Has-Been heroes

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Has-Been heroes – Recensione

Scritto da

Pubblicato il
06 Aprile 2017
Genere
Strategico
Lingua
Italiano
Multiplayer
No

Has-Been heroes arriva su Nintendo Switch in un buon momento. L’entusiasmo per la console è ancora piuttosto alto e la maggior parte degli utenti, pur ancora impegnata col gargantuesco Zelda, spezzando le sessioni di gioco con piacevoli diversivi quali Snipperclips o 1-2- Switch, incomincia a dare un’occhiata in giro per vedere cosa c’è di interessante sul nuovo hardware.

In questo scenario i ragazzi di Frozenbyte, che già hanno saputo farsi apprezzare con Trine, provano dunque a ritagliarsi uno spazio con la loro nuova creatura, Has-Been heroes, disponibile su eShop dal 4 aprile alla (non proprio) modica cifra di 19,99 €. Quando un titolo indie supera la fascia di prezzo che oscilla tra i 9,99 € e i 14,99 €, in genere il giocatore medio incomincia a storcere il naso: ne varrà la pena? Il rapporto qualità-prezzo sarà equilibrato? Domande lecitissime, alla risposta delle quali proverò a contribuire con questa recensione, fornendo qualche spunto maturato nella mia prova con mano.

Il primo, banale, aspetto da evidenziare è che Has-Been heroes fa parte di una categoria di giochi tutt’altro che mainstream, quella dei cosiddetti GDR roguelike. Tale definizione comprende un gruppo eterogeneo di titoli, accomunati da alcuni punti fissi e caratteristici quali la generazione randomica dei livelli, fasi di combattimento non in tempo reale e la temutissima permadeath. Il core del gameplay di Has-Been Heroes si basa proprio su questi cardini, personalizzandone alcuni aspetti e inserendo qualche elemento di contorno per rendere il pacchetto più appetibile: il risultato finale è un gioco che però esprime solo parte del suo potenziale, azzoppato da alcune scelte di gameplay che ne minano irrimediabilmente il valore.

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Le due Principesse saranno così gentili da recuperare le monete e le anime dei nemici sconfitti… almeno cercano di rendersi utili!

Le premesse narrative del titolo, che per un attimo sembrano essere seriose, rivelano presto la loro leggerezza e vena comica, con dei valorosi eroi che hanno imboccato la via della decadenza: se una volta combattevano orride creature per salvare il Regno, oggi il loro ruolo è quello di accompagnare le due Principesse figlie del Re a scuola. Peccato che il tutto resti appena abbozzato e portato avanti solo da qualche battuta delle stesse Principesse o del trio di eroi nella pausa tra un combattimento e l’altro: l’idea è carina e limitarne così il potenziale è un vero peccato. Il problema è comunque relativo dato che la narrazione in Has-Been heroes gioca un ruolo marginale: il vero banco di prova è rappresentato dalle fasi di combattimento.

Sebbene il genere sia differente, se avete giocato a Plants vs. Zombies potete farvi un’idea delle meccaniche di base del gioco dato che l’impostazione di base è simile. Il party di tre eroi, variabile nei singoli interpreti sbloccando man mano altri personaggi, è disposto su tre corsie sulla sinistra dello schermo, mentre da destra avanzano frotte di nemici: scopo del gioco è sconfiggere tutti gli infidi scheletri o, perlomeno, sopravvivere fino allo scadere del tempo. Per far ciò gli eroi hanno a disposizione attacchi in mischia e incantesimi che, una volta utilizzati, necessitano di un certo tempo di ricarica: questo elemento, unito alla possibilità di switchare gli eroi tra le varie corsie, mette nelle mani di proattività e di pianificazione tattica del giocatore le chances di uscire vittoriosi dallo scontro. Questo almeno in teoria.

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Che fortuna! Con questo incantesimo le probabilità aumentano. Di poco ma aumentano!

