Völgarr the Viking – Recensione

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Genere: Azione
Multiplayer: N.D.
Lingua/e: Inglese

Rise, warrior!

C’era un tempo in cui, strano ma vero, le console non erano parte dell’arredamento casalingo e i videogiocatori si riversavano come formichine nelle sale giochi, dissanguando occhi e monetine davanti agli schermi dei cabinati. Inutile girarci intorno: l’intento dei giochi di allora era mascherare uno scialacquio forzato con del divertimento sotto forma di pixel. Il più delle volte ci si trovava, infatti, dinanzi a titoli dalla difficoltà estremamente elevata, così poco accessibili da costringere gli appassionati a tentare e ritentare fino a quando non s’imparava a memoria ogni singolo livello (e fino a quando le tasche non si alleggerivano all’inverosimile).

Le cose sono fortunatamente cambiate, ma ci sono ancora tanti estimatori di quei giochi succhia-vita e succhia-soldi che tanto li hanno fatti penare e tanto, evidentemente, li hanno divertiti. Perché si sa, non c’è soddisfazione più grande del completare un gioco all’apparenza impossibile. Forti di ciò, qualche anno fa i ragazzi di Crazy Viking Studios hanno aperto una campagna Kickstarter per il loro Völgarr the Viking. La campagna, che ha raccolto più del doppio dei fondi sperati, presentava la seguente premessa: “Un gioco senza una vera sfida è come un cheeseburger senza carne”. E niente, basterebbe questa frase per farvi capire di che genere di gioco andremo a parlare.

Volgarr The Viking
Ehm… per di là? Sei sicuro?

Il titolo non si perde in chiacchiere: Odino riporta in vita Völgarr e gli ordina di completare una missione del tutto priva di dettagli. Il vichingo dal canto suo non si farà troppe domande, così come i giocatori (almeno quelli consapevoli del tipo di acquisto) che altro non vorranno se non pigiare tasti e fare strage di tutto ciò che si troveranno di fronte.
Völgarr the Viking prende a piene mani dal temutissimo Ghosts ‘n Goblins, quell’action platformer ancora oggi incubo degli allora possessori di un Nintendo Entertainment System. Per i più giovani, ecco un sunto veloce di cosa il gioco ci metterà di fronte: nemici, nemici e nemici, nemici a destra, a sinistra, sulle nostre teste, sotto i nostri piedi. E ancora: subdole trappole quasi invisibili all’occhio umano, enormi mostri, cavalieri e bestie alate, zombie che spawnano all’infinito e, giusto per non farci mancare nulla, il boss di fine livello. Il tutto condito da sezioni platform al limite della perversione e della cattiveria. Anzi, togliete pure il limite e buona fortuna.

Ad aggiungere pepe alla formula gli sviluppatori hanno pensato ad un sistema di salvataggio quanto mai punitivo: i save point, semplicemente, non esistono. O meglio, per ogni mondo abbiamo a disposizione un solo checkpoint (esatto, uno, one, ein, ènas, 一つ). Quando si muore, si ricomincia tutto daccapo. Una volta completato un mondo si accede al successivo e, spenta la console, è possibile selezionare, per grazia divina, quale riprendere. Attenzione però, perché se ci tenete a sbloccare il vero finale del gioco dovrete completare quest’ultimo in una singola sessione, senza mai interromperlo e ovviamente senza mai avvalervi della selezione dei livelli. Avete capito bene, tutto il gioco e tutto in una volta sola. Se non si fosse ancora capito, abbiamo a che fare con un gioco difficile.

Volgarr The Viking
Signorina, me la darebbe una dritta?

L’armamentario di Völgarr è piuttosto essenziale; il vichingo può scagliare lance (anche durante il salto), affettare i nemici con la sua spada e proteggersi con uno scudo. Nonostante i possenti muscoli, tuttavia, il nostro guerriero può subire un massimo di tre o quattro colpi, solo, quando e se si è abbastanza bravi da aprire dei forzieri sparsi lungo i livelli, talvolta facilmente accessibili, altre volte difesi da bestie cocciute, nascosti o posizionati su alture e diroccamenti che portano spesso a chiederci se il gioco vale la candela. Meno danni si subiscono e più Völgarr diventa forte. Già al primo potenziamento è possibile caricare la lancia, scagliarla molto più lontano e con una forza a dir poco devastante; lo scudo inoltre si rafforza e riesce a parare gran parte degli attacchi. L’ultimo upgrade ci mette in possesso di una lama fiammeggiante che aumenta a dismisura i danni inflitti ai nemici. Se si prende un colpo l’equipaggiamento viene ridimensionato fino a quando non si finisce con l’andarsene in giro armati di uno scudo di legno o spogli di tutto se non della gonnellina vichinga.

