Oltre il porting: il mese in cui Nintendo tornò sulla Terra

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su email

Una Nintendo che non vedevamo da un po’

Prima di cominciare vi ricordiamo che stasera saremo IN DIRETTA con la redazione per parlare proprio del tema terze parti su Nintendo Switch, con uno spazio dedicato proprio alle conversioni e con un occhio alle microtransazioni. Potrete seguirci a partire dalle 21:00 sul nostro canale YouTube e su Facebook. Vi aspettiamo!

Diciamo che fin dalle sue premesse, Nintendo Switch aveva fatto capire che direzione avrebbe voluto intraprendere. C’è qualcuno che non ricorda, nei primi trailer della console, uno Skyrim già da allora visibile, cristallino, girare sulla nuova console della Grande N? Ecco, nessuno, esatto.

Ma quella poteva essere un’impressione. Peggio, un’illusione, o una trappola: Nintendo che si spara un titolone di terze parti per attirarci, per poi propinarci la sua tipica line-up, meravigliosa – sia ben chiaro -, ma prevalentemente monografica. Io stesso, alla visione a quei trailer, rimasi scettico. “Eh no, grande N”, dicevo, “dopo una Nintento Wii U che pareva Tom Hanks in Cast Away, non mi fido”.

Poi arrivò il giorno delle sentinelle impazzite: il 14 settembre. Ero da poco tornato a casa dopo aver cenato in una nuova tavola calda di cucina tipica friuilana (per la cronaca: sapori intensi tanto quanto la digestione). Il Nintendo Direct. Seduta sul divano, una mia amica si divertiva a vedermi saltare dalla sedia ascoltando un distinto signore giapponese parlare tra le immagini in scorrimento. Quel giorno infatti fu ben chiaro che dei semi fossero stati lanciati, semi di cui a distanza di un paio di mesi stiamo raccogliendo i frutti.

DOOM



Ma porco mondo: Doom! Il first person shooter storicamente più emblematico, dallo stile esagerato, violenza metafisica allo stato dell’arte. Ma davvero ci stiamo gasando solo per un gioco dell’anno precedente sulla nostra console? No. I significati di Doom su Nintendo Switch sono diversi. Primo, Bethesda. Una delle software house più solide del settore, capace di sfornare successi di critica e vendite impacchettati in epopee immense. Che decida di supportare la casa di Mario, c’è solo da sfregarsi le mani aspettandosi il meglio.
Secondo, il tenore di Doom: un gioco sanguinolento, trucido, con un’immagine totalmente opposta a quella solita di Nintendo.
Terzo, il brand in sé. Doom è Doom, un’autentica bandiera del videogioco. E il doom metal è il doom metal. Fine.

Rocket League



Non ho capito. Il più grande successo trash degli ultimi anni che approda sulla macchina prodotta dall’azienda più raffinata nel settore? Un movimento multiplayer che è cresciuto fino a sfociare nell’e-sport? La possibilità di sfidare anche i giocatori di altre console? Sì. L’emblema di una Nintendo che non vuole restare fuori dal giro più commerciale del mercato. E impreziosito dalle macchine di Mario, Luigi, Samus.

Godo.

L.A. Noire



Dopo Bethesda, Rockstar Games. Un’altra delle primedonne del panorama multipiattaforma punta su Nintendo Switch, portando la remaster del suo titolo più singolare. Ma siccome ne abbiam parlato diffusamente, vi rimandiamo alla nostra recensione.

Batman – The Telltale Series


L’uomo-pipistrello/quant’è brav, quant’è bello. La Telltale ormai ha talmente affinato le sue tecniche di sviluppo, che potrebbe far uscire un’avventura grafica su mia nonna Luisa che va alle poste a pagare le bollette e renderla assolutamente avvincente, ricca di acrobatici colpi di scena e cliffhanger. Le avvisaglie erano state lanciate con l’episodio di Minecraft per Nintendo Wii U, eppure è su Switch che ci aspettiamo il meglio.
Insomma ragazzi non ciucciamoci i calzini: storie in cui immerggersi nella meravigliosa fluidità dello schermo portatile, prendendo le nostre scelte col touch screen, magatri tra le coperte del letto? Sì, lo voglio, Vostro Onore.

The Elder Scrolls V: Skyrim



Abbiamo già parlato di Bethesda quindi basta dai, DAI REGAZ PLACHIAMO LA BALOTTA. Su Skyrim invece qualcosina la possiamo aggiungere, anche se ridondante: oltre duecento premi di gioco dell’anno, per quello che con molta probabilità è il titolo più rappresentativo della precedente geneazione di console. “E chi vuole giocare a un titolo de 2011?”, dirà qualcuno: ma avere Skyrim sulla propria console deve essere vista come una sorta di attestazione di fiducia, è Bethesda che affida alla console Nintendo uno dei suoi figlioli più cari.


