Xenoblade Chronicles 2 – Recensione

Recensione di Xenoblade Chronicles 2, nuovo jrpg di Monolith Soft. seguito del primo capitolo per Nintendo Wii uscito nel 2010

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Genere: Jrpg
Multiplayer: No
Lingua/e: Doppiaggio inglese/giapponese, testi italiano

Il viaggio verso l’Elisio

Benvenuti su Alrest. Benvenuti in un mondo avvolto da un mare di nuvole in cui vivono e viaggiano gigantesche forme di vita chiamate Titani. Le persone e gli esseri viventi hanno imparato ad adattarsi costruendo le loro città e le loro vite sopra i loro corpi e al centro di questo mondo si trova l’Albero della Vita, sulla cui sommità le leggende narrano ci sia Elysium, casa dell’Architetto, creatore di Alrest. Ora, i Titani stanno pian piano morendo, giorno dopo giorno, e la vita in questo meraviglioso mondo sembra destinata a scomparire.



A due anni di distanza da Xenoblade Chronicles X per Wii U, Monolith Soft., dopo aver aiutato Nintendo nello sviluppo di The Legend of Zelda – Breath of the Wild, ci delizia con il seguito dell’avventura più amata dello studio, quel Xenoblade Chronicles che nel 2011 conquistò i cuori dei giocatori di mezzo mondo, confermando il talento del team di sviluppo capitanato da Tetsuya Takahashi, il cui nome è legato indissolubilmente al suffisso “Xeno”.
Xenoblade Chronicles 2 si è mostrato a sorpresa durante la presentazione di Nintendo Switch e da subito c’è stato tanto scetticismo intorno alla sua uscita in contemporanea mondiale nell’anno corrente. Nintendo ha mantenuto le promesse, il gioco è qui ed è uno dei migliori jrpg usciti negli ultimi anni. Monolith Soft. d’altronde, è sempre stata prolifica e i lunghi tempi di attesa tra Xenoblade Chronicles e X sono stati necessari per lo sviluppo di un motore grafico in alta definizione. L’impostazione open world e non story driven di Chronicles X ha inoltre permesso di lavorare in parallelo alla stesura della storia e alla creazione dei protagonisti di Xenoblade Chronicles 2.

Il viaggio comincia sulla schiena di Nonnetto, un anziano titano modificato come casa su cui vive e lavora Rex, il protagonista del gioco. Rex è un recuperatore, cacciatori di tesori diffusi in tutto Alrest, pronti a tuffarsi sotto il mare di nuvole sfidando la pressione e i mostri pur di recuperare reliquie da rivendere, principalmente ad Argentum, titano modificato in nave volante, meta preferita dei mercanti e base dell’omonima Gilda, specializzata nel commercio.
Rex è ottimista, giovane e spensierato e manda buona parte dei suoi guadagni a Fonsett, villaggio natale situato a Leftherya, per aiutare la sua famiglia. Proprio per una ricompensa ingente con pagamento anticipato accetta una missione senza conoscerne i dettagli, per la quale gli unici requisiti richiesti sono essere un recuperatore ed avere sangue leftheryano, commissionata da una misteriosa organizzazione chiamata Torna. Capitanati da Jin, i membri della Torna vogliono recuperare un misterioso artefatto da una nave affondata sotto il mare di nuvole.
Da li a poco, Rex farà la conoscenza di Pyra, una Blade leggendaria definita “Aegis“, un’arma capace di distruggere l’intero mondo dalle sembianze di una dolcissima e bellissima ragazza. Pyra chiederà a Rex di accompagnarla in un viaggio verso Elysium, situato in cima all’Albero del Mondo, per conoscere l’Architetto e avere finalmente una risposta alle sue tante domande.

Con Pyra è amore a prima vista…

Blade e Driver, chiamati nella versione sottotitolata italiana Ductor e Gladius, sono legati da un rapporto strettissimo di fiducia e da un vincolo che non può essere scisso. Le Gladius sono armi dalle fattezze umane, bestiali o animali che possono entrare in risonanza con un’altra creatura vivente, legandosi insieme per la vita. Immortali, in grado di rigenerarsi istantaneamente, vivono fino alla fine del ciclo mortale del Ductor, addormentandosi successivamente e tornando nella loro forma originaria di cristallo, dimenticando i ricordi della vita vissuta fino a quel momento e pronti a risvegliarsi per ricominciare dopo una nuova risonanza.