Oltre a perforare le teste dei nemici, le lance possono essere conficcate nei muri in modo da scavalcarli o per protegge la testa di Völgarr da attacchi provenienti dall’alto o ancora per sfruttare le debolezze di alcuni boss. C’è poi la meccanica del balzo. A differenza di un comune platform, in Völgarr the Viking, una volta saltati sulla piattaforma prescelta, non sarà possibile modificare la direzione e nemmeno “aggiustare” la caduta. Questo porta il giocatore a prendere minuziosamente le misure e, per i meno pignoli, a morire incessantemente tra le fiamme o a precipitare inghottiti da burroni senza fondo. il doppio salto è fortunatamente contemplato, ma non aiuta più di tanto e il più delle volte fa compiere al vichingo dei veri e propri numeri da circo. Solo una volta memorizzato il giusto posizionamento e il perfetto tempismo d’azione si è in grado di andare avanti. Il gioco punta molto sul trial and error, si potrebbe dire che lo esaspera, che porta il giocatore a prendere nota di ogni mossa, ogni ostacolo, ogni nemico, ogni appiglio. È un gioco difficile, si era capito?

Volgarr The Viking
Cos’avrà mai abbattuto il nostro prode eroe?

Il level design non brilla per originalità, ma è ben pensato (o mal pensato? a voi l’ardua sentenza). Gli sviluppatori hanno progettato il gioco in modo che ignorare un solo millimetro si rivelerà un errore fatale. Il pattern dei nemici non è mai troppo complesso, ma mette spesso alle strette e il più delle volte coglie di sorpresa anche il giocatore dai riflessi più sviluppati. I boss alla fine di ogni mondo possiedono una sequenza fissa di attacchi e vanno incontro alla morte solo dopo un attento studio e, quindi, dopo diversi tentativi. Il consiglio è di arrivare allo scontro finale con l’intero set di armatura disponibile e sotto la luce di una speciale benedizione nascosta nei meandri di qualche texture.

Dal punto di vista tecnico non ci siamo imbattuti in alcun bug, glitch e via dicendo, e il frame rate si è sempre mantenuto stabile anche nelle fasi più affollate. Esteticamente il gioco si rifà a quello stile old school tipico dei giochi arcade dell’epoca. Völgarr the Viking è pixeloso, splatteroso, colorato, ma non presenta una direzione artistica molto ispirata. Tutte le creature falciate durante la nostra avventura sanno di già visto, così come i boss, mai troppo caratterizzati. Anche le tracce sonore si limitano all’accompagnamento del giocatore e forse è meglio così: perché impegnarsi tanto nel comporre musiche memorabili se poi queste finiscono con l’essere coperte da una lunga sequela di parolacce?

Volgarr The Viking
Scontro tra lance… la sua è più grossa però.

Il nodo della questione è tutto qui: se vi piacciono le sfide estreme, se non avete paura di ripetere le stesse sessioni di gioco fino all’esaurimento nervoso, se vi ritenete in grado di poter superare qualsiasi ostacolo, se il vostro animo nasconde una punta di masochismo malato… allora Völgarr the Viking è senza alcun dubbio il gioco che fa per voi. La soddisfazione a seguito di un’impresa riuscita è enorme, ma forse, per alcuni, probabilmente per tantissimi, non sarà un motivo sufficiente a giustificare l’acquisto.

Ho completato la campagna, tra un insulto e l’altro, in poco più di una decina di ore.
Pro: Una tremenda sfida old school, dalle meccaniche classiche e dal level design intelligente, che saprà terrorizzare anche i giocatori più coraggiosi..
Contro: Va inevitabilmente incontro ad una ripetitività di fondo e presenta fasi da trial and error all’ennesima potenza. La frustrazione è sempre dietro l’angolo.
7.5

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