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Furi – quando l’action diventa arte e disciplina

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Pubblicato il
10 Gennaio 2018

Furi-a incontrollabile

Domani (11/01/2018) sull’eshop di Nintendo Switch approderà Furi di The Game Bakers, titolo che ai molti non dirà gran che e rappresenterà semplicemente l’ennesima aggiunta alla già folta libreria digitale della console ibrida. Lungi da me fare una recensione del titolo, pur avendo avuto modo di giocarlo su PlayStation 4 e Xbox One alle rispettive release, ma ho trovato “stranamente necessario” provare ad aprire un po’ gli occhi su una produzione all’apparenza troppo edgy per avere un appeal realmente universale, trovandosi sacrificata nell’ambizione e limitata ad una nicchia di gamer specifici – quelli duri e puri che amano farsi sanguinare polpastrelli e falangi.

Eppure Furi ha molto da dire e da donare a chiunque voglia approcciarvisi… basta avere un po’ di pazienza e provare ad interpretare nel modo migliore questo affascinante viaggio.



NEON SAMURAI

Punto di forza indiscutibile del progetto di Emeric Thoa è l’immaginifico mondo plasmato in collaborazione con Takaashi Okazaki, già autore del graffiante Afro Samurai. Nell’osservare i personaggi – soprattutto il protagonista – è davvero difficile sorvolare sulle similitudini stilistiche, ma allo stesso tempo è stimolante verificare la crescita e l’adattabilità di un autore eclettico che pare avere il dono innato di rendere “ancora più figo” ciò che di partenza già lo è in abbondanza. Non per niente troviamo proprio lui dietro all’incredibile Batman Ninja.

Di personaggio in personaggio, di livello in livello, scopriamo come ogni esperienza sia stata ideata quasi totalmente a sé stante, in un processo creativo quasi frammentato – seppur coeso, grazie all’utilizzo uniforme delle tinte tra i vari soggetti – che sorprende e attrae in modo sempre intrigante. Ogni sfida è un gioco a parte, ogni area è separata, indipendente, uno scalino su un percorso che trasporta in modo concreto l’idea di viaggio verso la libertà tipica degli arcade. Non importa come si passi da un posto all’altro o come siano collegati i vari isolotti (o come facciano a stare sospesi): i perché sono irrilevanti dinanzi al fenomenale esercizio stilistico che ci viene offerto.

“Heroes never di-” aspetta, ho sbagliato gioco! Comunque… piccola parte del fantastico lavoro di Okazaki.

SYNTHETIC BEATS

Se la resa artistica concettuale rischia di scendere a compromessi con la ricostruzione digitale – Furi è pur sempre un videogioco che fa della direzione artistica e non della potenza tecnica il suo vanto, con i conseguenti limiti espressivi – possiamo invece cogliere al 100% e senza filtri lo strepitoso lavoro svolto dal team di professionisti che hanno collaborato per fare forma ad una OST estremamente convincente, che va ben oltre il semplice scimmiottare la synthwave anni ’80 tanto in voga in questo periodo per dare forma invece ad una ricostruzione emotiva in cui diverse anime riescono a passarsi il testimone di traccia in traccia, mantenendo inalterati feeling e messaggio finale.

Quando la musica pompa al ritmo dei colpi di spada e quando i passi vengono avvolti morbidamente dal sintetizzatore, siamo sicuri di avere tra le mani qualcosa di unico: i pezzi realizzati per ogni boss che affronteremo sono così caratteristici da legarsi indissolubilmente ad estetica, carattere e perfino dialoghi di chi affronteremo. Dialoghi che ci vengono offerti sia inglese che in giapponese, a voler sottolineare l’influenza che animazione e gaming giapponesi hanno avuto nel dare forma a questo progetto. Ed è chiaro quale sarà la lingua che sceglierete…



DARK SOULS È PER NABBI

Ok, lo so, non ho resistito alla tentazione di schiaffare a caso, da qualche parte, il classico riferimento a Dark Souls… ma state sereni, finisce qui. Perché Furi non è in alcun modo riconducibile al titolo sopracitato, derivando essenzialmente dalla corrente action nipponica (vengono citati esplicitamente No More Heroes, Metal Gear Solid e Godhand) più stilosa, privata della componente di esplorazione e di progressione graduale in favore di una serie continua di boss fight. La spada è la nostra estensione, in attacco e in difesa, è una disciplina che ci nobilita e ci identifica come letali. E quando pensiamo di aver padroneggiato la spada, veniamo messi alla prova con le armi da fuoco, quasi d’improvviso ci trovassimo in un bullet hell, genere che da anni ha abbandonato la concezione tradizionale dei livelli per abbracciare l’idea della sequenza di boss fight.

Non esiste un level design che accompagni, attraverso piccole sfide, all’apprendimento delle meccaniche per poi sfruttarle a dovere contro il nemico di fine livello: ci vengono fornite istruzioni base, indizi in alcuni casi, e poi sta a noi interpretare ciò che vediamo a schermo con intuizione e prontezza – pena il fallimento. Spesso ripetuto e reiterato fino alla frustrazione, consci però di progredire ogni volta verso il superamento della sfida che ci viene posta.

Regola d’oro: se nei tuoi continui tentativi inizi a fare continuamente peggio rispetto al tuo migliore risultato, fermati. Assimila, metabolizza e ritorna a mente serena.

Furi portatile? La sola idea è clamorosa.

Potremmo definire la difficoltà del gioco “estrema” se prendiamo come riferimento l’impegno e l’abilità del giocatore medio (abbassatisi gradualmente nel corso degli anni), a cui aggiungere l’impossibilità di grindare o presentarsi alla sfida con dei power-up più o meno validi – come si faceva negli arcade dell’era a 16bit. Un gioco semplice nella sua severità: gli errori si pagano ma in qualche modo si hanno piccole e saltuarie occasioni per recuperare energia e quindi arrivare con più fiducia alle fasi successive nonostante l’iniziale sconforto. I nostri rivali sono feroci ma soprattutto mutevoli nei loro pattern e nelle loro abilità: boss nei boss, sfide all’apparenza insormontabili seguite da altre ancora peggiori, mentre il pad fuma e la mente vacilla.

Ma non siamo obbligati a frustrarci costantemente in nome del git gud: abbiamo l’occasione di seguire l’esperienza con la modalità “Promenade” (o “Tranquilla” in italiano) e scoprire dunque cosa ci attende alla fine dello scambio di lame, al raggiungimento della soluzione del dilemma.

Armati e dai forma al tuo cammino…

A oltre un anno e mezzo di distanza della sua prima release c’è chi non sa come finisce Furi. E magari non lo sa perché non accetta di scendere a compromessi con il proprio orgoglio e si rifiuta di giocare nella modalità più semplice. Eppure la convinzione è che il messaggio che ci attende possa essere apprezzato comunque, scindendo narrazione e gameplay, motivando poi ulteriormente il giocatore a raggiungere lo stesso risultato a difficoltà convenzionale.

Questa versione per Nintendo Switch potrebbe essere un nuovo banco di prova per il giocatore moderno, messo alla prova da una narrazione erratica, torbida, dal confronto tra morale e obiettivo, tra ordine e voglia di scoprire la verità. Ma a quale costo? Ehi, io pensavo di tirare spadate con sotto la musica techno… chi vi ha chiesto i feels e il conflitto etico? Fa niente, l’importante è poter vivere tutto questo dove, quando e con chi vogliamo.

A domani dunque! Buon divertimento.