“COME ON REGGIE, GIVE US MOTHER 3!”
Il 27 Agosto 1994 Ape Inc. e Hal Laboratory pubblicano, in Giappone, Mother 2 per Super Famicom. Il 5 Giugno 1995 i giocatori americani si recano nei negozi e acquistano la loro copia di Earthbound per Super Nintendo. Nel luglio del 2013 Earthbound viene schiaffato sulla Virtual Console di Nintendo Wii U, dando l’opportunità, ai giocatori europei, di riscoprire uno dei giochi di ruolo più ispirati della storia, mai giunto sui loro scaffali.
Ignaro di tutto ciò, in un mese non ben precisato del 2016, probabilmente durante una fredda giornata d’inverno ed avvolto in una coperta di pile doppio strato, chi vi scrive sguazzava per il Nintendo eShop ed incappava in un trailer dall’aria decisamente accattivante. Un gruppetto di mocciosi scorrazzava lungo sentieri e strade di boschi e città, si avventurava nel folto di giungle, grotte e paludi e combatteva creature orripilanti con in sottofondo strambe melodie dai toni jazz.
Vedi Marco che questo è il gioco che fa per te.
Non so… sembra una vecchia gloria riproposta da Nintendo per alzare qualche spiccio in più.
Ma guardalo com’è colorato e scoppiettante! Senti che musica! Funz, funz, funz!
Uhm… quel combat system sa di stantio.
Oh, ti puoi curare con hamburger e patatine fritte!
In effetti…
Ci sono i dinosauri!
Shut up and take my money.
Le mie impressioni iniziali, quelle negative, erano del tuttosbagliate
. Ma andiamo con ordine: come avrete capito la riproposizione di Earthbound sullo store non fu vista soltanto come un modo, da parte di Nintendo, di dare in pasto ai veterani dell’era 16 bit una vecchia gloria, ma rappresentò la venuta ufficiale di un gioco che in Europa non era mai stato distribuito. Un titolo segregato tra i confini di qualche archivio digitale fino a quando la compagnia giapponese non ritrovò il senno.
Non starò a dilungarmi troppo sullo sviluppo del gioco o sulle persone che ci hanno lavorato dietro, per quello ci sono le wiki o i Did You Know Gaming. Sappiate, per farla breve, che durante i titoli di coda compariranno i nomi di Shigesato Itoi e del compianto Satoru Iwata, e tanto dovrebbe bastarvi. Se il primo ha fatto da lead designer all’intera serie, dal primo al terzo capitolo, il secondo ha lavorato sul codice di gioco di Earthbound in un momento in cui lo sviluppo stagnava e non sembrava trovare una via d’uscita — si dice che il buon Satoru abbia scritto l’intero codice in circa un mese. Una cosa da niente, insomma.
Era da tempo che sentivo il bisogno di parlare di questo gioco, di trasmettervi quali sono state le mie sensazioni e impressioni durante quell’unica run, in quel freddo mese invernale. Se il primo capitolo è invecchiato maluccio, Mother 2 ha tutte le carte in regola per conquistare i vostri cuori. E potete stare tranquilli, lo si può giocare anche se è la prima volta che ci si accosta alla saga.
Se non avete mai sentito parlare di Earthbound/Mother… beh, state leggendo l’articolo giusto!
Look at the camera… Ready… Say, “fuzzy pickles.”
L’ESTETICA
Un po’ come tutti i giochi dell’era SNES, trovai che il comparto estetico di Earthbound era invecchiato più che bene e conservava una sua perfetta identità nonostante i tanti anni trascorsi. I protagonisti e la lunga sfilza di personaggi con cui mi ritrovai a parlare, o a lottare, sprizzavano simpatia e carisma da ogni (grosso) pixel ed erano perfettamente coerenti con l’ambiente circostante, vario ed intrigante, a tratti molto familiare e per altri estraniante.

