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Pokémon, uno studio rivela che i fan hanno una regione del cervello maggiormente attiva

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Pubblicato il
07 Maggio 2019

Pokémon e scienza uniti

Moltissimi di noi sono cresciuti negli anni ’90 con i giochi dei Pokémon per GameBoy, nello specifico Pokémon Rosso, Blu e Giallo. Probabilmente siete tra quelli che ricordate ad un primo sguardo, anche di sfuggita, il nome dei primi 151 Pokémon e questo non solo perché, effettivamente, inizialmente erano pochi, ma poiché crescendo il cervello ha sviluppato maggiormente una regione che permette di riconoscere e memorizzare forme animali.

Uno studio della Standford University ha infatti analizzato il cervello di ventidue adulti, la metà cresciuta giocando a Pokémon e l’altra metà no: alle persone venivano sottoposte le immagini della prima generazione per poi verificare come il cervello reagisse di conseguenza, e i risultati sono stati sorprendenti.

La regione del cervello chiamata circonvoluzione temporale inferiore reagiva infatti maggiormente alle immagini dei Pokémon rispetto al resto del cervello, ma solo nei giocatori esperti; negli altri adulti invece l’attività celebrare in quella regione veniva stimolata pochissimo. Ovviamente questa regione del cervello non è “esclusiva” dei Pokémon, ma reagisce a ciò che si fa per tanto tempo, in modo ripetuto, riconoscendolo quindi anche nel lungo periodo ad una prima occhiata.

Oltre a ciò questo studio ha confermato la teoria chiamata “bias di eccentricità”, ovvero che la posizione delle figure che osserviamo (visione centrale o periferica) suggerisce quale area del cervello viene coinvolta. Avendo il GameBoy uno schermo piccolo e quindi osservabile utilizzando solo la visione centrale, aver attivato nei fan dei Pokémon quasi esclusivamente quella regione del cervello ha quindi supportato la teoria di cui sopra.

Siete dei fan Pokémon? Sappiate quindi che la vostra circonvoluzione temporale inferiore, situata approssimativamente sopra l’orecchio destro, è più attiva rispetto a chi non ha mai giocato alla serie di Game Freak!

Fonte: News Stanford,
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