L.A. Noire – Recensione

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Genere: Avventura investigativa
Multiplayer: No
Lingua/e: Testi in italiano, tedesco, francese, russo, spagnolo, inglese (e giapponese nell’edizione fisica) – Audio in inglese

Cose d’altri tempi

L.A. Noire è un gioco importantissimo per Nintendo Switch. In virtù non solo del valore ludico del gioco, ma anche – se non soprattutto – per il contatto che pone tra i suoi produttori Rockstar Games e la Grande N.

Per prima cosa, Rockstar Games, rockstar di nome e di fatto nell’ambiente videoludico, mancava sulle console Nintendo dal 2009, anno d’uscita di Gran Theft Auto: Chinatown Wars per Nintendo DS; il ritorno al supporto di un tale colosso può non solo arricchire l’offerta del parco titoli di Switch, ma riuscirebbe a stimolare tutta l’attuale generazione videoludica. Secondariamente, la Rockstar è genitrice di titoli adulti, violenti, scabrosi, vietati ai minori: e troppe volte, anche su queste pagine, si è parlato delle lacune delle console della casa di Kyoto in questo senso.

L’uscita della remaster di L.A. Noire, gioco tanto geniale quanto travagliato nella genesi avvenuta nel 2011, desta dunque grandi aspettative sotto molteplici punti di vista.

Voi non lo sapevate ma a Los Angeles negli anni ’40 si ballava già la break dance. Pazzesco.

Parlando di L.A. Noire è doveroso accennare alla sciagurata software house che lo sviluppò, l’australiana Team Bondi. Nei sette lunghi anni di creazione del gioco, si avvicendarono un cambio di publisher (da Sony a Rockstar Games, appunto), leak riportanti pessime voci sull’azienda e sul suo creatore Brendan McNamara, lamentele dei dipendenti, e chi più ne ha più ne metta. Al punto che, proprio mentre il gioco raggiungeva gli scaffali dei negozi, vennero chiusi i battenti.

Un tale caos gestionale non impedì però la crezione di un prodotto sopraffino.

L.A. Noire è un gioco investigativo, e tale descrizione appare come la più calzante, sebbene poco tecnica. Questo perché il titolo si presenta come un crossover di elementi videoludici finalizzati alla risoluzione dei casi. Nella Los Angeles del 1947, pregevolmente riprodotta, vestiremo i panni (ben cuciti ed eleganti) di Cole Phelps, marine durante il secondo conflitto mondiale e ora matricola nella polizia locale, l’LAPD. Partendo da semplici poliziotti, lo accompagneremo nella sua carriera di detective, scoprendo l’umore di una città tentacolare, dicotomica, luminosa come il sole che continuamente la scalda, come le star di una Hollywood sul trampolino di lancio, eppure oscura, malata, contorta, distopica, residuo alienato di un conflitto bellico indiretto che per gli statunitensi generò morte e paura a distanza. L’atmosfera è assolutamente immersiva, uno dei pregi di tutta la produzione.

Il nostro obiettivo sarà quello di risolvere tutti i diversi casi, divisi in momenti della progressione del personaggio, ognuno annunciato dal proprio titolo e indipendente dagli altri. Situazioni indipendenti dunque, ma collegate da alcuni fili riguardanti la vicenda biografica di Cole e una serie di avvenimenti cittadini, che terranno ben stimolata la nostra attenzione. Ci approcceremo a questi misfatti muovendoci in un simil-open world: i livelli sono dati in una sequenza prestabilita, ma all’interno della città potremo vagare come più ci piace, procurandoci così l’occasione di affrontare casi minori, side quest opzionali. Per spostarci, potremo portare noi i veicoli o farci accompagnare dal nostro partner.

Abbiamo parlato del cosa, passiamo ora al come, come si gioca ad L.A. Noire.

È pur sempre un gioco Rockstar Games.

