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Come Mario e Zelda mi hanno fatto tornare la voglia di giocare

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Pubblicato il
19 Novembre 2017

Eppure era così semplice…

Prima o poi, penso, arriva un momento, nella vita di ogni videogiocatore, dove prende il sopravvento la noia. Sia chiaro, non parlo di un tipo di noia normale, passeggera, ma una sensazione particolare che attanaglia lo stomaco e la mente, che porta quasi a stancarsi appena preso il pad in mano. Pur avendo decine di titoli davanti, su svariate piattaforme, non si vuole più giocare. Non so bene come descrivervela né so come si arriva a tale risultato, forse è un percorso unico per ogni persona e magari alcune nemmeno proveranno mai tale sensazione, per questo mi limiterò a raccontarvi la mia storia e di come Zelda, e ancor di più Mario, mi abbiano risvegliato e scrollato di dosso questo torpore videoludico.

Iniziamo dal periodo pre-Wii U, anzi, iniziamo dalle origini direttamente. Sono un gamer nato con le console cinesi comprate a pochi spiccioli presso le bancarelle. Le avete presenti? Quelle di forma allungata, con una leggera gobba al centro, lo schermo sopra e qualche tasto malfunzionante nella parte inferiore? Scomodissime ed orribili ma, cavolo, erano il mio primo approccio al mondo digitale, per me erano fantastiche. Quella che avevo era verde e ci giocavo, se non ricordo male, Tetris e un altro gioco in cui sparare a delle robe. Poco dopo è stata l’ora del Game Boy, il primo ed unico, in cui giocavo… Tetris, sì, sempre Tetris. A lui è poi seguito quella che è stata la console che più di tutte mi ha conquistato, il mitico Nintendo 64. Giocavo così tanto a Super Mario 64 che i miei genitori dovevano portarsi i pad al negozio per impedirmi di saltare all’interno dei quadri appesi nel castello.

Ecco un esempio della mia prima console in tutto il suo splendore

Successivamente passai al nemico facendomi regalare una PlayStation 2 con Ratchet & Clank. Tutto bello fin quando non trovo Cube in edicola con stampato il mega faccione di Mario che, appunto, pubblicizzava Super Mario Sunshine. Il mio me più piccolo, più basso, più magro e con i capelli, voltandosi verso la madre, disse ovviamente di volerlo sulla sua PlayStation 2. Bastarono pochi attimi per sfogliare la rivista e capire la triste realtà: Mario non era su PlayStation ma su un’altra console, strana, a forma di cubetto viola con la manichetta. Non piansi nemmeno, sapevo che non l’avrei mai avuta e mi rassegnai presto. Passarono gli anni, la PS2 venne modificata e la quantità di giochi comprati dal palermitano (così lo chiamavamo, c’erano lui ed il napoletano e non accusatemi di chissà che: sono un siciliano che convive con una napoletana!) aumentò sempre di più. Sempre tutto molto bello, la passione ardeva al 100%.

Dopo la PlayStation 2 passai al PC, con un portatile decisamente buono per l’epoca, su cui passai praticamente tutta la generazione PlayStation 3/Xbox 360/Wii. Mai avuta una delle tre console se non in tempi recentissimi. Tutta quella generazione per me fu unicamente su PC, con titoli come: Hidden and Dangerous 2, in cui ero all’interno del clan migliore d’Italia, gli ATK; Guild Wars, che costituì il mio primo approccio al mondo MMO esploso pochi mesi fa con l’iscrizione a World of Warcraft; Bioshock, Far Cry e Halo, che mi colpirono per la profondità della storia che poteva avere anche un FPS (Half Life 2 arrivò poco dopo) e tanti, tantissimi altri giochi. In tutto questo, niente Nintendo. La società giapponese era stata dimenticata e relegata ai giochini demenziali della mia sorella più piccola su Nintendo DS.

E una partitina a questo non te la fai? Per forza!

Tutto proseguiva piuttosto tranquillamente fino a quando non conobbi una persona, con cui oggi non sono più in contatto, che mi ha praticamente reintrodotto al mondo Nintendo. Il mio PC era oramai deboluccio e non videogiocavo più a nulla da molto tempo ma il pallino in testa era sempre presente, sopito ma costante, ed era la prima volta che mi ritrovavo tra le mani un Nintendo 3DS con su la cartuccia di Rhythm Paradise (lo so che è per DS ma non è rilevante). L’amore fu praticamente istantaneo, volevo saperne di più, e quale modo migliore e semplice di ricominciare a giocare se non con Monster Hunter 3 Trii! Serate su serate a guardare questo gioco e, dopo poco, la notizia: “Vedi che sta per uscire la versione Ultimate per Nintendo 3DS con tanto di console a tema”. Tristemente nera, ma XL, a differenza di quella piccolina del mio amico. Fatta, andata, prenotata su Amazon e, a dicembre del 2011, ricominciai il mia viaggio da videogiocatore farmando Rathalos, Diablos, Duramboros, Dire Miralis e Nargacuga Iridescenti per circa 1500 ore e con un’immensa voglia di saperne sempre di più. Avevo decine di perle da recuperare: Mario Kart 7, Ocarina of Time 3D, 3D Land, Animal Crossing e un mare di roba in digitale. Tutto acquistato, tutto spolpato, ne volevo sempre di più e poi arrivò lui, tristemente lui ma lui: il Nintendo Wii U.

