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Io che odiavo Final Fantasy X

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Pubblicato il
30 Aprile 2019

Chiacchierando con gli amici “di una certa età” e di interessi comuni è facile che io mi lasci scappare di essere un fan di Final Fantasy. Che poi questa definizione sia effettivamente calzante al sottoscritto, è tutt’altro discorso, in particolare perché appartengo a quella schiera di amatori dell’universo creato da Squaresoft che è approdata con colpevole ritardo sui lidi di exp, atb e chocobo. Quando? Con Final Fantasy VII ovviamente.

E non ho neanche troppe scusanti: fino ad allora, i JRPG non mi interessavano proprio per niente, in quanto non capivo che fascino potesse avere un titolo con gli omini minuscoli che si muovevano su mappe poco dettagliate. Abituato ai titoli da sala o ai classici Konami e Capcom, mi sembrava un passo indietro ingiustificabile.

***casuaoloooneeeee***

Già, casualone. Giocavo a Street Fighter II (forse l’equivalente di Fortinite di oggi?), International Superstar Soccer e soci, salvandomi la faccia con i vari capolavori Nintendo. Nulla però che possa giustificare la repulsione verso quei boss giganteschi e grotteschi che fronteggiavano omini con 2 frame di animazione. Meh…

Che stolto che ero. Ma non mi affascinavano certi giochi…

L’illuminazione arriva grazie ad un amico che deve rinunciare alle console causa servizio di leva e che mi presta – solo temporaneamente – la sua PlayStation. Con Suikoden 2. Fico, penso. Ancora non mi convince la “grafichetta”, ma è molto meglio di quanto mi aspettassi!

Inizio a pensare di essere pronto a fare il salto. La console sarebbe stata mia per qualche mese, sufficiente a immaginare di comprarmi un gioco a scelta, e caso vuole che Consolemania recensisca un certo FINAL FANTASY VII. Appioppandogli un sonoro 98/100.

Santi numi, di che meraviglia si tratterà? Ma è dello stesso genere di Suikoden… eppure questa serie me la ricordavo con la grafichetta, con gli omini pixellosi… qua ci sono moto, spade, filmati in computer grafica… incredibile.

Nei giorni successivi lo vedo sulla bacheca dei giochi usati. Lo compro, lo porto a casa e inizia la magia.

Ho ancora il gioco e le pagina della rivista…

Ma non è una storia a lieto fine: pochi giorni dopo il mio amico mi avvisa di come gli sia concesso di tenere la console alla naja e quindi me la richiede.

Io ero uscito da Midgar, avevo girato il continente… ed ero appena salito sulla Cargo Ship per attraversare l’oceano. Tutto sulla memory card del mio amico. Io non sapevo se avrei mai avuto la console, quindi non avevo pensato alla memory card pur avendo comprato un gioco. Si prende la PlayStation, mi lascia un Saturn con Dark Savior. Non male ma… non è la stessa cosa. Appena possibile, gli restituisco il tutto. Sono ferito.

Il tempo passa e io ho un gioco in mano, tanti ricordi e un save disperso nel nulla. La console poi, a Natale, arriva. Sì, Tekken 3 è una bomba, sì ISS98 è dio… ma c’è FFVII ragazzi. Lo aspettavo da tempo.

Metto una foto di Tifa, perché qui non dobbiamo parlare di FFVII…

Final Fantasy VII è l’inizio della storia d’amore con la serie. Passando poi per l’VIII con la sua evoluzione tecnica estrema e l’italiano, arrivando al IX che si presenta un po’ tardi in Europa ma esercita comunque il suo fascino fiabesco. Nel mentre però il sottoscritto, letteralmente fulminato dalla serie, passa le ore di informatica a scuola a cercare su internet i siti dedicati. E vede le prime immagini di Final Fantasy X.

Ragazzi, una roba fuori di testa, altro che i tempi dei pupazzetti come Cloud! Che grafica, che ambientazioni, che figata!

Hype a mille per quello che sembra essere un vero passo avanti tecnologico e concettuale per il genere: non resta che aspettarne l’uscita, soffrendo perché sicuramente di gran lunga posticipata rispetto agli states.

E infatti passano ben 5 mesi. Cosa che però si traduce in una release vicinissima al mio compleanno!

E ANDIAMOOOOOO!

