The Low Road – Recensione

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Genere: Avventura Grafica
Multiplayer: No
Lingua/e: Inglese, Francese

Un gioco per aspiranti Sherlock Holmes

Alzi la mano chi, tra una serie tv e l’altra e con l’ausilio dell’immaginazione, ha vestito almeno una volta nella vita i panni di un astuto ed infallibile investigatore, pronto a difendere la propria città dal male e dalla corruzione. È possibile che nessuno di voi abbia abbastanza materia grigia da ricoprire un ruolo tanto complesso, a tratti sicuramente sfiancante sia dal punto di vista fisico che psicologico. C’è una buona notizia però: con i videogiochi tutto è possibile, persino risolvere casi all’apparenza senza vie d’uscita e dai risvolti molto poco realistici.

A tal proposito, The Low Road potrebbe essere il titolo adatto a voi. Il gioco è un’avventura grafica punta e clicca, dallo stile visivo unico e che riprende i toni di una dark spy comedy degli anni settanta. Per tutti gli amanti del genere potrebbe rivelarsi una gradita sorpresa senza tuttavia sconvolgere i dogmi dell’industria.

L’accoglienza in ufficio non sarà delle migliori…

Noomi Kovacs è un’aspirante detective assunta da un’agenzia privata. La giovane, inizialmente piena di aspettative, si ritrova faccia a faccia con un datore di lavoro dalla filosofia un po’ contorta: i suoi dipendenti, anziché compiere ricerche sul campo, svolgono il loro lavoro seduti alla scrivania,col telefono perennemente in funzione e un taccuino da scribacchiare. Una realtà ben lontana da quella sognata da Noomi, ansiosa di dimostrare il suo talento zaino in spalla e lente d’ingrandimento in tasca.

Le cose, tuttavia, evolvono da subito in una serie di episodi a suo favore. L’agenzia dove lavora viene incaricata di ritrovare un uomo scomparso e Noomi coglie la palla al balzo. O meglio, risvolta il suo destino come un calzino e costringe con le cattive maniere il suo capo ad inviarla sul luogo del misfatto. Senza entrare troppo nei particolari, sappiate che l’avventura che vivrete in The Low Road saprà tenervi sull’attenti fino alla fine grazie a decine di momenti misteriosi e inaspettati e di personaggi che, per quanto fuori di testa, riescono a mostrare i loro lati migliori e peggiori con invidiabile disinvoltura. La scrittura dei dialoghi è brillante e presenta una vena comica molto raffinata; peccato per la mancata localizzazione in italiano che confina l’esperienza ai soli giocatori in grado di cogliere tutte le sfumature dei discorsi tra i personaggi.

Bioshock, sei tu?

Passando al giocato, The Low Road si presenta come un’avventura grafica piuttosto classica. Noomi può muoversi nelle due dimensioni e interagire con oggetti e persone sfruttando un inventario a dir poco limitato. È evidente come il gioco abbia puntato maggiormente sulla narrativa piuttosto che sulla risoluzione degli enigmi; non c’è infatti occasione per combinare oggetti diversi tra loro e in generale non ci si trova mai nella situazione di doverne gestire più di quattro o cinque insieme. Anche gli scenari di gioco sono in numero esiguo, quindi risulta davvero difficile perdere il senso dell’orientamento o trovarsi senza sapere come procedere.

Il titolo punta molto sui dialoghi. A seconda delle risposte fornite da Noomi, la trama potrebbe evolvere in qualcosa di diverso o arrestarsi del tutto. Il Game Over, quando sopraggiunge, non vi porta all’inizio dell’avventura, ma esattamente all’istante precedente il bivio o trivio narrativo. Tra una battuta e l’altra sono poi incastrati degli enigmi da risolvere in prima persona, dove il giocatore muove le mani della detective per azionare dei meccanismi o per rubare furtivamente piccoli oggetti. Anche se il livello di sfida saprà tenervi occupati a sufficienza, nessuno di questi rompicapo vi metterà in difficoltà. Un buon modo di spezzare il ritmo quindi, ma un’occasione sprecata per far fumare cervelli bisognosi di logiche astruse come ci hanno abituato le migliori avventure grafiche di fine anni novanta.

Calma e sangue freddo.

Il comparto estetico del gioco è a dir poco delizioso. Le tinte pastello e lo stile cartoonesco contribuiscono a conferire al titolo una forte personalità che si amalgama perfettamente con le tematiche trattate. I protagonisti sono ben caratterizzati, così come i luoghi che Noomi si trova a visitare; visivamente, The Low Road non stanca mai. Altalenante invece il comparto sonoro che, se da un lato propone tracce molto ispirate e rockeggianti, dall’altro offre musiche ambientali abbastanza dimenticabili.

Dal punto di vista tecnico non tocchiamo la perfezione, con qualche caricamento di troppo e una conversione non proprio esente da difetti, soprattutto nella fruibilità dell’opera su console, che avrebbe dovuto beneficiare di un adattamento decisamente migliore. Nulla di frustrante, sia chiaro, ma talvolta l’interazione con l’ambiente deve far fronte a hitbox e comandi che potevano essere studiati meglio.

Talvolta sarete costretti a tirar fuori un po’ di brutalità.

Concludendo, The Low Road si è dimostrato un titolo con una forte personalità, che tuttavia si rifugia in una struttura molto classica e semplificata, addobbata da un comparto artistico di pregevole fattura e da una scrittura dei dialoghi e dei personaggi profonda ed immersiva. Nonostante qualche lacuna sul fronte tecnico, siamo sicuri che gli appassionati del genere sapranno apprezzare ciò che il gioco ha da offrire. Nintendo Switch si è arricchito di un’avventura grafica decisamente interessante.

Arrivato ai titoli di coda grazie ad un codice gentilmente offerto per la recensione.
Pro: Un’avventura grafica dal comparto estetico delizioso, personaggi eccentrici e carimastici, dialoghi ben scritti.
Contro: Struttura molto classica e semplificata, conversione su Nintendo Switch non esente da difetti. Mancata localizzazione in italiano.
7.2

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