Pokkén Tournament DX – Recensione

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Genere: Picchiaduro
Multiplayer: 2 (locale, wirlesse e online)
Lingua/e: Italiano (testi) Inglese/Giapponese (voci)

Who’s that Poké-fighter?

Pokkén Tournament approda su Nintendo Switch alla fine di un percorso biennale iniziato nelle sale giochi giapponesi e che ha visto come tappa transitoria, circa un anno e mezzo fa, lo sfortunato Nintendo Wii U. Il titolo creato in collaborazione tra Bandai Namco e The Pokémon Company è uno dei tanti progetti di valore che potevano ambire a qualcosa in più rispetto a quanto concesso sulla base installata di origine e quindi, come Mario Kart 8 Deluxe, si ripresentano oggi con l’intento non solo di dare corpo alla libreria della nuova console, ma anche di raggiungere finalmente risultati commerciali in precedenza impossibili da ottenere.

Ma in cosa si traduce questo per chi aveva già intrapreso il cammino della Lega Ferrum impugnando il suo fido paddone e ora si trova nel dubbio se acquistare o meno Pokkén Tournament DX?

Il semplice menù che ospita ogni opzione di gioco

Questo Pokkén Tournament DX è sostanzialmente lo stesso gioco che abbiamo potuto apprezzare su Wii U (seppur con i suoi limiti – qui la nostra recensione) con l’aggiunta di contenuti e di alcune rifiniture all’esperienza di gioco che rendeno nel complesso giustizia al suffisso attribuito, ma senza veri e propri stravolgimenti in grado di mutare la percezione del titolo da parte di chi non ne è mai stato realmente interessato.

Ci sono miglioramenti tecnici? Certo. Un numero maggiore di modalità di gioco? Anche. Aumentato il roster dei personaggi? Eccome, in maniera davvero consistente. Eppure è lecito affermare fin d’ora che non ci troviamo di fronte ad una rivisitazione in pompa magna al pari di quanto visto per Mario Kart 8. Un po’ di delusione c’è, ma non da fasciarsi la testa.

Pokkén Tournament è anche Davide contro Golia!

La novità più evidente la ritroviamo nei nuovi combattenti a nostra disposizione: Darkrai, Croagunk, Scizor ed Empoleon li ritroviamo dopo il loro esordio nei vari update della versione da sala (non una sorpresa per chi segue il competitivo dunque), mentre Decidueye marca presenza alla casella “novità assolute”, trattandosi di un personaggio esclusivo per questa versione.

Si tratta di aggiunte molto interessanti e varie – che si parli di potenza, imprevedibilità o tecnica – che consentono al giocatore di sbizzarrirsi tra 21 combattenti tutti diversi e a volte davvero atipici. Questo numero ridotto rispetto agli standard del genere non deve infatti ingannare: l’assenza di personaggi clone e l’estrema diversificazione degli stili di combattimento ci regala un ventaglio di opportunità in cui la noia non è contemplata.

Croagunk è uno spasso ed è l’unico ad essere anche un Pokémon di supporto.

Caratteristica peculiare del titolo rimane la doppia natura del sistema di combattimento: ciò che rende Pokkén Tournament (in ogni sua incarnazione) così distintivo e al tempo stesso difficile da digerire per alcuni giocatori è il gameplay alternato tra combattimento tridimensionale “ad area” (Fase Panoramica) e classico bidimensionale laterale (Fase Duello). Si inizia in Fase Panoramica passando a quella Duello, e viceversa, a seguito di attacchi specifici (prese, colpi potenti), mutando di volta in volta in ritmo, distanze e anche moveset dei personaggi.

Non si tratta di cambiamenti così drammatici in quanto il gioco prevede l’utilizzo di comandi digitali in entrambe le Fasi e in buona parte è sufficiente ripensare le mosse per la nuova inquadratura (EgSU+A in Panoramica diventa DESTRA+A in Duello), ma vengono comunque introdotte delle variazioni sensibili più o meno efficaci a seconda della Fase: sta al giocatore rendere al meglio al momento opportuno, scatenando il proprio Machamp nell’1vs1 ravvicinato o utilizzando sapientemente Suicune dalla distanza.