Non tutti i mortali possono diventare Ductor, tentare di entrare in risonanza con un cristallo senza averne le capacità può anche portare alla morte, qualora il corpo non dovesse reggere l’enorme flusso di etere. Le Gladius si dividono in classi, possono eccellere in difesa, attacco o avere grandi capacità curative; e in livelli di rarità. Gladius estremamente rare sono più forti, dotate di superiori capacità in battaglia, di un numero maggiore di abilità apprendibili e caratterizzate da un aspetto unico. E su tutte, si erge apparentemente l’Aegis, l’arma suprema, creata dalle mani divine dell’Architetto. Il vincolo per la vita tra Ductor e Gladius ha spesso portato a profonde amicizie, storie d’amore e un numero indefinito di ricordi ed esperienze, inevitabilmente perse nella memoria nel momento in cui la Gladius è tornata in forma cristallina.

Alrest è un mondo enorme, di dimensioni pari a quelle di Bionis e Mechonis..

Xenoblade Chronicles 2 è un jrpg di stampo tradizionale, story driven, un felice ritorno al passato e al classicismo per chi è rimasto scottato dal cambio di impostazione narrativa e di gameplay di X. Ricco di ore e ore di cinematiche, coinvolge sin dalle prime battute senza lasciare al giocatore tregua, portandolo rapidamente nel vivo della storia.
Sin dall’inizio è presente un tutorial su schermo, poche righe ma necessarie per imparare i comandi d’azione e le novità nel gameplay. E da imparare c’è davvero tanto, dato che il sistema di combattimento sfrutta praticamente ogni tasto dei Joycon o del Controller Pro.
Evoluzione diretta di quello dei due predecessori, si rivela sin da subito immediato, presentando su schermo i comandi d’azione associati ai tasti. Ai lati dello schermo troviamo le due croci di pulsanti dei Joycon (o la croce direzionale di sinistra e A, B, X, Y a destra nel controller Pro); il lato sinistro serve a comandare le Gladius e a cambiarle in battaglia mentre a destra troviamo le tre mosse effettuabili e il tasto A, associato alle mosse speciali. In combattimento i Ductor (fino a tre schierabili per battaglia) sono sempre accompagnati dalle Gladius e la loro intesa è evidenziata dal fascio di luce che li lega. L’intesa si rafforza combattendo vicino al proprio Gladius e più è alta e maggiore sarà l’efficacia delle tecniche utilizzate.

Allontanandosi, l’intesa diminiusce e di conseguenza la forza e il tipo di mosse utilizzabili. Ogni tecnica Gladius richiede tempo per l’utilizzo e il caricamento avviene grazie all’attacco automatico ad area, effettuato stando semplicemente in prossimità del nemico. A differenza dei capitoli precedenti, l’autoattacco non è utilizzabile spostando il Driver in battaglia ma solo da fermo. Ogni Gladius ha un tipo di arma esclusiva e un elemento innato di etere, ogni arma ha quattro tecniche proprietarie dai diversi effetti in battaglia oltre al danno. Una concatenazione di mosse corretta e di attacchi elementali speciali porta a mosse spettacolari e risultati devastanti ed è la chiave per superare gli scontri più ardui. Per fare un esempio, con tre Ductor in campo e tre Gladius schierate di elemento fuoco, acqua e fuoco, è possibile, concatenando un attacco speciale di primo livello di fuoco, un attacco d’acqua di secondo livello e un attacco di fuoco di terzo, utilizzare la mossa speciale Sole Ardente, in grado di infliggere una quantità di danni ben superiore all’utilizzo singolo al di fuori della combinazione.

I tutorial non lasciano mai solo il giocatore, guidandolo sin dalle prime battute

Cominciare da diversi elementi la combinazione di mosse speciali porta a risultati e differenti strade percorribili. Nel menù di battaglia, in alto a destra, una volta cominciata una combinazione compare uno schema che mostra le differenti strade e i differenti elementi combinabili per arrivare all’attacco di terzo livello. Per arrivare in fondo, serve tempismo e strategia e da questo punto di vista l’IA degli alleati si comporta benissimo. Ogni volta che uno dei nostri ha una mossa speciale caricata, è possibile attivarla con la pressione dei dorsali Zl e Zr. A quel punto, gli altri alleati cercheranno di continuare la combinazione cambiando Gladius ed elemento per poter arrivare arrivare a una mossa speciale di terzo livello. All’atto pratico, la concatenazione risulta spettacolare da vedere e molto rapida nell’esecuzione, sempre che i nemici ci permettano di utilizzarla.

