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Col Game Boy nell’erba alta

Pubblicato il
27 Febbraio 2019

È il 1996 quando un giorno, uscendo da scuola, dico a mia madre: sai, ci sarebbe questo album di figurine…
Oh no, anche tu! Non ti piaceranno mica i POKOS?

Avevo iniziato vedendo il cartone a casa di mia cugina. Mi ricordo ancora la puntata, c’era Rapidash, o forse era Ponyta. Credo fu per la pokéball, questo congegno così semplice e così magico, che me ne innamorai. Ben presto ottenni l’album e una caterva di figurine e nel giro di qualche settimana li avevo imparati tutti a memoria. Mia nonna: ma no, te li ricordi perché li vedi scritti…
No. Me li ricordavo tutti a memoria.

Poi arrivò il videogioco. Pokémon Blu. Me lo portò mio padre dalla Francia. Ovviamente era in francese. I Pokémon avevano i nomi diversi dai nostri, che se ci penso adesso mi sale l’OCD, per usare un eufemismo. Alcuni li rinominai, ma sempre coi loro nomi ufficiali. Spearow è Spearow, Magikarp è Magikarp. Chi sono io per impor loro un altro nome? Alcuni rimasero in francese. Ma non mi importava. Era magnifico. Sullo starter non ebbi dubbi: Charmander. Il mio Charmander. E poi la meraviglia nel trovare Pikachu nel bosco e riuscire a catturarlo. (Dovetti farmi spiegare da un compagno di scuola come usare le Pokéball, e sì, ebbi anche io problemi a uscire dalla casetta iniziale).

E poi fu un rollercoaster. Il mio migliore amico aveva Pokémon Giallo. Non so quantificare quanto ci abbiamo giocato, nel corso della nostra vita, lui a Giallo e io a Blu. Le notti estive sotto i lampioni perché lo schermo era quel che era, a cercare Zapdos.
Il cavo rosso. Il Game Boy trasparente. Il tema musicale della caverna in un loop infinito. La spia della batteria. Chissà se in casa ho ancora pile stilo. I segreti, l’isola dei numeri. Le ipotesi più azzardate: magari esiste una MN chiamata “attacco scavalcata” che se lo prendi puoi oltrepassare le barriere. Mi misi davvero a cercarla.
I trucchi. Duplicare la Masterball, COSA? Trasferisci al PC, spegni, riaccendi. Il ‘dling’ del logo Nintendo. Gengar si prepara, ma Jigglypuff è più agguerrito.

Le invenzioni. Giuro che Sableye me l’hanno copiato, ho le prove. Io e il mio amico volevamo diventare ricchi sviluppando un gioco di Pokémon per conto nostro. Ma da grandi, adesso come si fa? E poi hai mai visto quanti nomi appaiono alla fine del gioco? Ci serve un team! E poi metteremo che si può guidare anche l’aereo oltre alla bici.

Il brivido dopo una battaglia. Chissà se è arrivato il momento? Cosa? Charmeleon si sta EVOLVENDO! Sono così fiero.

I drammi. Le sconfitte. Il mio Pokémon è esausto. L’ha fatto per me.
Le perdite.
Un giorno, nella mia ingenuità di bimbo, pensai: perché non ricominciare il gioco e trasferire i tre Pokémon starter al mio amico? Ovviamente premetti A automaticamente senza rendermi conto che stavo sovrascrivendo il salvataggio. Pianti disperati. Sua madre: ma devi essere più forte del gioco! Dimostra di essere migliore! Non mi importava essere migliore o forte. Charizard era andato. Per sempre. E con lui la mia squadra. Allevata da me. La mia cura, la mia tenacia, tutto andato. Stupida cartuccia, hai buttato via le mie fatiche in un battito d’ali.

Finiti i pianti, iniziai una nuova partita. Sempre Charmander, in testa alla squadra fino al livello 100.

Battere la Lega. Lance che si complimenta con me. I miei Pokémon ce l’hanno fatta. Abbiamo vinto.
Di nuovo, non ebbi dubbi. Argento. Cyndaquil. Le sere passate a far schiudere le uova fatte alla pensione Pokémon grazie a Ditto. I cani leggendari. Ho catturato un cane leggendario, COSA? Gli easter egg. Il Pokérus. Gli shiny: trovai un Drowzee viola. Incredibile. Quanto raro dev’essere?
Poi Cristallo. Poi Zaffiro. E poi?
Poi si cresce. Pokémon non fu mai più quello che era stato. Ma da qualche parte, la notte, se tendo l’orecchio sento una vocina che dice: diventerò maestro di Pokémon.