Mi tuffo alla grande, come un bimbo davanti al banco dei giocattoli nella fiera di paese. Brucio i turni di riposo del mio lavoro di allora (Burger King… ah, quanto erano buoni i panini!) per riempire ogni istante libero. Avevo abbinato all’acquisto del gioco anche quello della guida, che consumavo sul treno – in pratica mi ero autospoilerato il gioco.

Fatto sta che questo entusiasmo però si scontra con la realtà di un titolo estremamente affascinante, ma distante dai suoi predecessori:

“Perché il sistema di combattimento a turni e non con ATB?”

“Perché è così lineare?”

“Perché mi muovo sulla mappa tramite menù?”

“Perché i templi sono così inutilmente contorti?”

“Perché le armi finali sono bloccate dietro minigiochi orribili?”

Che gioco insopportabile, vero?

Ma soprattutto… “Perché salgo di livello completando una mappa di palline inserendoci sfere che cadono dai mostri morti?”.

Non ce la facevo proprio a mandare giù questa mancanza di concretezza del sistema di crescita: dopo le Materia, che si incastonavano nelle armi (quindi esistevano nel mondo di gioco), e le abilità degli oggetti di Final Fantasy IX, mi sembra tutto troppo astratto. Nel complesso mi sembrava di avere tra le mani un gioco concentrato sulla “fuffa” (grafica, cutscene, spettacolarizzazione, etc.) ma privo di quella sensazione di avventura vista nei predecessori.

E col passare del tempo non è cambiato il mio parere. Cosa è cambiato allora per far si che ne comprassi mille versioni e facessi in modo di mettere le mani anche su quella per Nintendo Switch?

Internet, ecco cosa.

Il video di cui sopra è uno dei primi in cui mi è stato mostrato il potenziale del Battle System di Final Fantasy X, ovvero la possibilità di pianificare ogni mossa in modo strategico e statistico, maxando la sferografia (per me un’impresa) allo scopo di affrontare i nemici più forti con un singolo personaggi.

E nella mia run già Dark Valefor mi aveva shottato pensante, mi sembrava impossibile uno spettacolo del genere.

Qui la mia curiosità monto al massimo, portandomi a vagare nei meandri di YouTube e scoprire “Darkkefka” e i suoi video in cui affronta tutti gli eoni oscuri… solo con Yuna e senza potenziare la sferografia! WOW.

Sì, il trucco c’è, perché chi conosce il gioco sa che si possono potenziare le stat degli eoni e, avendoli sul campo, utilizzarli come personaggi standard finché non muiono… ma rimane qualcosa di folle, di mai visto nella serie e ben lontano da qualsiasi MIME+4X+KNIGHTS OF THE ROUND che si possa immaginare.

Pur non avendo poi mai messo alla prova la mia pazienza per affrontare queste prove, il solo viverle attraverso i video e sfogliare la guida in ogni dettaglio per capirne il funzionamento mi fece apprezzare molto di più il gioco. Amo i titoli caratterizzati da sistemi flessibili se questi dipanano le loro sfaccettatura al giocatore in un progresso graduale. E Final Fantasy X lo faceva molto bene, anche e soprattutto grazie alla linearità del suo sviluppo.

E poi, quando mi rendevo conto che oltre le Rovine Omega e il suo boss avrei fatto ben poco, c’era la musica a consolarmi.

Lo so che tutti siete fissati con “To Zanarkand” o sognate le storie d’amore sulle noste di “Suteki dane”, ma questi archi sintetizzati mi colpirono in modo stravolgente… donando molto più spessore agli eventi legati a Kimahri, invero personaggio sottotono per buona parte della storia.

E quando poi si arrivava a quello scontro, l’ultimo contro l’odiato Seymour, si veniva a creare la boss fight theme definitiva. Distorta, imprevedibile, tambureggiante… così bella che nessuna rievocazione, remaster o cover potrà mai eguagliare.

A conti fatti, io non amavo Final Fantasy X e forse non lo amo neanche tutt’oggi. Ma ha fatto parte della mia vita di giocatore non solo per la fantastica trama (un po’ oscura alla prima lettura) e l’incredibile OST, ma anche per tutto ciò che rappresentava nei miei primi passi tra le stranezze di YouTube e del web, che coronavano le bizzarrie di quelle mattinate scolastiche in cui scaricavo immaginette microscopiche che mostravano la beta del gioco.

In pratica Final Fantasy X è la mia adolescenza “videoludicointernettiana”, probabilmente il gioco più significativo di quel periodo, e per questo mi è entrato nel cuore. Per rimanerci sempre.