Ok, questa era una lista di giochi, una lista di giochi che tra l’altro conoscete molto bene. E – si potrebbe a ragione far notare – sono tutti porting di titoli assolutamente non inediti. Ma allora Nintendo Switch è la console delle riedizioni downgrade? Un intestino dove inserire tutto ciò che avanza, ciò che viene più facile preparare nelle cucine delle software house? No, direi di no. Questa visione appare istintiva e superficiale.

Solo porting con pesanti downgrade? No grazie!

L.A. Noire è una remaster uscita contemporaneamente su tutte le piattaforme: più d’ogni altro dunque rappresenta l’equiparazione che una grossa software house ha fatto tra Nintendo Switch e il celebre trio Xbox One, PC, Playstation 4.
Doom e Batman sono invece titoli usciti più d’un anno fa. Qual è il valore del loro arrivo? Al di là dell’infoltimento del parco titolo, non possiamo ignorare quella che sembra la volontà di sperimentare da parte degli sviluppatori: nella nostra recensione abbiamo illustrato i risultati sorprendenti dell’adattamento di Doom sulla console ibrida Nintendo; anche l’adattamento di Batman deve aver comportato una serie di prove e cambiamenti intriganti per gli addetti ai lavori. E quando si sperimenta, partire da ciò che già si conosce modella le fondamenta del nostro successivo sapere.
Stesso ragionamento deve aver fatto Bethesda, il cui Skyrim per Nintendo Switch deriva dall’ultima versione, la Special Edition uscita sulle altre console sempre nel 2016.
Rocket League diventa involontariamente il caso più peculiare: stiamo parlando di un prodotto del 2015, quasi tre anni quindi. Eppure, in questo lasso di tempo la sua fama non ha fatto che consolidarsi, facendone il fenomeno di massa che tutti conosciamo. La volontà di Nintendo di non perdersi questa festa di gomme e palloni è indice dell’interesse e dell’attenzione dell’azienda verso il settore, due occhi finalmente sgranati sui 360 gradi.

In altre parole, ciò che possiamo dedurre è che le software house stiano tastando il terreno ancora fresco di Nintendo Switch. La risposta del pubblico, mai come in questo caso, sarà fondamentale.

Ecco un publisher che osserva la situazione in attesa di fare la propria mossa

Riappare un’altra questione: se sono titoli vecchi (e sappiamo che nella tecnologia videoludica un anno corrisponde a mezzo secolo), perché dovrei spenderci della grana, della sudatissima grana? Qui, oltre agli indiscutibili fattori personali, entra in gioco l’elemento che io, come voi, ho sempre amato dell’azienda di Kyoto: la Nintendo Difference. Nintendo Switch incarna la Nintendo Difference come non succedeva dai tempi di Wii: ogni esperienza di gioco, sull’ibrida Nintendo, diventa unica. Se lì però a peculiarità era data principalmente, se non esclusivamente, dal Wii Remote, ora i punti di originalità sono diversi. Tutto diventa portatile, giocabile in touch screen o mediante il joypad che più mi soddisfa o attraverso sensori di movimento, i costumi e i personaggi aggiuntivi sono davvero esclusivi, anche i prodotti third party interagiscono con gli amiibo: come negare che ci si trovi davanti a una macchina delle meraviglie, che trasforma sensibilmente l’esperienza di gioco?

Passiamo a degli esempi, sennò sembra che stiamo parlando di ciabatte per draghi. Ho avuto il dovere e il piacere di recensire L.A. Noire, e ho espresso con forza quanto le feature esclusive per Nintendo Switch arricchiscano la già consistente offerta. Non ho mai giocato a Rocket League, né m’è mai importato: ma sapere di poterlo avere in portatile a meno di venti euro mi incuriosisce non poco. Di tutti i titoli sopra menzionati, la mia mancanza più grave è sicuramente Skyrim: il quale, se non fosse arrivato su Nintendo Switch, sarebbe personalmente rimasto tra le perle da recuperare un giorno, chissà quando. Per completare con sincerità il quadro, non credo invece che acquisterò né Doom né Batman: le esperienze fatte sulla mia console e sul mio pc mi bastano.
Questi ultimi esempi sono ovviamente personali, perché – ripetiamo l’ovvio – sempre personali devono essere le scelte del giocatore. Ma va riconosciuto all’azienda di Kyoto il clamoroso impegno con cui ha deciso di tornare a tutto tondo nel settore. Non è ciò di cui tutti abbiamo accusato Nintendo negli ultimi anni?

Tranquilli, posate le armi… ho detto che su Switch ci arrivo con tutto Wolfenstein 2!

L’orizzonte è poco definito ma radioso: Wolfenstein 2 arriverà già a gennaio, quindi può a tutti gli effetti essere considerato una produzione Bethesda per tutte le piattaforme principali, Nintendo Switch inclusa. Quanto risultava irreale un’immagine del genere, ai tempi di Wii U?

Il giocatore Nintendo ha un palato fine, forse troppo viziato dalla qualità dei prodotti a cui è abituato; ma non di sole esclusive vive l’uomo. Nintendo è tornata in mezzo al mondo, ma con un piede: occorre ancora un passo per la stabilità.

Potrebbero interessarti

No more posts to show