Le Gladius come detto, sono divise in classi, come da tradizione dei giochi di ruolo. Healer, addetti alla guarigione; tank, unità specializzate nell’attirare su di se il nemico con la possibilità di subire una grande quantità di danno e dps, unità fragili e dedicate al puro attacco, capaci di infliggere danni notevoli.
Ampliato anche l’effetto dell’atterramento, status speciale da infliggere ai nemici attraverso le mosse speciali, in grado di renderli inermi per diversi secondi e chiave dei combattimenti avanzati dei due giochi precedenti. Ad Alrest, l’atterramento è preceduto dallo status affaticamento e seguito da lancio e schianto. Difficile da completare, almeno inizialmente, dato che nessuna arma presenta i quattro effetti insieme ma, una volta riuscita, in grado di regalare grandi soddisfazioni. Ogni Gladius è inoltre sensibile all’elemento opposto al suo (acqua > fuoco) da cui subisce una quantità maggiore di danni. In battaglia, Gladius e Ductor sono la stessa cosa e mantenere l’intesa e la sinergia è la chiave per proseguire vincendo le battaglie più ostiche. E i nemici cercheranno di usare l’elemento opposto all’alleato preso di mira, provando in tutti i modi a interrompere l’intesa con apposite tecniche allo scopo di lasciare il Ductor vulnerabile a una maggiore quantità di danni e non in grado di utilizzare le tecniche speciali.

Ogni tecnica può essere potenziata grazie ai PP, ottenibili in battaglia

Numerose le opzioni che offre il gioco in termini di personalizzazione visiva, con la possibilità di disattivare la quasi totalità delle scritte in battaglia, offrendo poco altro su schermo oltre alle icone relative ai punti vita, alle Blade utilizzabili e alle tecniche. Curarsi e recuperare punti ferita in battaglia è possibile grazie a tecniche in grado di elargire pozioni curative o mosse speciali legate alla categoria delle Gladius curative.
Anche qui, ottimo il comportamento dell’IA alleata che, in caso di difficoltà, correrà a prendere la pozione nel campo di battaglia anche se lontana, dando assoluta priorità alla guarigione. La barra della combo di gruppo, nel lato superiore sinistro dello schermo, è composta da tre blocchi che, una volta riempiti attaccando, permettono un devastante assalto di gruppo. Ma utilizzare un blocco dell’attacco di gruppo è l’unico modo per riportare in vita un alleato quando perde i sensi e il combattimento finisce con una sconfitta quando nessuno è più in grado di riportare in vita il giocatore uno.

Ogni mossa speciale può essere potenziata grazie ai PP, punti potenza accumulati utilizzandola in battaglia, aumentando l’efficacia dell’effetto speciale e il danno inflitto, le abilità dei Ductor migliorano invece spendendo PA, punti abilità. Un discorso a parte va fatto per le Gladius, dotate singolarmente e in base alla loro rarità di un numero di abilità decisamente maggiore rispetto a quelle dei Ductor e per sbloccarle bisogna soddisfare determinati requisiti. Divise in cinque livelli di potenza e in tre tipi (attacco, mosse speciali e abilità passive), richiedono il completamento di varie sub-quest, come l’utilizzo di oggetti particolari in battaglia, uccidere nemici o anche solo parlare con determinate persone. Ogni diagramma intesa può possedere fino a 45 potenziamenti nelle tre caratteristiche e per essere completato richiede molto tempo e dedizione. Per fortuna, completare le missioni dei Mercenari aiuta molto, garantendo una crescita costante alle Gladius.
Non essendo possibile utilizzarne più di tre in battaglia, la storia consente presto di potere inviare squadre di Gladius a svolgere missioni e richieste dei cittadini passivamente, in background e soddisfacendo al tempo stesso alcuni requisiti del diagramma intesa. Le missioni si completano da sole e un timer indicherà quanto manca al loro ritorno.

Più una Gladius è rara e maggiore sarà il numero di abilità che potrà apprendere

Ogni missione completata dai Mercenari garantisce inoltre punti esperienza per salire di livello. Xenoblade Chronicles 2 consente di accumulare EXP infatti in modo attivo e passivo: lottare in battaglia, sconfiggere nemici sempre più forti nella classica tradizione dei giochi di ruolo e dormire nelle locande, spendendo l’EXP bonus accumulata completando le richieste dei cittadini e non altrimenti accessibile. Due modi per diventare più forti che, se combinati, consentono di proseguire agevolmente (o quasi) nell’avventura. La curva di difficoltà è morbida ma presenta ostacoli non indifferenti, costituiti principalmente da nemici dotati di tecniche particolari o combinazioni molto efficaci e pericolose. Mai sottovalutare un boss e, come in Xenoblade Chronicles, mentre la parità di livello consente di giocarsela e di reggere la sfida, essere di livello inferiore complica non poco lo scontro.

