Troll and I – Recensione

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Genere: Azione, Avventura, RPG
Multiplayer: 2
Lingua/e: Doppiaggio in inglese, testi in italiano

Brutto, brutto, in modo assurdo.

Ah quanto è bella l’estate! Sole, amici, feste di paese e ferie. Tutti che vanno al mare o in montagna, e si divertono, si rilassano com’è giusto che sia. E io invece sono qui, che scrivo la recensione di uno dei giochi peggiori che abbia mai avuto l’onere di provare. Ma va bene così, non mi lamento. Troll and I a suo modo è un’opera d’arte. Diciamo che se fosse una frase, sarebbe un’antica maledizione lanciata ruttando. Se fosse un profilo Facebook sarebbe un webete che si finge esperto di politica. Perché Troll and I vorrebbe essere qualcosa che non è e non sarà mai: un videogioco.

“Torna a casa Nico! Salvati finché puoi!”

Mi spiace per gli sviluppatori, avranno tutti i motivi del mondo per aver preso le scelte che hanno preso, ma oggi parliamo di qualcosa di orrendo. Il coso (perché ripeto, non è un gioco) inizia con un’introduzione brutta da vedere, da ascoltare e da descrivere: c’è un tizio ricco seduto dietro una scrivania. Arriva un mercenario di nome Nico e il tizio gli chiede di catturare un troll. Per qualche secondo Nico pensa che sia tutta una presa in giro, perché i troll non esistono, poi si accorge della senilità del cattivo e quindi accetta l’incarico. Praticamente come l’inizio de “La donna che visse due volte”, solo che in questo caso fa schifo.

“Una volta mi chiamavo Rikku ed ero famosa. Ora accetto queste parti per arrivare a fine mese”

Passa qualche anno, l’attenzione si sposta sul nord-europa dove Otto, figlio di Rikku, decide di andare a caccia di cinghiali perché il McDonald’s è chiuso. C’è l’Ikea volendo, ma lì si mangia solo salmone affumicato e il pane puzza di legno. Comunque, una volta raggiunto il bosco ha finalmente inizio l’avventura e subito viene da ridere: con molta convinzione la telecamera si mette alle spalle di Otto e sullo schermo appaiono le icone dell’hud, come a dire: “Hai visto quanto sono cinematico? Eh? Sembro mica Uncharted?”.  Al che io rispondo: “Sì, sei uguale, solo che fai schifo.”

E niente, lui cerca comunque di impressionarmi, causandomi un grave imbarazzo.

Da quel momento è tutto un tracollo. Aiuti su schermo che appaiono e scompaiono casualmente, controlli che tanto non vale la pena memorizzare, un accenno ad elementi RPG e stealth ma soprattutto una gran voglia di spegnere e andare a giocare a nascondino. Ma no, andiamo avanti. Otto uccide il cinghiale, ed ecco che il paese in cui vive prende fuoco. Allora Rikku gli dice di scappare, lui obbedisce, sorpassa una serie di QTE e quando dei mostri stanno per mangiarlo viene salvato dal Troll. Roba sperimentale direi.

MOLTO sperimentale.

All’apparizione della creatura, che ha gli stessi lineamenti di Tommy Wiseau, ho avuto un’illuminazione: Troll and I è il “The Room” dei videogiochi.  Vuole imitare serie famose come Uncharted  e The Witcher, si prende particolarmente sul serio ma non si accorge dei mille problemi che lo affliggono. Perché raccogliere erbe medicinali e pezzi d’osso dei nemici non è divertente quando le icone non appaiono. Non è divertente quando il combattimento si riduce a “premi Y ripetutamente o usa il troll, che è meglio”. Non è divertente quando le armi create si comportano tutte nello stesso modo.

“You’re tearing me apart, Otto!”

Il problema è che Troll and I è tutto così, senza senso.  C’è una sezione in cui potenziare le statistiche di Otto e del Troll, ma la sua utilità è nulla in quanto le battaglie sono facilmente evitabili. C’è la possibilità di muoversi silenziosamente,  ma con una telecamera e un level design del genere tanto vale correre.  C’è il multiplayer cooperativo, sul quale stendo subito un velo pietoso. Tutto in questo coso è fatto male e non ha senso di esistere.

Qua la mia morosa ha mollato il controller in preda a convulsioni. Era passato un minuto.

Il gameplay confusionario e lento non rispetta affatto il tempo del giocatore, e il tempo è denaro, ergo Troll and I è un ladro e andrebbe arrestato. Tra l’altro mi dicono dalla regia che questo coso costa 34,99€! Come diceva Sordi: “Ladro tu, tu padre e tu nonno…”.  Ma sì, si scherza. In realtà qualcuno potrebbe divertirsi lottando coi glitch che ti fanno perdere un’ora di progressi (fatto realmente accaduto) e visitando zone tutte identiche tra loro. Qualcuno che comunque, per non rischiare, andrebbe sbattuto in cella.

Compenetrazione poligonale, pessima IA e telecamera ottusa. Tutte in uno!

La triste verità è che per imitare Uncharted e The Last Guardian servirebbero un gameplay almeno servizievole e una storia ricca di personaggi interessanti. Ma figuriamoci… qua c’è un’orribile cutscene in cui il protagonista uccide un cacciatore per proteggere il Troll. Otto urla, si dispera, poi incolpa l’uomo e una volta sdoganata la pena di morte si improvvisa giudice e guria, ammazzando esseri umani con inquietante freddezza. Il tutto in trenta secondi, con una regia agghiacciante e musiche che più anonime non si può.

Ecco forse le cutscene tragicomiche hanno un certo fascino.

Lato longevità siamo messi benissimo comunque: come le più famose torture cinesi, Troll and I vi sembrerà non finire mai. Orientarsi nella mappa è difficilissimo e questo rende ogni livello un labirinto in grado di fare impazzire chiunque. Più si va avanti, più i livelli del coso si aprono e si intrecciano riuscendo comunque a peggiorare l’esperienza. Mi ha ricordato i primi Tomb Raider, ma solo negli aspetti negativi.

Mettere in pausa è l’unica cosa divertente.

Che dire poi della grafica? Dello stile?  Qua conviene puntare il dito a caso: l’aliasing è talmente evidente da avermi lacerato gli occhi. I modelli poligonali sono grezzi, la scelta dei colori rende invisibili appigli e cunicoli, le texture sono improponibili. Le animazioni sono incomplete. C’è pieno di rallentamenti. Le facce sono brutte. I livelli sono brutti. Anche la copertina è brutta, ma questo è un pregio se si considera la sincerità del distributore.

“Non posso nè scendere nè salire! Nè scendere nè salire!”

In definitiva sono perplesso. Troll and I ha una parvenza di bontà, per così dire: il concetto dei due protagonisti che si aiutano, l’ambizione del gioco d’avventura con elementi gestionali, l’impronta ecologista in difesa della natura. Tutta roba che avrebbe potuto funzionare, e invece no. Non è divertente, non è bello da vedere, non è interessante e non è neanche simpatico. Quindi siccome fuori c’è il sole il mio consiglio è di risparmiare i vostri soldi e usarli per andare in piscina con gli amici.

Giocato per 5 interminabili ore, versione definitiva.
Pro: Le cutscene causano risate involontarie
Contro: Tutto il resto è da evitare come la peste
3.0

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