Il rapporto con il Wii U è stato così così. I giochi uscivano, pochini, ma uscivano. E quindi via con Rayman Legends, Super Mario 3D World, Bayonetta 1 e 2, The Wonderful 101, Mario Kart 8, insomma, una buona sequenza di titoli a cui presto, molto presto, si affiancarono anche quelli PlayStation 4 e Xbox One. Avevo iniziato da poco a lavorare e, di conseguenza, gli stipendi che se ne andavano in videogiochi e console erano un flusso costante. Ho addirittura avuto una PlayStation Vita, pensate un po’ quanto poco riflettevo a cosa compravo! A metà 2016, dopo aver venduto il Wii U e la Xbox One e con solo la PlayStation 4, decisi finalmente di investire un bel po’ di soldi nell’acquisto di un PC da gaming più che degno, e lì iniziò un decadimento pressoché inesorabile.

Un po’ di porno per gli amanti del genere. Nulla di che ma ne sono abbastanza soddisfatto. Pure con la sfocatura artistica, invidiatemi.

Parliamoci chiaro, io ritengo il PC la piattaforma da gaming definitiva, adatta a QUALSIASI tipo di videogiocatore. L’ho settato in modalità console, attaccato al 55 pollici e alterno a mouse + tastiera il pad. Il problema, nella mia mente, è sorto nel momento in cui ho iniziato ad acquistare e scaricare una quantità spropositata di giochi in pochissimo tempo. Humble Bundle, key su G2A o Instant Gaming, altri metodi d’acquisto, avevo la coda download perennemente piena.. e non avevo più voglia di giocare. Zero, scomparsa nel nulla. Avevo davanti un mare di giochi ma nessuno che riusciva realmente ad emozionarmi. Alcuni titoli li scaricavo solo per vedere se riuscivo a farli girare in 4K e 60fps per poi disinstallarli dopo pochi giorni; altri li scaricavo tanto per provarli, mi prendevano un pochino e poi li disinstallavo; altri ancora li compravo per poi non provarli proprio (credo di avere almeno una trentina di giochi mai avviati su Steam). E quasi ogni sera mi ritrovavo davanti la cartella “Giochi”, strapiena, a sfogliarla lentamente mentre dicevo in tono triste alla mia compagna “non ho nulla da giocare” per poi finire, effettivamente, a non avviare nulla o a giocare pochissimi minuti a qualcosa che mi annoiava sin dalla schermata iniziale.

Tutto questo è andato avanti per diverso tempo e mi ha portato anche lontano da quella che era una passione nata praticamente insieme a me. Avevo quasi “paura” di non voler più videogiocare, sensazione presto dimenticata per essere inglobata da quella noia che mi buttava addosso quel mondo che tanto avevo amato. Era pure il periodo di NX, non si sapeva nulla di Switch, il Wii U era bello che morto e, da quel poco che arrivava, sembrava che Nintendo volesse buttar fuori una console che, ai miei occhi, sarebbe stata praticamente inutile, un Wii U 2, una morte annunciata. Forse il tutto era anche influenzato dal mio malessere mentale. Il tutto si è rimescolato alle 4 del mattino del 13 gennaio, con la presentazione ufficiale di Nintendo Switch, da me presa piuttosto maluccio.

Malinconico e quasi rassegnato, come un quadro d’autore che nessuno conosce…

Ancora due mesi, inutile arrabbiarsi, è una console Nintendo. Dopo poco avevo già piazzato il preordine per la console insieme alla collector edition di The Legend of Zelda: Breath of the Wild. Arriva il fatidico giorno, GameStop aperto a mezzanotte per l’occasione e strapieno di gente. Prendo tutto, con tanto di amico arrivato prima che scarta e avvia la console davanti ai miei occhi, pago e porto a casa. Collego con calma la console, leggo un poco il libretto, guardo la statua della Master Sword della limited di Zelda e avvio il gioco. Sapete quale è stato il momento del gioco che mi ha fatto capire che non ero stato io a perdere la passione, ma avevo semplicemente sbagliato titoli a cui approcciarmi, che avevo sbagliato ad accumulare roba di dubbia qualità nel tentativo di divertirmi in maniera forzata? Questo (andate al minuto 6:45 se non ve lo visualizza dopo il play):