Non è richiesto un grinding forzato ma per non trovarsi in difficoltà è bene spendere tempo a completare le sub-quest e tenere d’occhio i parametri dei personaggi e il loro equipaggiamento.
Le tantissime tipologie di negozi differenti vendono oggetti dagli effetti più disparati in battaglia, spesso a tempo. Spendere una grande quantità di denaro e soddisfare le richieste contribuisce notevolmente allo sviluppo delle città, abbassando i prezzi della merce e aumentandone la disponibilità in quantità e quantità.
Ogni Ductor ha a sua disposizione due slot per l’equipaggiamento classico (armatura, senza cambiamenti estetici visibili) e uno slot per l’oggetto a tempo nella borsa, così come ogni Gladius ha a disposizione fino a tre slot per l’utilizzo dei cristalli ausiliari, oggetti speciali che, una volta raffinati nelle fucine ed equipaggiati, sono in grado di migliorarne le statistiche e di conferire particolari abilità in battaglia.

Una squadra di Mercenari pronta per andare in missione per noi!

In fase di anteprima ci siamo occupati di una panoramica generale di Alrest, analizzando gli aspetti che riguardano il commercio tra le varie città e abbiamo solamente grattato la superficie del titolo, concentrandoci sul commercio dei popoli che abitano i titani e su Rex e il suo lavoro di Recuperatore.
Ad Alrest abbiamo sotto controllo, su schermo e dai menù, praticamente ogni cosa. Tra i vari titani è possibile, quando la storia lo consente, spostarsi istantaneamente dalla mappa e sono presenti in ogni momento, evidenziati da simboli, i punti di riferimento per il viaggio rapido, le zone di recupero per recuperare tesori, i punti di raccolta, i dialoghi empatici, i negozi, le missioni e le abilità sul campo. Le icone sono fortunatamente filtrabili e disattivabili in ogni momento, dato che lasciarle tutte attive porta a confusione, visto l’alto numero dei punti di raccolta.

I collezionabili, sempre presenti e necessari per ottenere oggetti o completare missioni, si trovano ora solamente in punti specifici e trovarli è decisamente più facile. Le abilità passive delle Gladius permettono di aumentare il numero estraibile, così come di superare gli ostacoli rappresentati dai puzzle legati alle abilità sul campo. Vere e proprie sfide, richiedono un certo livello di sviluppo di caratteristiche specifiche, sommabile tra le Gladius selezionate dai Ductor, per essere risolte. Ad esempio, un puzzle che richiede Sapienza Nopon di livello tre può essere superato sia con una Gladius che possiede l’abilità di terzo livello che con due, sommandone le capacità totali. Puzzle che si presentano anche durante l’avventura principale per cui è bene avere sempre a disposizione un alto numero di Gladius dalle caratteristiche varie e non focalizzarsi solo su alcune. I cristalli per evocarle ed effettuare la risonanza si ottengono completando missioni, aprendo tesori nascosti (magari protetti proprio da richieste di abilità sul campo) o acquistandole nei negozi. Chiaramente, le Gladius più rare e forti sono molto difficili da ottenere.
Tornano i dialoghi empatici, più semplici da sbloccare e completare rispetto al passato e spesso necessari per migliorare le abilità.

Dromarch è una tigre bianca e di conseguenza è sempre fiero ed elegante.. o quasi

La mappa risulta fondamentale per orientarsi, perdersi nei titani non è affatto difficile. Aree enormi, panorami verdeggianti che arrivano fino all’orizzonte, il mondo di gioco che riesce a muovere la piccola ibrida di casa Nintendo è veramente impressionante. I titani e le aree non sono paragonabili per vastità ai continenti di Mira ma il colpo d’occhio e la sensazione di avere di fronte un mondo perfettamente coeso è forte sin dalle prime battute. Ogni titano ha un suo ambiente, una sua fauna, diversamente evoluta e sviluppata a seconda della posizione nel mare di nuvole, dell’altitudine e della temperatura. Panorami simili ma mai uguali, capaci di cambiare e di mostrare sfumature differenti dal giorno alla notte, differenti aree esplorabili a seconda delle maree del mare di nuvole, controllabili dormendo in una locanda. Tesori e aree nascoste con mostri unici (boss più potenti del normale, dotati di un nome proprio) che vi aspettano negli angoli più remoti.

