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Facebook dà una spiegazione alla censura di GRIS, interessi e ipocrisia si intrecciano

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Pubblicato il
11 Gennaio 2019

Una spiegazione accettabile ma che mi lascia perplesso

Su Facebook, il noto social network su cui quasi tutti noi spendiamo qualche ora al giorno (ahinoi), ne vediamo davvero di tutti i colori. Da fake news a buongiornissimi vari, a post che inneggiano il SVO ritorno o che accusano i comunisti di mangiare i bambini, fino a foto che ci fanno dubitare sull’aver clickato per sbaglio un sito a luci rosse piuttosto che Facebook (per fortuna ci sono le frasi filosofiche che ci tolgono ogni dubbio).

Tutte cose permesse ovviamente, mentre guai a pubblicare un video che alludi – non si sa in che modo – al sesso in un trailer di videogiochi. È quello che è successo a GRIS, come avete potuto leggere nella news che vi abbiamo riportato qualche giorno fa. Per farla breve, Facebook ha censurato e quindi bloccato un post di Devolver Digital per aver pubblicato un trailer del loro gioco in cui c’erano allusioni sessuali.

In un gioco dalla grafica “cartoon” e che punta tutto sul comparto artistico.

Sdegno e rivoluzioni, quelle a cui siamo abituati leggere su Facebook ma che al massimo finiscono con l’apertura di una petizione su Change.org, che non sono passate inosservate al grande capo Zuckerberg, che tramite un portavoce ha spiegato i motivi di questa censura: il problema non sono state le politiche attuate dal social network e che proteggono gli utenti, ma piuttosto quelle relative alle sponsorizzazioni e quindi la pubblicità.

Il trailer era stato infatti pubblicato con un post sponsorizzato e, fin qui, nessun problema. Tutto è nato nel momento in cui tramite la pagina ufficiale Facebook della software house era possibile arrivare al rispettivo profilo Instagram tramite collegamento e, di conseguenza, a questo post:

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Scum

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Delle chiappe al vento, cosa vietatissima per gli standard stabiliti da Instagram per le sponsorizzazioni. Se pubblicando e pubblicizzando sul social network in blu bisogna infatti limitarsi e non pubblicare “immagini per adulti che includono sesso esplicito, nudità, nudità implicita, pelle eccessiva o scollatura visibile, anche se non di natura esplicitamente sessuale” e fare attenzione a “parti del corpo individuali, come gli addominali, glutei o petto, anche se non esplicitamente di natura sessuale“, su Instagram le cose sono molto più restrittive.

Una spiegazione plausibile, che effettivamente giustifica la presa di posizione di Facebook che si è sentita in dovere di censurare e bloccare il trailer di GRIS. Colpa di Instagram in realtà, Facebook c’entra poco. Fatto sta che mentre leggevo ciò che bisognerebbe evitare di pubblicare e sponsorizzare sui due social network, mi venivano in mente la miriade di modelle, ragazze, amiche, attrici che seguo e niente, trovo il tutto molto incoerente ed ipocrita.

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Piel•

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Un bel vedere, non c’è che dire, ma accettare questo e non un post che mostra le natiche di un uomo (peraltro di un videogioco dunque finzione) è alquanto assurdo. Quindi sì, Facebook ha dato la sua spiegazione, ha agito come è stato necessario, ma il tutto resta di un’ipocrisia assurda, che censura l’arte e che permette la nudità – volgare o non – senza alcun problema (e su Instagram c’è di molto peggio).

Quindi bravo Facebook, continua così, e non meravigliarti poi se sulle home dei tuoi utenti rimarranno solo i post dei 65enni diffusori di fake news. Voi fatevi un regalo e giocatevi GRIS, che abbiamo premiato nella nostra recensione e che di sicuro non censureremmo mai.