Ho detto familiare, sì, ma non perché Mother 2 ricordava in qualche modo altri esponenti del genere più famosi. Il gioco, contro ogni regola non scritta di quel periodo, che preferiva mondi magici e incantati per catturare l’interesse dei giocatori, era ambientato nel nostro mondo (una sua parodia, si potrebbe dire), quello pieno di cose belle da fare e da vedere, ma anche brutto in tanti, forse troppi momenti della nostra esistenza. I colori accesi e le atmosfere scanzonate, quindi, cozzavano a meraviglia con ambienti più cupi e con le tematiche del gioco, che offrivano ben più di uno spunto di riflessione su quella che era la società dell’epoca, per nulla lontana dalla nostra.
LA TRAMA E I TEMI TRATTATI
[NO SPOILER]
Definire avvincenti le avventure di Ness e compagni sarebbe alquanto riduttivo. Una volta arrivato alla conclusione della storia io stesso stentai a credere che un gioco partorito nel lontano 1994 potesse prendermi tanto dal punto di vista narrativo.
Se le premesse erano semplici (ma non scontate) e riprendevano in parte i fatti avvenuti nel primo capitolo della saga, l’evolversi delle vicende fu un continuo susseguirsi di colpi di scena, eventi improbabili, momenti fuori di testa. Nel mezzo, come se tutto ciò non fosse abbastanza, battute al limite tra il demenziale e il satirico. Già, c’era anche la satira in Earthbound: poliziotti incapaci, strozzinaggi, corruzione della classe politica, associazioni segrete palesemente ispirate ad altre realmente esistite…
Vi ripeto che stiamo parlando di un gioco uscito negli anni novanta, ritrovarci questi elementi per me fu illuminante e mi portò ad odiare la pochezza (relativa) dei giochi moderni, troppo ancorati ai classici stilemi dell’industria.


IL GAMEPLAY
Com’è che l’aveva definito la parte di me stesso riluttante all’acquisto? Combat system… stantio? Che errore imperdonabile! Per quando il sistema di combattimento a turni non si discostasse troppo dai classici Final Fantasy o, rimanendo in tema Nintendo, dai giochi con protagonisti i mostriciattoli tascabili, quello di Earthbound era un gameplay molto più dinamico di quanto potesse sembrare ad un primo (ignorante) sguardo.
Quando gli eroi venivano colpiti, gli HP non diminuivano all’istante, ma subivano un decremento graduale che seguiva il movimento di una ruota molto simile a quella delle slot machine; in questo modo la lotta continuava anche se il danno inflitto dal nemico avrebbe decretato la sconfitta, mi dava modo di agire nel turno successivo e di apporre una pezza, a patto di agire in fretta.

Ma come e quando si fronteggiavano le creature più strambe del globo? Beh, tenetevi forte, perché per quanto adesso sia una feature ricorrente nei GDR, ai tempi non lo era neanche un pochetto. Ebbene, signori, i mostri erano visibili mentre si passeggiava per il mondo di gioco. Esatto, niente random encounters!
1994, ci tengo a precisarlo ancora una volta.
LA COLONNA SONORA
Itoi in passato affermò che Earthbound fu uno dei primi giochi ad usare il vibrato nelle sue composizioni, un effetto musicale consistente nella variazione periodica dell’altezza di una nota riprodotta, ottenibile facilmente con gli strumenti a corde.
Non sono un musicista nè me ne intendo di questo campo, quindi prendete la definizione riportata sopra (grazie Wikipedia) e datele la giusta interpretazione; in ogni caso, personalmente, definirei la colonna sonora di Mother 2 come il perfetto connubio tra stravaganza, angoscia e frizzantezza. Per gran parte dell’avventura stetti continuamente a canticchiare le melodie del gioco, salvo poi ritrovarmi a tappare le orecchie in presenza di tracce stridenti, che mi trafissero il cuore.
Vi assicuro poi che un certo tipo di melodie, in particolare, hanno un ruolo piuttosto importante durante il prosieguo della storia. E ovviamente non vi svelo il motivo.
https://www.youtube.com/watch?v=-jjFUgKiaiw&list=PL74EE7E6C2A3439BD&index=4
IL FINALE
Epico, non aggiungo altro.
IL PADDONE
Questo è un appunto molto personale. Ricorderò Nintendo Wii U per tanti buoni motivi, ma le nottate trascorse sotto le coperte col paddone tra le mani e in compagnia di Ness, Paula, Jeff e Poo rimarranno impareggiabili. Probabilmente il gioco che mi ha fatto amare alla follia la sua tanto bistrattata (e mal sfruttata da Nintendo) feature.
EH, E QUINDI?
Quindi niente, volevo solo scrivere ciò che penso da anni su questo fantastico gioco, nonostante l’abbia portato a termine una singola volta, e spero abbiate apprezzato. Ma passiamo al succo del discorso: la saga nel tempo si è come risvegliata da un lungo torpore e per questo dobbiamo ringraziare solo la Virtual Console. Il clamoroso successo di Earthbound sullo store digitale ha portato Nintendo a localizzare ed a dare in pasto ai fan anche il primo capitolo, giunto sotto il nome di Earthbound Beginnigs.
All’appello manca solo Mother 3. Sono anni che si susseguono rumor su rumor di un suo arrivo sull’eShop; noi tutti, o quasi, di NintendOn, lo davamo come un annuncio certo durante il Direct andato poi in onda a sorpresa giovedì, ma anche stavolta ne siamo rimasti orfani — che poi, a dirla tutta, ci stava tutto considerando che non hanno fatto altro che annunciare remastered e porting… Cattiva Nintendo, siamo indinniati!