La struttura portante di L.A. Noire è progettata molto similmente a quella di un’avventura grafica. Nei vari luoghi interessati al misfatto, dovremo aguzzare la vista e l’attenzione per cercare prove, tracce, elementi d’analisi ed interagire con questi. Gli indizi sono sottolineati da piccole icone, vibrazioni e soprattutto dall’audio: l’accompagnamento musicale in particolare, oltre a sorreggere egregiamente l’avventura, diventerà segnale dei nostri progressi nelle ricerche. Dopo la fase esplorativa, arriva il momento delle parole, le domande da fare alle persone interessate dei fatti e gli interrogatori, vero fiore all’occhiello del gameplay. Tutto, dagli indizi alle testimonianze ai luoghi visitati, viene annotato sul taccuino, accessibile premendo il tasto meno. Per ogni interrogato avremo quindi delle domande generate in base a ciò che avremo scoperto fino a quel momento delle indagini, e dopo ogni risposta, tre alternative: 1) assecondare, ossia non pressare troppo il teste, o prendere per buono quello che riferisce; 2) forzare, che consiste nell’alzare i toni in modo da risvegliarne la coscienza o la memoria; 3) accusare, imputargli un’accusa, unica scelta che possa essere ritrattata.

Queste sezioni sono impressionanti per accuratezza e coinvolgimento, così come accurata deve essere la nostra capacità relazionale. Come faremo infatti a capire se qualcuno ci sta nascondendo qualcosa, o peggio mentendo? Elementare, Waston: con le prove rimediate e studiandone l’espressione facciale. Da una parte, potremo sempre sbattere davanti alla faccia del bugiardo un elemento rinvenuto in casa sua o sulla scena del delitto, ad esempio; dall’altro, osservando bene se questi sfugge al nostro sguardo, come muove gli occhi, se a nostro avviso lascia trapelare un dubbio o un emozione, potremo tentare di ipotizzare la verità e coglierlo in fallo. Per quest’ultimo aspetto, sia nella grafica che nella tecnica, se pensiamo ai sei anni trascorsi, il lavoro del Team Bondi fu ed è impressionante.

Le critiche che si possono muovere alla parte investigativa risiedono nella narrativa: si può avvertire una certa ripetitività, mentre le dinamiche di alcuni casi non sono illustrate in maniera esaustiva.

La trama si infittisce, e io riparo i tubi.

L’altra parte consistente del gameplay è costituita dai momenti d’azione, divisibili in due gruppi tra combattimenti e inseguimenti. Analizziamoli più da vicino.

I combattimenti possono essere corpo a corpo oppure sparatorie. Entrambe le sezioni si palesano come il risultato più debole del gameplay: quasi mai impegnative, troppo semplicistiche e raffazzonate nei modi. Dettagli come la resistenza ai colpi troppo alta del protagonista, o il numero illimitato dei proiettili, danno l’idea di una feature inserita senza troppe pretese. Eppure, anche qui il divertimento non manca: specialmente gli scontri a fuoco riescono a offrire una certa soddisfazione ludica al giocatore.

Anche gli inseguimenti posseggono una duplice possibilità: in macchina o a piedi. Qui il risultato è più riuscito, il ritmo è incalzante e i controlli buoni, con qualche piccola riserva per le parti automobilistiche, che nei momenti più concitati rivelano un feedback alquanto macchinoso.

In generale, i movimenti avrebbero potuto essere più fluidi, ma considerate le meccaniche di gioco non distorcono l’esperienza.

Raramente succederà di bloccarsi, ma in qualunque caso potremo utilizzare i punti intuito: questi vengono in nostro soccorso facilitando le sezioni di interrogatorio e di ricerca degli indizi. Per ottenerli dovremo salire di livello, cosa che avverrà compiendo nel miglior modo possibile le azioni di gioco.

Ogni caso richiede da quaranta minuti a un’ora, e al termine di ognuno una schermata mostrerà il giudizio sulla nostra condotta e consigli su come avremmo potuto fare: ciò alimenta il fattore rigiocabilità. Questa edizione contiene tutti i DLC usciti in passato, per un totale di 26 missioni: se a queste aggiungiamo i diversi collezionabili (alcuni anche inediti), e l’appena menzionata rigiocabilità, appare chiaro come L.A. Noire sia un prodotto pieno di contenuti, dalla spiccata longevità.