La provincia dei Gormott, la razza felina umanoide a cui appartiene Nia è verdeggiante, con grandi pianure e una natura a farla da padrone, contraltare dell’arido panorama di Mor Ardain, titano su cui le piante sembrano non crescere più,  con Alba Cavanich, la capitale dell’Impero Ardaniano, avvolta da una coltre perenne di smog. E poi l’Uraya, un regno costruito all’interno del titano, una gigantesca balena che emerge sporadicamente sopra il mare di nuvole, vivendo lontano da tutti e tutto.
Ancora una volta i ragazzi di Monolith Soft. hanno costruito un mondo meraviglioso, reso vivo dallo splendido motore grafico, capace di incantare senza mezzi termini. Certo, la sensazione di stupore di camminare e vivere su un titano del primo Xenoblade Chronicles può mancare per chi l’ha giocato ma è innegabile il fascino dei colossi di Alrest. Nessun titano apparentemente raggiunge le dimensioni esplorabili di Bionis e Mechonis ma il loro numero e l’ecosistema che hanno costruito contribuisce a creare un mondo unico e variegato, riuscendo a incantare numerose volte.

Le vostre tasche saranno abbastanza grandi per questo mondo?

Tanta meraviglia tecnica e visiva richiede qualche compromesso e il titolo gira a una risoluzione di 720p sia in modalità portatile che docked, sfruttando la maggior potenza di quest’ultima per aumentare i dettagli e la distanza visiva dell’orizzonte. Il frame rate soffre in alcune zone, calando visibilmente laddove le condizioni atmosferiche incidono sull’ambiente, principalmente ad Alba Cavanich con il suo pulviscolo atmosferico. Cali frequenti ma circoscritti probabilmente dovuti a una tempi stretti di ottimizzazione, la sensazione è che siano problemi tecnici risolvibili con una patch (P.S. La patch del day one,disponibile proprio da pochi minuti, ha risolto e corretto buona parte dei problemi di frame rate nelle zone in cui il titolo soffriva visibilmente).

In modalità portatile, senza anti-aliasing, il mondo di gioco appare visivamente più “ruvido”, con contorni più visibili. Assenti le compenetrazioni tra i modelli poligonali dei primi due titoli, ogni creatura vivente è presente fisicamente e ha un suo peso nel mondo di gioco. Fenomeni di compenetrazione nei combattimenti si verificano solo in alcune battaglie, in corridoi o spazi particolarmente stretti.

Bisogna infatti abituarsi a vedere schierati contemporaneamente una grande quantità di personaggi e con mosse e tecniche condite da effetti speciali, può capitare di confondersi e avere poco chiaro lo scontro visivamente, questione di abitudine.
Sorprendenti i tempi di caricamento, nell’ordine di 2-3 secondi per gli spostamenti veloci da una mappa all’altra e assenti muovendosi nelle macro-aree titaniche. Il motore grafico carica costantemente in background durante gli spostamenti ma necessita di qualche istante per caricare a pieno le texture delle cittadine dopo il teletrasporto.

I Titani sono meravigliosi e molto diversi l’uno dall’altro

Lodevole l’impegno di Monolith Soft. per il lavoro sul character design e sulla recitazione, due degli aspetti più criticati dei due Xenoblade Chronicles. La morbidezza dei volti e dei modelli poligonali in cel-shading sorprende, così come l’attenzione prestata nel renderli il più espressivi possibile durante la storia, un passo avanti enorme rispetto al passato che conferma la volontà dello studio di ascoltare i feedback dei giocatori. Masatsugu Saito, famoso per il suo lavoro su alcuni anime, è il lead character design e ha creato la quasi totalità personaggi, eccezion fatta per le Gladius rare e i membri della Torna. Numerosi artisti e disegnatori hanno prestato le loro penne per la creazione delle Gladius rare, dando vita a una notevole varietà estetica. La differenza di stili è visibile nella galleria del gioco, con gli artwork originali degli artisti, meno osservando i modelli poligonali in azione nel gioco. L’impressione comunque, è che si sia lasciata carta bianca agli artisti, senza seguire vere e proprie linee guida.
La Torna e i suoi membri invece, sono stati creati da Tetusya “Final Fantasy” Nomura, guest star d’eccezione, vecchia conoscenza di Tetsuya Takahashi e suo ex collaboratore. La sua penna si vede e, per esempio, è impossibile non notare una certa somiglianza nel carattere e nel design tra Jin, capo dell’organizzazione, e Sephirot, antagonista principale di Final Fantasy VII. Discreto il doppiaggio, anche se in alcune scene, il voice acting manca di espressività, probabilmente perché i doppiatori si sono ritrovati a recitare senza il materiale video sotto mano. Al momento, non è ancora disponibile l’audio giapponese per avere un raffronto.

