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Animal Crossing è con voi, in ogni stanza – Speciale

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Pubblicato il
15 Marzo 2018

Ogni persona è un silenzio, ed il mio silenzio mi fa rude agli occhi altrui. Anche se adesso affronto il mio folle e colorato viaggio insieme al mio Elflum, resto pur sempre M@rimouse, la bambina che stava in disparte mentre gli altri bambini giocavano con urla gioiose.

E io blocco e matita, a fissare quello che per gli altri era il vuoto, quando in realtà ascoltavo la mia dimensione, ne amplificavo il suono, quel silenzio pieno di dettagli, dettagli su di me.

 

Da sola ma mai in solitudine. La mia solitudine era (ed è) uno stato apparente, un recinto in cui affrontavo le difficoltà del mio tempo, un approccio universale ai luoghi che imprigionano e ridimensionano la mia personalità.

E certo, si è sempre soli quando si affronta la paura di essere inadeguati, la maestra durante l’ora di matematica, il disagio di essere il brutto anatroccolo della situazione. Ma basta alzare lo sguardo per accorgersi che non si è soli in stanze come queste.

Non mi illudo quindi che questa sia la mia storia, unica e speciale, è solo il mio modo di uscire da quelle stanze, anche se un po’ di me rimane lì, accucciata in religioso silenzio, per non dimenticare mai ciò che ho vissuto, ciò che ho imparato.

E stanza dopo stanza, questo luogo sembra non finire mai. Sembra ieri che ero insicura di me e coi brufoli, e superata l’ennesima porta c’è una nuova età, che aggiunge ansie e insicurezze al conto della vita. Nuove difficoltà? Questo cambia sempre, ma ciò che non cambia è il mio modo di affrontarle, inedite che siano: una matita, un foglio di carta e i miei angolini di fantasia.

Nei miei giorni non esiste il bianco o il nero, la mia vita è fatta di sfumature, dove gli altri vedono il grigiore della tristezza, io riesco a tirare fuori qualcosa che ispiri sfumature serafiche nei miei disegni.

Prestate bene attenzione però, questa non è la patetica storia di una bimba sola o emarginata in preda alla depressione che si sta piangendo addosso, anzi! La mia infanzia è stata un viaggio meraviglioso, un bagaglio che mi ha portato fino a questo punto.

Il mio sguardo non era mai perso nel vuoto perché quel vuoto era colmato da una corte di coniglietti fluffosi che suonavano margherite a forma di tromba, e il mio mondo a poco a poco, colore dopo colore, stava diventando il paese delle meraviglie. I miei sogni erano pieni di pinguini bucanieri che cercavano di rubare il bottino della temibile piratessa dei sette mari: MariPanda!

Così, quando un giorno ho scoperto che Nintendo aveva creato un mondo pieno di animaletti scemi con cui interagire la mia mente è esplosa, dovevo saperne assolutamente di più! Mi misi a cercare informazioni e con mia grande amarezza scoprii che la prima versione (N64) non lasciò mai il suolo nipponico. Sorte diversa ebbe fortunatamente il suo successore per GameCube!

Ci sarebbe tanta dietrologia da fare sull’impatto che ha avuto Animal Crossing nel settore, non tanto per le copie vendute (che in era N64 e poi GameCube sicuramente sono state un toccasana) ma proprio perché hanno sdoganato il videogioco trasformandolo in esperienza, molto prima dell’invasione degli indie.

Nelle riviste e sui forum si parlava di “un videogioco dove non si fa nulla”, che “non finisce mai” e che non ha uno scopo o un finale. Forse eravamo troppo ingenui per capire che non eravamo noi a fare qualcosa nel gioco, ma era il gioco a fare qualcosa con noi, mettendoci nei panni non solo del giocatore che colleziona insetti e fossili, ma anche in quelli dell’osservatore esterno. Si può diventare degli ascoltatori più attenti, usando il gioco proprio come una terapia per il quieto vivere, mettendo in parallelo le proprie relazioni sociali della vita vera e quelli del gioco, imparando a essere gentili, con animaletti burberi così come con compagni di scuola dispettosi.

Da questo punto di vista mi sarebbe piaciuto rendere meno etereo questo speciale, farcendolo di aneddoti più concreti e dettagliati, ma la realtà è che mancherebbe comunque quel trasporto che ho provato a mettere a parole e disegni, in questa occasione e in altre precedenti, soprattutto in quello che ho fatto in occasione del dlc gratuito di Animal Crossing: A New Leaf, da cui l’immagine sotto è tratta. Quindi non mi resta che chiedervi un po’ di fiducia, come del resto fa spesso Nintendo stessa con noi avidi consumatori.

Cliccando sull’immagine potete leggere l’articolo citato

E dai tempi del cubetto non salto una versione e ogni volta è amore a prima vista, è sempre un ritorno a casa dove ritrovo vecchi e nuovi amici nel mio piccolo viaggio della vita, perché anche se Animal Crossing è virtuale, ogni giorno entra a far parte delle mie e delle vostre giornate, con piccoli gesti generosi e poco significativi, come portare frutta agli abitanti, che prima diventano abitudine, e subito dopo, rituale.

Questa esperienza vi strapperà sempre un sorriso anche nelle giornate più uggiose, fare una passeggiata per ascoltare il buon vecchio K.K. o cercare le caramelle per halloween trasformeranno le vostre serate, magari invernali e un po’ solinghe, in giornate allegre e scanzonate.

E ad ogni nuovo capitolo, la mia vita diventa un gioco e il gioco prende vita. Io avevo sempre carta e matita a far diventare il silenzio contorno e colore, voi magari avete altro. Ma in ogni caso c’è sempre un Animal Crossing con voi nella stanza, e c’è sempre un Kabuki da ringraziare.

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