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I Pokémon, le allucinazioni e Metacritic – Libero Pensiero

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Pubblicato il
26 Novembre 2018

C’era una volta un mondo senza internet…

L’informazione non è mai stata alla portata di tutti prima dell’avvento del World Wide Web. C’erano le edicole, le pubblicità in televisione, i tabelloni nelle metro, le leggende tramandate nei forum. YouTube, siti specializzati ed eventi dedicati erano pura utopia. Capirete come anche il videogiocatore più incallito si sia perso nei meandri dell’immaginazione pur di dar forma ad uno qualsiasi dei videogiochi pronti al debutto sugli scaffali. Il rischio di rimanere delusi era piuttosto alto.

Quando l’informazione era una missione, oltre che un dovere.

Gradualmente si è arrivati all’epoca odierna, dove anche il videogioco più mediocre, al day one, è recensito da almeno una trentina di testate in tutto il mondo ed è accompagnato da un walkthrough 100% campagna, collezionabili e boss segreti.

Torniamo indietro di qualche mese

Dopo una lunga serie di rumor — abbiamo perso anche questo, la sorpresa di un annuncio a sorpresa — vengono annunciati Pokémon: Let’s Go, Pikachu! e Pokémon: Let’s Go, Eevee!, il primo approccio della serie RPG su console home e in alta definizione. I fan si dividono quindi in due schieramenti contrapposti: quello dei curiosi, desiderosi di una svolta, e quello dove aleggia indignazione e tormento, anche a causa di una Game Freak un tantino vaga, che all’inizio presenta i due giochi come tasselli fondamentali della serie principale, salvo poi annunciare un capitolo main previsto per il 2019.

I due Let’s Go, col tempo, vengono però mostrati al grande pubblico, dapprima durante l’E3 e poi attraverso vari eventi dedicati. Emergono tutta una serie di caratteristiche che disegnano un profilo chiarissimo anche ad un bambino di cinque anni.

Kanto 1:1, stessa storia, stesse città, ma in alta risoluzione, abbellita per l’occasione
Pokédex composto dai soli storici 151 mostriciattoli
No more random encounters, l’erba alta è solo parte dell’ambiente
Sistema di cattura di Pokémon GO trapiantato all’interno del gioco
Possibilità di trasferire i mostriciattoli da GO ai Let’s Go
Supporto ai soli controlli di movimento
Comparto online praticamente assente
Pikachu e Eevee come starter non evolvibili e dalla potenza aumentata
No alle abilità, sistema di assegnazione EVs facilitato e alla portata di tutti

Mi fermo qui, perché l’elenco sarebbe più lungo, e perché queste implementazioni dichiarate sono più che sufficienti ad arrivare al succo del discorso. Masuda e compagnia erano seri quando affermavano di aver creato due giochi pensati per i più piccoli, per le famiglie, per avvicinare i giocatori di Pokémon GO al mondo della serie RPG, per dare modo ai nostalgici di ripercorrere i leggendari percorsi di Kanto in groppa ad un Dragonite, per rendere la cattura più alla portata di tutti e in un certo senso anche più divertente.

Lo ripeto: erano seri, non raccontavano fandonie.

Davvero dovevamo essere più chiari di così?

Day 7

I due Let’s Go, dopo appena tre giorni dal lancio, entrano nelle case di oltre tre milioni di videogiocatori. Eppure, in rete, è molto più facile imbattersi in commenti inaspriti da ingiustificate aspettative piuttosto che in allenatori entusiasti. Lamentele su una Kanto che è sempre uguale, su un Pokédex semplice da completare, su incontri casuali meno tattici, sull’assenza del competitivo, sugli starter overpowered da One Hit Knock Out assicurato. Tutte critiche più che comprensibili se ci trovassimo negli anni novanta, dove appunto l’informazione in materia non dilagava e i mezzi per sciogliere ogni dubbio si contavano sulle dita di una mano.

Ma quando si hanno a disposizione migliaia di parole dalle quali prendono forma decine di recensioni, anteprime e speciali, quando su YouTube e Twitch vengono mostrate intere sessioni di gameplay, quando c’è un aggregatore di voti e pareri come Metacritic, quanto tutto questo è alla portata di tutti, allora di cosa, esattamente, c’è da lamentarsi?

Da un lato la critica oggettiva, dall’altro i deliri di chi non sa informarsi a dovere.

Chi vi scrive è cresciuto con i Pokémon, ha completato il suo primo Pokédex a 10 anni, ha comprato ogni sacrosanta console portatile esclusivamente per le creature di Game Freak, ha trascorso anni sul competitivo di X/Y. Chi vi scrive, una settimana prima dell’uscita dei due Let’s Go, era alquanto dubbioso sull’acquisto. Ma la voglia di una “nuova” avventura era troppa e, accettati tutti i compromessi, ha effettuato il suo preordine su Amazon. E, ad oggi, questa scelta lo ha reso felice.

Preso il gioco per quel che è, ovvero un capitolo della serie Pokémon che si pone a metà tra la serie principale e quella degli spinoff, con l’obiettivo di alimentare una fanbase ancora orfana dei giocatori di GO e dei bambini assuefatti dagli smartphone, nonché di regalare qualche momento di dolce nostalgia a chi è cresciuto con pane e Lavandonia, non c’è sdegno che tenga. Se il gioco vi ha deluso, avete semplicemente sbagliato acquisto, riposto speranze vane in titoli che non sono stati pensati per voi. Siete stati colti dalle allucinazioni se nei due Let’s Go avete intravisto il sopraggiungere di una nuova era. Per il Pokémon della grande svolta c’è il 2019. E non manca neanche tanto.