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Accendi la console e fai partire i Prodigy

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Pubblicato il
15 Marzo 2019

La scorsa settimana, il mondo della musica ha subito una brutta scossa a livello internazionale. Keith Flint, voce dei Prodigy, è venuto a mancare all’eta di 49 anni.

La band britannica ricopre un ruolo di spessore non solo a livello musicale, ma anche estetico e culturale: sono rappresentanti di uno spaccato ben definito di storia dell’uomo, gli anni cui l’ambiente dei rave entrava nell’immaginario collettivo, e l’elettronica abbracciava il punk (connubio possibile solo da genitori, appunto, inglesi).

Con Keith se ne va un pazzo che ha fatto dell’originalità la propria bandiera; e a noi videogiocatori, si sa, i pazzi piacciono. Omaggiamolo quindi con una piccola selezione di titoli da giocare su console Nintendo ascoltando i Prodigy.


FAST RMX (Nintendo Switch/ Nintendo Wii U)

L’inizio è abbastanza telefonato, lo ammetto con molto candore. Ma cosa volevate che facessi? Negare l’ovvio? Volete fare di me il distruttore del connubio musica elettronica-gioco di corse spaziali? Non è così che andrà: ed infatti eccomi a consigliarvi la degustazione del più classico dei cocktail.

Batterie sintetiche e veicoli volanti, sintetizzatori e manubri elettronici, luci di segnalazione e di computer: davvero non avete ancora messo un bel disco della band dell’Essex dopo aver fatto partire il titolo di corse futuristiche targato Shin’en Multimedia?

Lasciate il beat scorrere dalle orecchie dritto alle dita aggrappate ai Joy-Con, il cuore si adatta ai bpm e all’asfalto del 3000, gli occhi sono due videocamere che mandano in streaming al cervello questo concerto videoludico.

Poi ditemi.

P.S. Se poi voleste proprio fare gli arroganti, potreste optare per un GameCube con F-Zero GX, per entrare in maniera ancora più immersiva nell’atmosfera dei primi anni del 2000.


TETRIS 99 (Nintendo Switch Online)

SÌ.

Datemi blocchi geometrici da incastrare, datemi 98 avversari da affrontare, datemi il competitivo in un rompicapo, datemi la madre Russia, poi pensate voi ad una colonna sonora all’altezza. E ora datemi delle ferie perché non credo farò altro ad oltranza.

SÌ.


Kirby Planet Robobot (Nintendo 3DS)

Facciamo un attimo un salto dall’inossidabile portatile a due schermi made in Kyoto, ma giusto per essere preso in giro dai colleghi del sito.

Il buon Diego Elfum Inserauto ha così apostrofato: «Kirby coi Prodigy? Praticamente cozze e Nutella».
E INVECE NO, NON MI AVRETE.
Perché l’episodio robotico per 3DS dell’eroe di Dream Land sposa benissimo le opere musicali del nostro trio: le trasformazioni e la dinamica di gioco sono infatti più fisiche e frenetiche in questo capitolo.

Devo ricordarvi della possibilità di trasformarsi in un mecha distruggitutto? Ecco.


Sonic Mania (Nintendo Switch)

Mettete Sonic Mania, o in alternativa un qualunque episodio old school delle serie Sega, sparatevi in cuffia Wild Frontier dei Prodigy, e lasciate scorrere le emozioni.

Potete ringraziarmi dopo.


Rocket League (Nintendo Switch)

C’è una pratica di relax che utilizzo da anni, quando ho bisogno di staccare un po’ senza impegnarmi troppo: letto, gioco di calcio (personalmente scelgo Fifa da tempo, ormai), un album accuratamente scelto nelle casse. Così allontano i pensieri e sciolgo la stanchezza.

Allora, se il gioco di calcio è però il fenomeno sportivo digitale più cafaun dell’attuale trend videoludico, la colonna sonora deve essere quella adatta. Se poi si gioca online, i Prodigy sono un turbo in più.


Contra III: The Alien Wars (SNES Mini)

Cosa significa morire? Cessare di respirare, di pompare sangue, muovere muscoli, grondare sudore, sputare saliva, questa accozzaglia di funzioni non può che apparire una semplificazione, anzi uno svilimento fisiologico del suo opposto, la vita.

Che cos’è la vita, allora?

Di fianco al modesto schermo Philips di casa, da due anni campeggia il mio SNES Mini, regalo di Natale fattomi da mia madre. Lo accendo, scorro un po’ tra i titoli, spunta Contra III: l’anno di uscita è 1992. Metto nello stereo The Fat Of The Land, targato 1997, trovato tra gli usati nella libreria sotto casa. Allora gioco e ascolto. Gioco e ascolto, e mentre mi rendo conto che molto dentro e intorno a me è mutato, in più di vent’anni, tante altre cose invece non sono state scalfite: i suoni, i colori, il coinvolgimento, la difficoltà, la concentrazione, il divertimento. Tutto ciò non ha cambiato stato, non ha cambiato vita; in altre parole, non è morto. Lo SNES Mini sta lì a ricordarcelo: se lasciamo un segno, se allietiamo la giornata di qualcuno, non moriamo.

Allora è questa la vita: lasciare un segno? Credo di sì.

Negli ultimi giorni s’è parlato, per via appunto di Keith Flint, e di Luke Perry, di morte degli ’90. Mi pare solo uno slogan da clickbait: siamo quasi nel 2020, davvero pensavate non fossero morti? Sul calendario sono morti e stramorti.

Ma lo sappiamo che non è così per tutto. Ho appena descritto dei bei momenti, dei sorrisi, passati su di un gioco del 1992 ascoltando un disco del 1997. Allora è chiaro che sono trapassati solo negli orologi, ma rimangono più vivi che mai: hanno lasciato, eccolo, il segno, su di me e su milioni di altre persone, insieme.

Se quindi vivere è lasciare il segno, morire diventa la coniugazione della stessa speranza in un tempo differente: aver lasciato il segno.

Ma è il segno che conta, è tutto ciò che rimane: è lo schioppo di dita che ci fa capire che vivere non implica che siamo davvero vivi, così come morire non implica che siamo morti. C’è il segno. Che dobbiamo lasciare, mordendo, graffiando, perseguendo i propri obiettivi e magari i propri sogni.

Lasciamo un segno, che allieti la vita degli altri: così, avremo la certezza di vivere per sempre.

Grazie Flint.

 

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