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Link e la crisi di genere, un fenomeno che ha radici storiche

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Pubblicato il
02 Aprile 2019

C’era confusione già nella preistoria

Siamo ormai abituati a ridere di gusto al primo inciampo culturale delle reclute del mondo videoludico.

“Ah, ma quindi Zelda non è il protagonista del gioco?”

Quante volte vi hanno posto questa domanda? Per un iniziato alla saga leggendaria, la domanda, tutto sommato, è più che lecita. Perché mai l’eroe che impersoniamo nel gioco non si chiama come la protagonista di una leggenda, che a sua volta dà il titolo al gioco? Maledetti gli autori e la loro libertà espressiva.

Possiamo solo immaginare la crisi d’identità del povero Link.

Col tempo, tuttavia, siamo riusciti ad impersonare una versione di Link meno mascolina. Parlo ovviamente di Linkle, apparsa in Hyrule Warrios, personaggio a quanto pare molto apprezzato dal fandom tutto. Se pensavate che questo fosse l’unico swap-gender della saga, allora dovrete ricredervi. Sembra infatti che, nel periodo di lancio del primo The Legend of Zelda, Link sia andato incontro ad una improvvisa rivisitazione, in via del tutto unofficial.

Potete ammirarla a seguire:

Che stacco di gambe!

L’immagine proviene da un vecchio magazine giapponese chiamato Shounen Captain, per la precisione da un numero risalente al 1986. Un chiaro segno di come anche la stampa giapponese, al tempo, non avesse le idee chiarissime sul protagonista del gioco, tanto da riprodurlo con le fattezze di una (avvenente) donna.

Ammetto che l’idea di impersonare una Linkle in un gioco main della saga non mi è mai dispiaciuta. Dopotutto, se esiste una Linkle, potrebbe esistere anche uno Zeldo, non credete? V’immaginate nei panni di una prode eroina in viaggio per salvare un indifeso principe dalle grinfie del male?

In viaggio!

No? E vabbe’, fatti vostri. Restate pure imprigionati dai vostri insulsi e ormai fuori moda canoni fiabeschi.

Fonte: Twitter,
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