Il risultato è ancora una volta un ibrido che funziona, a patto di considerare come questo approccio molto originale richieda un reset mentale dai picchiaduro a cui siamo abituati, con una lunga curva di apprendimento per quel che concerne distanze e timing di un gameplay in cui regna il triangolo delle priorità (colpo>presa>contrattacco>colpo, etc.).

Decidueye può fermarsi in aria premendo un tasto… anche durante le combo!

Ad aggiungere varietà, quasi non ce ne fosse abbastanza, intervengono i Pokémon di supporto, scelti in coppie predefinite e utilizzati uno per uno per round: le loro mosse possono assegnare buff e debuff a noi e al nemico, così come interrompere un attacco avversario o donarci abilità extra come il doppio salto, per arrivare anche a curarci. Si tratta di elementi tattici molto importanti che possono coprire i punti deboli del nostro personaggi, amplificarne i punti di forza o – semplicemente – tirarci fuori da situazioni difficili od offrirci l’apertura ideale di una combo devastante, da concludere con l’Ultra Risonanza.

Altro elemento che introduce variabili e spinge all’adattabilità è proprio la Risonanza: trattasi della consueta “Barra della Super”, che si riempie combattendo, raccogliendo i cristalli che saltuariamente appaiono in modalità panoramica o sfruttando le abilità speciali dei Pokémon di supporto. Una volta riempita e attivata ci porta nello stato di Ultra Risonanza, che aumenta le nostre statistiche e ci dona una armor per resistere ad alcuni attacchi – consumando però gradualmente nel tempo l’indicatore. Prima dello scadere dell’Ultra Risonanza possiamo lanciare il super attacco del nostro Pokémon, una mossa devastante in grado di cambiare l’andamento del match.

Doppia Fase, risonanza, Pokémon di supporto, status alterati, buff, cure, supermosse… senza contare l’intervento tra un round e l’altro di Nia, il nostro allenatore guida in grado di influenzare risonanza e supporti a seconda delle nostre scelte: in Pokkén Tournament c’è veramente di tutto e per apprezzarlo al meglio nel complesso è necessario investire parecchio del proprio tempo, magari sfruttando l’esaustiva Modalità Allenamento del gioco.

Nia sei adorabile, ma tutti i giocatori ti metteranno in muto già dopo il primo match…

Trattandosi di un titolo totalmente votato al competitivo, è da verificare anche l’esperienza del giocatore singolo: purtroppo la modalità principale, la Lega Ferrum, si ripresenta nella medesima e tediosa formula vista su Wii U, con marginali aggiunte. Ci troveremo ancora una volta ad affrontare decine e decine di avversari tutti uguali e poco caratterizzati al solo scopo di guadagnare i punti in classifica necessari ad entrare nella top 8 di ogni Lega, per poi affrontare il torneo ad eliminazione diretta e tentare di superare la prova di “Promozione” con uno dei Maestri, incappando poi incidentalmente negli scontri di trama legati alla minaccia di Mewtwo Nero.

Tralasciando come questa linea narrativa perda di qualsiasi appeal per via della presenza nel roster iniziale dello stesso Pokémon corrotto – utilizzabile tra l’altro come partner fin dall’inizio – il reale problema rimane il numero sconcertante di incontri da affrontare per venire a capo della modalità principale. Si va ben oltre i 100 scontri, tutti da affrontare con regole base e senza variazioni sul tema, facendo ruotare quindi i 21 Pokémon disponibili all’infinito.

Ecco il roster completo, disponibile fin da subito.

Ciò causa un vero e proprio logoramento della volontà di andare avanti da parte del giocatore, a cui prova a rimediare in modo molto superficiale il sistema di missioni che offre singole ricompense per il raggiungimento dei vari obiettivi (esegui tot. contrattacchi, usa tale Pokémon di supporto n° volte, etc.). Peccato che per completare queste sfide ci si ritrovi, ironicamente, ad affrontare ulteriori sfide irrilevanti per la trama e destinate solo a fare numero sul counter finale.