“In casa di un famoso regista e produttore cinematografico” OOOOOOOOPS

Dal punto di vista della direzione artistica, siamo al cospetto di un capolavoro. L’ambientazione, le macchine, i vestiti, le musiche, tutto aiuta ad immergere il giocatore in quegli anni così paradossali. Non si tratta di solo valore estetico: come abbiamo evidenziato, ciò che vedremo e ascolteremo sarà parte integrante dell’indagine. I personaggi sono caratterizzati benissimo nel loro aspetto e nei loro gesti, e il loro doppiaggio è da Oscar. L’audio, a tal proposito, perde forse qualcosina in fase di uscita dalle casse della console, sono quindi consigliati degli auricolari in modalità portatile. Altro piccolo trick: le vostre orecchie potrebbero trarre giovamento dalle impostazioni abbassando il volume di musiche ed effetti a favore di quello dei dialoghi. I miglioramenti grafici rispetto al passato ci sono, ma chiaramente non aspettatevi alcun cambio radicale di vesti: texture spigolose e pixel ballerini non mancheranno, così come quasi imbarazzanti appaiono oggi i pop-up dei fondali. L’esperienza ludica e visiva non ne viene deturpata, ma scalfita.

Il problema tecnico di L.A. Noire consiste in questi pochi ma pesanti difetti. Di realmente fastidioso ce n’è però uno solo, ossia i rallentamenti. Essendo presenti in non pochi momenti di gioco, sarebbero stati trascurabili se il gioco non avesse una natura così vicina all’avventura grafica, con comandi comunque non sempre liberissimi. Ciò cozza con i caricamenti, che sono pochi e davvero brevi. Altra pecca può riscontrarsi nelle linee di dialogo: ottimamente tradotte in italiano, sono alquanto piccole, e alla lunga rischiano di affaticare gli occhi.

Se però la macchina Switch ha comportato alcune limitazioni, non dobbiamo dimenticare le sue feature esclusive.

La prima e più dirompente di tali aggiunte va in parte a compensare i problemi grafici di sopra: in modalità portatile, il gioco è una bomba. Graficamente un gioiellino, la tipologia di gioco con più osservazione che azione si sposa benissimo con le partite lontane dall’invincibile binomio divano-tv. Sempre in portatile, sono stati aggiunti i controlli touch: piuttosto ben fatti e calzanti anche loro al genere ludico, rallentano però di molto l’azione, sopratutto per la mancanza della corsa. Restano però adatti a sessioni di gaming calme e ragionate.

Meno apprezzabili invece i comandi movimento tramite giroscopio, che rischiano di causare confusione e fastidio.

40 gradi al sole e giacca, camicia e cravatta: non vedo errori.

L.A. Noire è, infine, un gioco importantissimo per Nintendo Switch. Rockstar torna dalle parti di Kyoto con uno dei suoi titoli più controversi e geniali. Questa versione per Nintendo Switch viene in parte graffiata da un comparto tecnico altalenante, tra direzione artistica magnifica e qualche rallentamento di troppo. Non tutte le feature in esclusiva per l’ibrida Nintendo risultano sensazionali, ma la portabilità è un valore aggiunto davvero determinante. L.A. Noire è un titolo che sotto l’aspetto ludico non ha sentito minimamente il passare degli anni: un gameplay vario e divertente, un’atmosfera impagabile, una trama che mantiene interesse, una mole di contenuti impressionante.

Se vi siete persi questo diamante videoludico, Nintendo Switch potrebbe essere la piattaforma che fa per voi. I dieci euro in più rispetto alle altre console trovano giustificazione nell’elaborazione ad hoc per la macchina Nintendo: non tutte riuscite, ma quelle positive si fanno sentire vigorosamente.

Brindiamo al supporto dalle terze parti! Chissà che Rockstar Games non decida di portarci dell’altro, sulla nostra amata consolina…

Giocato sopratutto nell’incantevole modalità portatile, grazie a un codice gentilmente offertoci dal publisher. Per completare l’installazione ho dovuto recuperare una micro SD.
Pro: Un gioco originale come pochi, ispirato da una genialità senza compromessi spremuta in un’ambientazione da urlo, artisticamente eccellente.
Contro: Alcune pecche nel gameplay si affiancano a qualche rallentamento e lacuna grafica di troppo. Non tutte le feature esclusive sono propriamente avvicenti.
8.0

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