RIVE: Ultimate Edition – Recensione

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Mi son ritrovato casinista all’improvviso.

RIVE rappresenta l’ultimo tassello dei ragazzi di Two Tribes, software house ben nota ai fan della serie Toki Tori. Ultimo in senso stretto, strettissimo, in quanto questo side scrolling 2D è per davvero l’ultimo gioco prodotto dallo studio (qui l’annuncio sul sito ufficiale). Un vero peccato, perché questo team di sviluppatori ha talento da vendere e lo ha dimostrato, paradossalmente, proprio con la sua ultima creatura.

RIVE è recentemente sbarcato anche su Nintendo Switch nella sua versione Ultimate Edition e fin da subito si è presentato come uno sparatutto fantascientifico in due dimensioni in grado di combinare sapientemente esplorazione, sezioni platform e una sana dose di azione e adrenalina. Che gli amanti del genere rizzino le antenne: questo potrebbe essere il gioco che attendevano da tanto tempo.

Viva la sincerità!

Il gioco non si perde in chiacchiare, pesca a piene mani dai classici del genere e ci mette immediatamente nei panni di Roughshot, un cercatore di tesori spaziali che si troverà fagocitato da una nave spaziale alla deriva tra gli asteroidi. Il breve tutorial ci permette di familiarizzare, con disarmante immediatezza, con il veicolo pilotato dal nostro sfortunato eroe; la navicella-sottomarino-carro armato (meglio non si potrebbe descriverlo) è in grado di sparare in tutte le direzioni tramite il semplice direzionamento della levetta analogica destra, può effettuare un salto e un doppio salto con ZL e muoversi nello spazio con la levetta analogica sinistra. Tutto molto bello, tutto molto semplice. Ma non finisce qui.

Tramite il tasto R si può effettuare una scansione del circondario e attivare (o sarebbe meglio dire hackerare) meccanismi d’apertura di porte o dighe, o addirittura prendere possesso — temporaneamente — di utilissime unità robotiche. Queste ultime sono in grado di riparare il nostro veicolo, affiancarci con la loro potenza di fuoco (la classica torretta mobile) o persino aprirci percorsi inaccessibili. Apprezzatissima inoltre la possibilità di upgradare tramite la moneta del gioco (viti e bulloni raccattati dalle carcasse meccaniche dei nostri nemici) il nostro armamentario, che si fregerà di armi devastanti come i missili a ricerca, o altre utili per riprendere fiato e paralizzare robot decisamente poco amichevoli.

Mille missil… ah, come non detto.

RIVE è onesto e diretto sin dal principio: astenersi novellini e cocchi di mamma, qui si gioca sporco e si gioca duro. Il titolo è asfissiante per la quantità di nemici a schermo e le improbabili e dinamiche situazione in cui Roughshot finisce col cacciarsi. Sarebbe inutile e dannoso all’esperienza stare ad elencare tutte le meravigliose e spietate macchine assassine che tenteranno di accopparci nel prosieguo della campagna, quindi a voi il piacere della scoperta. Il tutto poi è condito da sezioni platform davvero ben congegnate, adrenaliniche e fuori dagli schemi, che evolvono inaspettatamente il gameplay in un crescendo continuo. Menzione d’onore per i boss di fine livello, pochi, ma buoni, buonissimi e cattivissimi; quando si riesce finalmente ad abbatterne uno la soddisfazione è tanta, ma viene subito sostituita con la voglia di andare avanti, di proseguire e scandagliare i meandri della nave alla ricerca di avventure sempre più folli.

Una volta terminata la ricca e coinvolgente campagna, il gioco permette di rivivere le imprese di Roughshot tramite la modalità speedrun e quella a vita singola. Mentre la prima darà filo da torcere a chi fa della velocità il suo cavallo di battaglia, la seconda metterà in crisi i giocatori più hardcore e in cerca di un’impresa degna di essere tramandata ai nipoti. Il gioco permette infine di sgranchirsi i polpastrelli con le sfide giornaliere e le battaglie in arena. Se le sfide riescono a spezzare il ritmo di gioco con obiettivi diversi dal carbonizzare mecha e robot — esempio: schiacciare 42 scarafaggi in in poche decine di secondi — la modalità arena è una vera e propria prova contro se stessi e, soprattutto, contro gli sciami impazziti di nemici che il gioco ci scaglierà contro. Questo ed altro per un posto in classifica tra gli eletti, giusto?

State bbboni! Boni ho detto!

C’è un altro elemento che impreziosisce questa farcita confettura: la storia. Ebbene sì, RIVE può vantare una trama – di contorno, è bene specificarlo – che s’incastra perfettamente tra uno scontro e l’altro e rilassa i tendini con scambi di battute davvero piacevoli da seguire. Roughshot è un pilota eccezionale, ma sa anche essere irriverente, spietato, menefreghista, pungente… persino nerd! Il gioco cita continuamente classici del passato e sfocia spesso nell’autoironia. L’intelligenza artificiale – una sottospecie di robot maggiordomo – con la quale il nostro alter ego si trova ad interagire riesce a strappare ben più di un sorriso grazie alla sua razionalità comicamente limitata da una serie di algoritmi e nel finale riesce a dare persino una gradita svolta alla nostra avventura. È possibile sparargli, ma non fatelo, per carità divina.

Parlavamo appunto di citazioni…

Esteticamente RIVE si rifà ad uno stile vivace e cartoonesco che dona carattere e personalità al titolo. Il motore grafico si comporta egregiamente, rende benissimo l’azione a schermo – “60 fps, baby!”, esclamerebbe Roughshot  – e immerge il giocatore nella mischia senza singhiozzi sia in modalità docked che portatile. Le ambientazioni sono ben curate, ricche di dettagli e funzionali al level design. Anche l’audio fa il suo dovere con tracce adrenaliniche nei momenti più concitati e altre più riflessive tra una (breve) tregua e l’altra.

Il gioco arriverebbe tranquillamente all’eccellenza se non soffrisse di una campagna molto breve (tre ore circa per completarla alla prima run) e di qualche momento da puro trial and error, qualcosa a cui probabilmente era difficile porre rimedio data la sua intrinseca freneticità e imprevedibilità.

La quiete dopo la tempesta…

A chi è consigliato, dunque, RIVE: Ultimate Edition? Detto col cuore, a tutti. Agli appassionati del genere e a chi non ha ancora dato una chance agli sparatutto frenetici e casinisti in due dimensioni. A chi ha voglia di perdersi in qualche citazione e in un sorriso ogni tanto e a chi semplicemente non vede l’ora di distruggere tutto (al di fuori del mondo reale). Date un’occasione a quest’ultima perla dei ragazzi di Two Tribes, non ve ne pentirete.

Completata la campagna principale e testate le altre modalità.
Pro: Uno shooter in 2D adrenalinico e fuori dagli schemi, che sa omaggiare alla grande i classici e si fregia di una storia di contorno davvero ben contestualizzata.
Contro: Campagna principale poco longeva, afflitto talvolta dal trial and error.
8

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