Lo stesso team deve essere consapevole di questo enorme punto debole della produzione e difatti, tra le aggiunte, troviamo le Sfide Giornaliere: trattasi di prove da superare utilizzando Pokémon causali che ci ricompensano con punti abilità per quelli che solitamente non usiamo, consentendoci di livellare – seppur in maniera minima – i combattenti che non ci affiancano nella Lega Ferrum. Idea carina, ma realizzata in modo molto semplice, che fatica a risollevare la possibile perdita di interesse dovuta all’assenza di contenuti da sbloccare oltre quelli disponibili all’avvio – a meno che non si parli di componenti estetici per il proprio avatar.

Dai, è tempo di fare combattimenti a caso solo per sbloccare queste caselle!

Ma come dicevamo, la natura di Pokkén Torunament DX, come quella di ogni picchiaduro a incontri, è votata al competitivo e da questo punto di vista davvero non è possibile avanzare critiche al lavoro compiuto da Bandai Namco sotto la supervisione di Katsuhiro Harada – il guru di Tekken: è possibile infatti sfidarsi in locale, collegandosi in wireless o via internet, consentendo a tutti di trovare sempre l’occasione giusta per lanciarsi in battaglia. Online non mancano amichevoli e classificate, con l’introduzione dei Gruppi che consentono di radunare giocatori più o meno dello stesso livello e scontrarsi senza dover ogni volta ricercare nuovi sfidanti. È possibile inoltre caricare e vedere i replay degli incontri, per imparare dai migliori… o dai propri errori.

Alle novità di questa edizione si aggiunge lo scontro 3 vs 3 in cui il Pokémon che vince rimane in campo, senza recuperare energia tra i singoli match, e fino all’esaurimento del team. Forse una delle novità più interessanti, in quanto spinge in modo ancora più netto a sperimentare e variare il proprio approccio… esattamente come nell’iconico sistema di King of Fighters.

Non fate arrabbiare Machamp… o almeno fatelo stando a distanza!

Ci sono però da avanzare delle dovute riserve in merito all’esperienza di gioco multiplayer, che va adattata alle necessità del giocatore: Pokkén Tournament DX consente, al contrario del proprio predecessore, di giocare contro un amico utilizzando un singolo schermo (su Wii U uno utilizzava la TV, l’altro il GamePad), che sia questo il televisore o quello della console in modalità Tablet. Ciò però comporta necessariamente dei sacrifici per un gameplay nato con in mente due schermi, ognuno dedicato al singolo duellante, ed il risultato sono due opzioni di gioco funzionali ma non necessariamente soddisfacenti al 100%.

Innanzitutto è presente uno split screen che, nel separare a metà l’area visualizzata, ricrea due piccole schermate 16:9 con tanto di bande colorate in alto e in basso dedicate all’HUD. La doppia visuale impatta notevolmente sulle prestazioni, dimezzando il framerate, ma riproduce in modo abbastanza adeguato il concept originale: non una soluzione elegantissima, ma sicuramente quella più equa per i giocatori. Come seconda opzione è presente la visuale a schermo intero, che però segue principalmente il Giocatore 1: il frame rate non è in alcun modo intaccato e la visuale è quella classica e priva di alterazioni, ma il secondo giocatore è messo costantemente in posizione di svantaggio nonostante gli sforzi della visuale di compensare… certo, ci si può scambiare i controller tra una sfida e l’altra per mantenere l’equilibrio, ma si tratta comunque di soluzioni abbozzate.

L’impressione però è che non si potesse fare altrimenti, in quanto in titoli simili è assolutamente necessario che ogni mossa, ogni colpo ed ogni effetto speciale vengano visualizzati da entrambi i giocatori allo stesso modo e per tutta la durata dei loro frame, senza cambi di inquadratura o tagli: si tratta di basi del gioco competitivo, rispettate da queste soluzioni.

Non certo elegante, non ideale, ma si poteva fare altrimenti?

