “cool” anche agli occhi di giocatori più maturi.

Quello che è sufficiente sapere è che in questo capitolo si seguono gli eventi diretti di Mortal Kombat 9 e Mortal Kombat X, trovandoci quindi in un mondo in cui Raiden è in qualche modo fuori controllo e guida l’offensiva del regno mortale contro il regno dell’occulto guidato da Liu Kang e Kitana. Un pasticcio di proporzioni epiche che fatica a fornirci dei veri e propri eroi, se non ricercando tra le fila dell’esercito terrestre. Ma fin dai primi momenti in cui seguiamo i personaggi, è chiaro che qualcosa non andrà per il verso giusto.

Un Raiden così non siamo abituati a vederlo…

Ieri ed oggi: cosa è cambiato?

Senza addentrarsi inutilmente nella storia – anche per preservare un giusto diritto di scoprirla da soli – possiamo affermare come sia apprezzabile il percorso che ci ha finalmente condotto ad una narrazione totalmente nuova (mentre fino al titolo precedente si pescavano e alteravano eventi già visti), ricca di nuovi interpreti, nuove relazioni (su cui costruire il bagaglio emotivo da spendere nelle situazioni critiche) e nuovi nemici. Non avendo più la sensazione di dover essere necessariamente al corrente di accadimenti passati per cogliere tutto, ci si gode più facilmente narrazione, colpi di scena e risultati delle azioni di Kronika, potentissimo personaggio che si pone al di sopra di ogni dio anziano grazie alla sua capacità di influire sul tempo.

Questo però non vuol dire questa modalità a singolo giocatore funzioni in maniera egregia: sono molte le scorciatoie, diversi i passaggi a vuoto (e.g. tempo perso quasi in stile filler e/o eventi cruciali che perdono di valore proseguendo) e il tutto si regge in piedi principalmente grazie alla personalità dei character e al confronto tra e versioni presente/passato che in alcuni casi si trovano tra le fila di fazioni opposte.

Un viaggio godibile, seppur breve, che forse avrebbe meritato più spazio per offrire un più intrigante confronto generazionale, vera leva nella comunicazione pre lancio.

Non ti arrabbiare Liu Kang, arriverà il tuo momento!

Gli amanti delle esperienze classiche anni ’90 troveranno pane per i loro denti nelle Torri… Classiche, appunto, che nascondono le convenzionali modalità arcade in cui scoprire i finali dedicati ad ogni personaggio. Canonicamente la storia è quella vista nella trama principale, ma scoprire le varie sfaccettature caratteriali e i curiosi “what if” è un plus interessante, che muove anche verso la scoperta dei singoli moveset di ogni componente del roster.

In questo, Mortal Kombat 11 eccelle, in particolare alla luce di una modalità tutorial estremamente dettagliata e attenta al giocatore. Superarne le fasi iniziali consente di esercitarsi in allenamenti combo su misura per ogni kombattente, per arrivare preparati alle sfide più impegnative con i giusto bagaglio tecnico. Pur non trattandosi di una novità sconvolgente (anche altri titoli, come quelli di Acr System Works vantano ottimi esponenti in quel senso), si spera che sempre più sviluppatori seguano l’esempio.

Se non impari qui, è perché c’hai le dita a banana.

Trama e torri classiche sono però solo l’inizio di quella che è l’esperienza del giocatore singolo in Mortal Kombat 11, che trova la sua massima realizzazione nelle Torri del Tempo: qui i più “accaniti” giocatori troveranno pane per i loro denti grazie ad una serie di sfide di difficoltà variabile – e a tempo limitato – che rappresentano spesso l’unico modo per ottenere oggetti specifici, siano questi consumabili da usare in combattimento o skin ed equipaggiamenti.

Ciò che rende questa modalità a volte oltremodo impegnativa è la presenza dei modificatori, a disposizione del giocatore ma anche dell’avversario. Trattasi di buff, eventi esterni o addirittura personaggi extra che intervengono quando lo consente il relativo cooldown. Ciò permette di variare notevolmente la sfida posta al giocatore, che non si limita più solo alla semplice abilità nell’1vs1 ma anche alla programmazione di un set vincente in situazioni veramente toste. Al tempo stesso vengono posti dei muri superabili solo con grande impegno, farming e l’ottenimento dei giusti mezzi per contrastarli. Perché se una prova prevede una vittoria perfetta (senza danni), è impensabile ottenerla in uno stage pervaso da gas venefico o in cui vengono lanciati attacchi off-screen capaci di colpirti anche mentre esegui una proiezione.

Ogni tanto si riaffaccia il Cage da prendere a schiaffi.