Mi è bastata questa scena per farmi avere i brividi e, vi giuro, le lacrime. Annaspavo in un mare di giochi senza trovare una vera e propria qualità, un qualcosa che spiccasse e mi trasmettesse chiaramente il messaggio “oh, vedi che non siamo morti e non ci siamo appiattiti tutti in un melmoso mare di mediocrità, sappiamo ancora brillare”. C’è voluta Nintendo che, con la sua maestria, ha portato sugli schermi di tutti i proprietari di Nintendo Switch una perla come Breath of the Wild.

Totale libertà, interazione con l’ambiente e tra gli elementi, la fisica, il poter sconfiggere i nemici nelle maniere più disparate, arrivare all’obbiettivo in decine di modi diversi. Intere settimane a stare anche solo all’interno del gioco, a gironzolare con calma dopo aver sconfitto Ganon e a vedere ogni millimetro di quel mondo immenso e vivo. Sì, forse un po’ vuoto, forse ha pagato il prezzo del suo essere cross gen ma non me ne fregava niente, mi mancavano i capolavori. Un vero GOTY come Zelda, oltre a prendere il genere di appartenenza e rivoltarlo come un calzino nella creazione di qualcosa di nuovo, deve sconvolgere l’animo e modificarlo, in meglio. Deve trasformare il giocatore, farlo crescere e fargli capire che forse, la fuori, c’è ancora qualcuno che è capace di realizzare dei videogiochi degni di tal nome.

Ce l’avevo fatta! Zelda aveva riacceso in me il sacro fuoco!

L’ondata positiva, per fortuna, non si è arrestata. La passione era tornata più ardente che mai ed ho ripreso a giocare (e finire!) una lunghissima serie di giochi. Ero senza dubbio rimasto colpito in maniera estremamente positiva dalla console e ho comprato praticamente tutte le first party (e non solo) pubblicate. Tra una partita a Splatoon 2, una gara a Mario Kart 8 Deluxe e le solite, infinite run su The Binding of Isaac, il tempo è passato velocemente ed è arrivato anche il secondo capolavoro assoluto: Super Mario Odyssey. Inutile dirvi che le emozioni provate con Breath of the Wild non solo si sono ripresentate, ma erano ancor più accentuate dal fatto che Mario è uno dei personaggi che più amo di Nintendo ed ogni passo all’interno del mondo di gioco mi faceva tornare in mente un diverso gioco, un diverso momento della serie.

Se poi considerate pure qual è il mio nick all’interno del sito, immaginate un po’ la mia reazione durante determinate fasi avanzate di gioco. L’ho giocato dall’inizio alla fine con il sorriso, con tanto di brain explosion durante il finale che ha finalmente coronato il SOGNO di ogni vero nintendaro. Purtroppo non sono incline a portare a termine un titolo al 100%, non ho mai platinato/millato assolutamente niente e, dopo la fine della storia, non l’ho più ripreso molto in mano ma non l’ho affatto abbandonato. Sta sempre lì ad attendermi, con la mia compagna che nel frattempo se lo sta spolpando in tempo record.

Spernacchiotto best npc del gioco. Lo chiamo Spernacchiotto perché suona bene e non ricordo mai il suo nome. E il fatto che sia scritto chiaramente in quest’immagine è un mero dettaglio irrilevante.

Insomma, il mio male esistenziale legato al mondo videoludico non era un vero e proprio malessere. Era più una mancanza di veri videogiochi, una voglia di provare nuovamente le sensazioni e le emozioni che mi avevano portato ad innamorarmi di questo mondo, a farmi vivere avventure (nel vero senso del termine) in mondi fantastici e colorati, a farmi divertire e nel contempo a rilassarmi, sia che io stia vagando per un regno distrutto e costantemente minacciato da un’oscura presenza sia che stia viaggiando per un terra fittizia, alla scoperta finalmente degli altri regni ospitati da un mondo che visitiamo da oltre trent’anni ma che non abbiamo mai realmente esplorato.

Nintendo, mi ha regalato due vere e proprie gioie, per il cuore e per la mente, che dici, me lo fai un altro regalo con Metroid Prime 4? Anzi, facciamo con Yoshi, che ho più aspettative per lui che per la bionda cacciatrice di taglie. Se poi ci mettiamo che non ho ancora mai finito nessuno dei primi tre Prime (ve l’aspettavate la sconvolgente rivelazione alla fine? Paura eh?)…