Noi amiamo Nintendo, ma non siamo ricambiati – Libero Pensiero

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Pensavo fosse amore, invece erano 100€

Sedotto e abbandonato. Cornuto e mazziato. O semplicemente trattato a pesci in faccia. Come può sentirsi altrimenti il nintendaro che non è riuscito a mettere (per ora) le mani sul Nintendo Classic Mini: Super Nintendo? Non ci sono mezze misure, è un dolore adolescenziale (e quindi più vivo e cocente) al pari di attendere di vedere la propria crush per ore e poi vederla mano nella mano con qualcun altro. Doloroso, dritto nel petto, insostenibile: non aiuta poi sapere che non ci sono speranze, perché non esiste possibilità che il tuo amore molli chi te l’ha rubato… E CHE MAGARI POI LO RIVENDERÀ SU EBAY AL TRIPLO DEL PREZZO.

"Ti amo così tanto che l'importante è che tu sia felice, Nintendo"
“Ti amo così tanto che l’importante è che tu sia felice, Nintendo”

Forse abbiamo perso il controllo – o magari non l’abbiamo mai avuto – fatto sta che i lanci di NES Mini prima e di SNES Mini ora condividono il medesimo modus operandi, ingenuo e disorganizzato. Se nel caso della riedizione della console 8 bit si poteva parlare di successo inatteso, produzione non correttamente pianificata o sciacallaggio oltre le aspettative, di certo la seppur piccola esperienza in più sulle spalle avrebbe dovuto ricondurre la casa di Kyoto ad un approccio differente in questa nuova occasione. E invece stesse meccaniche, stessi criteri e stessi errori… e a pagarne le conseguenze sono sempre i consumatori.

La polemica sugli sciacalli che comprano copie multiple dell’oggetto del desiderio inizia e finisce qui, perché fenomeno tendenzialmente incontrollabile che richiederebbe misure straordinarie per essere arginato (eg. accordo commerciale con la grande distribuzione per assicurare la vendita della copia unica, taglio di tutte le proposte di vendita oltre il prezzo consigliato da parte di realtà come Amazon e eBay, etc.)… e comunque sappiamo bene che chi fa il canide di mestiere ha sempre un asso nella manica per compiere le sue malefatte. Il colpevole in questa occasione è un altro, molto più vicino a noi.

"La notte mi addormento ascoltando il suono dei vostri pianti..."
“La notte mi addormento ascoltando il meraviglioso suono dei vostri pianti…”

Nintendo è amore, gioia, divertimento. Nintendo è la casa che più di tutte resta fedele al concetto originale di videogioco, strumento creato per intrattenere con sfide in cui sono design e gameplay a farla da padrone. Nintendo ci coccola con i remake che vogliamo, ci ammalia con la creatività che ci aspettiamo, ci stupisce con le innovazioni che non sapevamo avremmo voluto finché non ce le siamo trovati davanti. Nintendo ha “vinto” l’E3 2017 a mani basse semplicemente con una meccanica di gameplay – Cappy di Super Mario Odyssey. Mamma mia Nintendo!

Eppure per quanta meraviglia possa elargire in fase di creazione, è invece non pervenuta l’attenzione verso il consumatore quando si parla di distribuzione dei propri prodotti. Che si tratti di amiibo, Limited Edition di giochi, console speciali o – appunto – nuovi hardware creati appositamente per un pubblico nostalgico, la casa di Kyoto cade sempre in fallo. SEMPRE. Senza eccezione.

"Salve, vorrei prenotare questi amiibo... accettate i reni?"
“Salve, vorrei prenotare questi amiibo… accettate i reni?”

Come può un publisher che viene universalmente identificato come il più vicino ai giocatori nell’atto di dare forma ai suoi prodotti ritrovarsi poi a distanze siderali quando si tratta di immetterli sul mercato? Perché puoi coccolarmi quanto vuoi con i trailer, i Direct, gli annunci, le anteprime… ma se io, consumatore, poi non posso metterci le mani sopra è chiaro che stai facendo male il tuo lavoro – o peggio, non ti importa di deludere la tua fan base.

Ed è un atteggiamento gravissimo, tipico di chi ha perso il contatto con il proprio pubblico. Errore madornale in questo momento: Nintendo non è solo un produttore di hardware e software, ma è entrata con prepotenza da tempo in altri settori come il mobile o il merchandise, nell’attesa poi di completare il progetto di consolidamento del brand grazie ai parchi tematici degli Universal Studios. Quando la tua immagine accresce in popolarità e raggiunge sempre più potenziali clienti sarebbe il caso di regolare le proprie pratiche in modo da non fare “figuracce” che oggi vengono riportate dalle testate specializzate e che invece, un domani, potrebbero trovare spazio su media capaci di danneggiare realmente l’azienda grazie alla capillarità della propria informazione.

L'amore vero, non trovate? <3
L’amore vero, non trovate? <3

Oggi potrebbe non interessare molto a Kimishima o Reggie se riesco o meno a preordinarmi uno SNES Mini, ma più in là potrà sempre essere così? L’immagine che ci viene fornita è quella dell’azienda tutta cuore che però, alla fine, è fredda come il ghiaccio, un po’ come la “mamma” di Futurama. La adorano tutti, ma in realtà sta imbrogliando le stesse persone che alimentano la sua ricchezza. Delitto perfetto.

Considerando che MAI abbiamo avuto occasione di pensare che Nintendo si stesse prendendo gioco dei consumatori, è comunque bizzarro che non si riesca a compiere uno sforzo maggiore per gestire al meglio la distribuzione dei prodotti più desiderati da chi rimpolpa le già gonfie tasche della grande N. Perché noi siamo quelli che comprano due copie di Zelda – una per giocarla e una in limited da conservare – o gli amiibo in doppia copia per esporli ma usarli allo stesso tempo… o che collezionano le cover, i wiimote, i joy-con, etc. solo perché ne escono di nuove. Questi consumatori vanno tutelati (tutti i consumatori vanno tutelati, sia chiaro), il loro amore va preservato e incentivato. Ogni SNES Mini o Limited Edition di Samus Returns su cui non potranno mettere le mani sarà un colpo al cuore, che farà riversare loro ettolitri di bile verso gli sciacalli… che sono sì colpevoli, ma di certo non gli unici in questo crudele stillicidio di beni videoludici. Vero Mamma Nintendo?

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