Finalmente una produzione di valore

Mortal Kombat 11 dal punto di vista meramente ludico è un vero e proprio gioiello, grazie al suo sistema di combattimento semplice, veloce e ricco di personalità, costruito su un cast molto diversificato che nel tempo ha definito e modellato stilemi a tratti stereotipati ma ricchi di carisma – in questo l’evoluzione di Jhonny Cage è emblematica. Le combo sono cruciali, ma sopravvive una componente strategica basata sull’utilizzo di poche mosse al momento opportuno, quantomeno per avere la meglio sulle sfide intermedie. Le situazioni in cui appagamento e ilarità si intrecciano sono numerose, delineando i tratti di un picchiaduro unico nel suo genere.

Se proprio vogliamo cercare un punto debole, è da ritrovarsi nel sistema di progressione degli sbloccabili: gli appassionati ricorderanno la Kripta, luogo dove spendere i sudati risparmi per ottenere nuove fatality o elementi extra, che ritorna in questo titolo con una versione 3D esplorabile, utilizzando un avatar neutro che – di progresso in progresso – verrà dotato delle abilità di personaggi storici della serie per superare enigmi o raccogliere oggetti. Questa potenzialmente brillante scelta stilistica è minata dalla gestione degli unlock, legate a casse in cui spendere monete, punti anima e cuori. Sebbene i cuori (molto difficili da ottenere) aprano scrigni “numerati” e legati ai singoli personaggi, il resto dei collezionabili è da recuperare con le prime due valute, che aprono ceste il cui contenuto è generato casualmente. Se abbiniamo questo all’estrema difficoltà di alcune Torri del Tempo, è palese che il completamento del titolo o quantomeno l’ottenimento di tutti gli elementi legati al nostro personaggio preferito si rivela un esercizio di pazienza, dispendio di tempo e frustrazione. Il team di sviluppo è però in contatto con i giocatori e promette di approntare, nel tempo, le adeguate modifiche del caso.

Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate.

Rimanendo in ambito Nintendo Switch è da considerare come la produzione di Shiver Entertainment – che ha curato la conversione fianco a fianco con NetherRealm Studios – si attesti su livelli elevatissimi sia dal punto vista audiovisivo che del gameplay, issandosi senza troppa fatica al vertice del genere sulla piattaforma (sempre che non preferiate lo stile di Super Smash Bros. Ultimate) e imponendosi come metro di paragone per le future produzioni AAA che si dovessero affacciare sull’ibrida Nintendo. Ovvio, sono stati fatti sacrifici a livello tecnico, i quali risultano anche piuttosto evidenti in modalità storia: questo a causa dell’intensivo impegno di ogni elemento hardware che va a togliere risorse e impatta pesantemente sulla risoluzione adattiva. Quando affrontiamo le modalità più convenzionali come le Torri Classiche, Torri del Tempo o le sfide tradizionali tra amici, il titolo riesce ad esprimersi al suo meglio offrendo un spettacolo visivo decisamente soddisfacente anche in modalità portatile.

Funzionale l’online, frequentato più di quanto siamo abituati a pensare su Switch, anche se non sempre le prestazioni dell’infrastruttura reggono a dovere: ping elevati sono comuni, ma quantomeno i match si svolgono correttamente senza eccessivi intoppi. Questa incertezza nel gioco in remoto va ad aggiungersi alla serie di compromessi che delineano questa versione giocabile, funzionale e appagante (davvero, stiamo parlando di un giocone) ma distante dall’esperienza competitiva che viene ricercata dai superfan della serie.

L’eterna battaglia tra Scoprion e Sub-Zero!

Sorpresa, entusiasmo e grande compiacimento caratterizzano l’approdo di Mortal Kombat 11 sui lidi Nintendo. Il titolo – al netto dei suoi difetti legati alla progressione – è comunque tra i migliori esponenti del genere in assoluto e il picco assoluto se rimaniamo in ambito Nintendo Switch. Le incertezze tecniche o la community principale residente altrove non devono essere un deterrente all’acquisto: se i picchiaduro ci affascinano o preserviamo un ricordo positivo dei precedenti capitoli c’è ben poco da rimuginare.

Warner Bros ci propone un pacchetto completo, vario e dalla consistente rigiocabilità. Le sfide con la CPU, con gli amici e online si alternano con gli allenamenti e le sperimentazioni fatte comodamente sul divano o durante i lunghi viaggi, senza mai percepire questa come una versione castrata incapace di tenere il passo con quelle viste su altre piattaforme casalinghe.
Consigliatissimo anche come titolo simbolo di una maturazione consistente della libreria disponibile sulla piattaforma.

9.0
Gioco grandioso in praticamente ogni aspetto. Ideale ritorno su Nintendo per un franchise così importante.
Qualche compromesso grafico, progressione degli unlock tediosa.

MODUS OPERANDI

Affrontato il titolo nelle sue diverse modalità per varie ore, buttando l'occhio agli aggiornamenti di sviluppatori e community.

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