In quest’ottica è chiaro che se l’intenzione del giocatore è semplicemente quella di divertirsi occasionalmente, queste due modalità sono più che adeguate a soddisfare ogni esigenza. Ma se si vuole alzare l’asticella della competizione, è sicuramente consigliato dedicarsi al multiplayer solo contro rivali armati della propria console e del proprio gioco, così da riprodurre al 100% l’esperienza da sala con i proprio schermo dedicato.

I più “fanatici” potranno rivivere le sfide dell’arcade in maniera molto fedele grazie al supporto dei Pro Pad di Pokkén Tournament per Wii U, compatibili anche con questa versione e collegabili via USB alla dock di Nintendo Switch – così come i pad Hori del tutto simili, resi disponibile di recente.

Pika-BOOOOOOM!

Va bene il gameplay, ma anche l’occhio vuole la sua parte e le aspettative per questa versione DX, dopo quanto visto in Mario Kart 8 Deluxe, erano piuttosto elevate, anche alla luce delle numerose incertezze viste nell’originale che causavano artefatti grafici e in generale offrivano una presentazione discreta ma a conti fatti deludente. Purtroppo non si grida al miracolo neanche in questa occasione, ma quantomeno si passa dalla terrificante risoluzione sub-hd “spalmata” su tutto schermo ad una più consona visualizzazione a 720p in modalità portatile e dock, priva di antialiasing (con conseguente detrimento dell’immagine di fondo) ma ancorata a solidissimi 60 frame al secondo, che diventano 30 nel multiplayer in split screen.

Qualcuno potrà storcere il naso, ma quando si parla di gameplay serrati, conteggio di frame, counter e via dicendo, se il team (o la macchina…) non riesce ad esprimersi al meglio, è sempre gradita la precedenza alle prestazioni e alla riduzione dell’input lag, come insegna Tekken 7 – altro titolo di Harada a girare a risoluzione ben sotto le aspettative allo scopo di garantire adeguate prestazioni.

Alla lunga ci si fa l’abitudine alle incertezze grafiche, concentrandosi sul gameplay, ma se alcuni elementi di disturbo tendono a finire nel dimenticatoio (come texture su pareti e simili), altri rimangono presenza fissa poiché spesso chiamati in causa dalle inquadrature delle presentazioni, dei festeggiamenti o delle mosse speciali, come nel caso degli elementi bidimensionali in “finto 3D”, a volte davvero stucchevoli per quanto staccano dal complesso.

Il dettaglio dei Pokémon è comunque più che discreto.

Nonostante tutti i suoi limiti – gli stessi del titolo originale – Pokkén Torunament DX si può fregiare senza dubbio della nome di “Versione Definitiva” del gioco per la quantità di contenuti presenti, le opzioni di gioco e le possibilità offerte nel multiplayer e difatti lo premiamo con un voto pieno, al contrario dell’iterazione Wii U. Vale la pena ricordare per l’ennesima volta di come questo sia un titolo spiccatamente competitivo e basato su un arcade davvero molto peculiare, elementi questi che ci restituiscono un prodotto forse incerto nell’intrattenere il giocatore singolo che non voglia dedicarsi all’online o sfidare altri amici.

Una volta presa coscienza di ciò che abbiamo tra le mani, è innegabile che il prodotto confezionato sia di qualità. Mancano certo i virtuosismi tecnici o le modalità corpose in grado di renderlo indimenticabile, ma la solidità del pacchetto, l’originalità del gameplay e il carisma dei personaggi (i Pokémon, non i dimenticabili figuranti) lo rendono appetibile ai più, in particolare alla luce della carenza di “mostri sacri” del genere sulla console. Quantomeno fino all’arrivo del telefonatissimo Super Smash Bros. Deluxe…


NdA – Al momento della pubblicazione dell’articolo si è potuto testare la modalità online in modo molto marginale per via dell’assenza di giocatori disponibili. È inoltre previsto il supporto amiibo per il gioco, che consente di ottenere oggetti random per il proprio avatar fino a 5 utilizzi al giorno.

Giocato a seguito dell’esaustiva esperienza su Wii U per verificare novità e cambiamenti.
Pro: Molto originale, facile farsi catturare e molto profondo da padroneggiare.
Contro: Single player tedioso, multi che rende al meglio con più console.
8.0

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