Mother 3, in ogni caso, arriverà; lo sanno alla Nintendo, lo sa la Rogers, lo sa persino il mio cane, che tanto per entrare in confidenza non si chiama King e pesa probabilmente un decimo del codardo amico a quattro zampe di Ness, ma ha il pelo bianco, quello sì. Mother 3 arriverà e impegnerà diverse ore della mia quotidinianità fino a quando non giungeranno i titoli di coda. E dopo che saranno scese le lacrime — succederà anche a voi, è inutile che v’impettite — resterò con un gran vuoto da colmare, ne sono sicuro.
Perché avrò bisogno di un altro capitolo della serie, avrò bisogno di…
MOTHER 4
Ho come il presentimento che questo nuovo ciclo di Nintendo serberà non poche sorprese. Il fatto che la compagnia abbia inserito nel suo organico figure giovani e capaci, in grado di portare alla nascita di nuove IP, ma anche di contribuire alla realizzazione di progetti che definirei quantomeno maestosi, come Breath of The Wild, mi fa ben sperare per il ritorno della saga con un gioco tutto nuovo, con o senza Itoi.

Senza Itoi? Sei impazzito per caso? No, affatto. Nintendo è cresciuta e questo è sotto gli occhi di tutti. Il fatto stesso che il prossimo Metroid sarà probabilmente sviluppato da uno dei suoi team interni nonostante l’ottimo lavoro dei Retro Studios è un tutto dire. Se poi dovesse essere coinvolto anche il celebre game designer tanto meglio, ma Nintendo ha tutta la mia fiducia al momento.
MA NE ABBIAMO BISOGNO SUL SERIO?
Ho detto che Earthbound mi aveva fatto storcere il naso al pensiero di quanta pochezza ci fosse nei giochi moderni. È un po’ una mezza verità, devo essere sincero. Questo 2017 è stato sorprendente per il mondo videoludico e non solo grazie a Nintendo. Ho ritrovato quel coraggio che mancava da troppo tempo e di questo sono molto, molto felice. Gli appassionati, al contempo, hanno ricambiato con tutto il loro amore (e i loro risparmi), dimostrazione del fatto che la qualità vince (quasi) sempre sulle leggi del mercato, quello spietato.
A mio avviso un nuovo Mother troverebbe con tutta tranqullità la sua collocazione all’interno del mercato, cosa di cui evidentemente Nintendo era dubbiosa qualche anno fa. So che parlo come se stessero per annunciarlo sul serio, ma lasciatemi fantasticare, che poi se lo fanno per davvero potrò dire di averlo predetto. Tra l’altro non vedo il senso di inserire Ness e Lucas nel roster di Super Smash Bros. se poi la saga dev’essere confinata nell’oblio!
Ah, non funziona così…?

In ogni caso abbiamo bisogno di un nuovo Mother perché questo mondo è maturo, pronto ad accoglierlo a braccia aperte. Perché Nintendo può e deve farcela e soprattutto deve volerlo. E perché tra i tanti giochi di ruolo moderni dev’esserci anche lui a dire la propria, a stringerti la gola in una morsa di angoscia e tristezza, a farti dondolare col capo a suon di musica, a farti ridere di gusto dinanzi a personaggi eccentrici e fuori di testa.
È tornato il gorillone, è tornata Samus… perché non anche Mother?
E poi, diciamocela tutta, un po’ ce lo meritiamo.