Cosa avrà voluto dire?

Eccellenza alla regia, eccellenza al character design e inevitabilmente, eccellenza anche nel comparto sonoro. Sua Maestà Yasunori Mitsuda ritorna in pompa magna, insieme a ACE, Kenji Hiramatsu e Manami Kiyota. Una composizione di artisti, capaci di comporre brani capaci pieni di citazioni, in grado di evocare echi dei precedenti titoli di Takahashi ma con una propria identità. Ad agosto abbiamo intervistato Sara Di Bella, membro degli Anùna, coro irlandese dalle notevoli abilità che ha prestato la voce per alcuni dei brani del titolo e ascoltare Shadow of the Lowlands ora, perfettamente contestualizzata nel momento pieno di malinconia della storia in cui viene suonata, rappresenta una chiusura del cerchio. Una grande varietà stilistica e melodie che evolvono nel tono e nel messaggio, spaziando dall’allegro al drammatico avanzando nel gioco. E dolci accompagnamenti notturni, note di pianoforte che ci introducono verso una nuova alba e un nuovo giorno.
Gli stessi compositori di Xenoblade Chronicles, la stessa regia sonora capace nuovamente di sorprendere, senza tradire le origini, omaggiando il primo capitolo con grande rispetto.
In fondo, quando ti ritrovi fermo in un’area e invece di avanzare e proseguire nella storia vuoi solo ascoltare l’accompagnamento sonoro, è un segnale di qualità abbastanza chiaro.
Inoltre, una parte del menù è dedicata proprio all’audio, con numerose opzioni di personalizzazione e regolazione.



Una piccola digressione personale: non ho mai nascosto di essere un fan di Tetsuya Takahashi e di come sarò sempre grato a lui, Hironobu Sakaguchi e Masato Kato per aver narrato e avermi fatto vivere storie incredibili, per avermi fatto sognare ed emozionare con pietre miliari nella storia dei jrpg e dei videogiochi.
Tutto l’incredibile talento di Takahashi si conferma in Xenoblade Chronicles 2, un titolo in cui riesce a riproporre una delle formule più affascinanti e originali viste nel genere negli ultimi anni rimescolando le carte in tavola e creando un titolo che non smette di sorprendere fino alla fine. E dopo cento ore di gioco, mi sono ritrovato ancora una volta a sorridere e sorprendermi, fermandomi a pensare, mettendo insieme i pezzi di un’avventura che omaggia un genere intero e la sua storia, riuscendo ad essere incredibilmente classico e tradizionale e al tempo stesso evolvendolo, portandolo al livello successivo. E ora, inevitabilmente ricomincerà l’attesa per i tweet di Soraya Saga (moglie e collaboratrice stretta di Takahashi) che preannunciano un nuovo titolo dello studio.

Xenoblade Chronicles 2 è un gioco di ruolo maturo, adulto, un titolo che rappresenta il perfetto esempio della maturità artistica e narrativa raggiunta da Tetsuya Takahashi che si conferma nuovamente uno dei migliori storyteller esistenti nel genere, se non, attualmente e considerando il lungo curriculum, il migliore. Un titolo che rappresenta la naturale evoluzione di Xenoblade Chronicles e di X, apportando miglioramenti al gameplay, snellendo le meccaniche in esubero ma mantenendo una grande profondità e varietà. Un’avventura epica che coinvolge dall’inizio alla fine, passando per decine di ore di cinematiche e spaziando tra politica, religione e mistero tramite gli occhi di Rex, destinato inevitabilmente a crescere durante un percorso che metterà a dura prova tutto il suo ottimismo. Ancora una volta, grazie Monolith Soft. Ancora una volta, un capolavoro.

Ho giocato e terminato l’avventura principale in oltre 100 ore grazie a un codice gentilmente fornitomi da Nintendo
Pro: Enorme, eccellente sotto ogni punto di vista, coinvolge e sorprende dall’inizio alla fine. E tante waifu!
Contro: Doppiaggio inglese non all’altezza nell’interpretazione, alcuni cali di frame rate
9.5

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