La realtà dei fatti deve però tenere conto che Has–Been heroes è un gioco difficile. Molto difficile. Veramente difficile. Per essere più precisi, è un titolo che supera troppo spesso il pericoloso limite tra difficoltà e frustrazione. Ora, io non è che sia il mago dei videogiochi, però me la cavo: il livello di difficoltà base al quale comincio i giochi, ove sia ovviamente selezionabile, è difficile; muoio, tribolo e sacramento un po’, ma in un numero di tentativi ragionevole riesco a superare gli ostacoli e le insidie. Mai mi era capitato di trovarmi così tanto in difficoltà come in questo gioco: nelle mie abbondanti dieci ore di gioco sarò morto un qualcosa come 35-40 volte.

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Il secondo boss a me ricorda un sacco LeChuck (se vi cheidete chi sia allora vuol dire che non siete vecchi come il sottoscritto…), e vi darà un sacco di problemi.

Certamente Has-Been heroes ha una curva di apprendimento non molto morbida: vuoi per lo sparuto numero di istruzioni fornite, vuoi per la natura stessa del genere, vuoi anche per il fatto che è difficile sviluppare una naturalezza di esecuzione con la mappatura dei comandi, immodificabile, che il gioco propone. Tutti difetti marginali e superabili, che però si vanno a sommare ad altri ben più gravi e radicati nel gameplay di gioco, il più imperdonabile dei quali è l’impossibilità di uscire vittoriosi da certe situazioni. Ve lo assicuro: in certi frangenti Has-Been heroes non vi dà alcuna possibilità di successo. Un esempio su tutti: il primo boss. Quando ci arriverete il gioco, in maniera randomica, vi metterà di fronte sempre lo stesso nemico, uno scheletro mago, ma in due varianti differenti. In una continuerà ad evocare scheletri, nell’altra creerà sporadicamente dei suoi doppioni in forma di fantasma per darvi più bersagli sui quali dividere gli attacchi. Ebbene, se avrete la sfortuna di incappare nella prima configurazione il game over è pressoché assicurato: alla lunga verrete subissati dalla folla di scheletri e morirete.

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Ora, ditemi voi come è possibile venire fuori da questa situazione…

L’unica possibilità di cavarvela è aver avuto la fortuna di riuscire a recuperare, lungo il percorso verso il boss, qualche incantesimo per bloccare i nemici, di riportarli all’estremità destra dello schermo o in grado di causare danni massicci e multipli. Il percorso da seguire sulle mappe è quello di fare il giro più lungo: cimentarsi in tante battaglie vuol dire guadagnare monete che serviranno per acquistare incantesimi e oggetti dai mercanti. Il rischio di game over negli scontri è però molto alto poiché una sola mossa falsa vi costringerà a cominciare tutto da capo, perdendo ogni potenziamento acquisito. Considerando anche il fatto che spesso si riesce a recuperare ben poco prima del boss (per scarsità di monete o molto semplicemente perché il gioco decide di non farvi trovare nulla di utile), allora la sensazione che il gameplay manchi di bilanciamento incomincia a prendere corpo.

Anche nelle fasi di combattimento lasciano adito a qualche piccola perplessità. Funzionano e hanno un buon ritmo, ma la gestione dei cambi di corsia, se da un lato aggiunge profondità tattica, dall’altro risulta essere molto rigida: non è possibile switchare i personaggi a piacimento, ma solo dopo un attacco, obbligandovi a tenere conto dei tempi di ricarica e della presenza di nemici nelle corsie. A volte ci si può trovare quindi nella sgradevole situazione di avere un personaggio con l’attacco pronto in una corsia dove non ci sono nemici, mentre le altre due corsie pullulano di scheletri con i rispettivi personaggi ancora in fase di ricarica dell’attacco. Anche la presenza dei punti resistenza, che consentono di parare un certo numero di colpi prima di subire danni, aggiunge un’ulteriore sfaccettatura al titolo, ma il fatto che i nemici li rigenerino a ogni piè sospinto sbilancia ulteriormente i rapporti di forza.

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I collezionabili sono molti, se riuscirete a raccoglierli tutti potrete considerarvi dei veri e propri eroi!

L’analisi potrebbe sembrare nettamente punitiva. I difetti il gioco li ha, inutile negarlo, ma non si può dire che sia tutto da buttare. L’idea è in realtà buona, e l’esecuzione, pur inficiata dai problemi evidenziati sopra, è valida e saprà soddisfare sicuramente gli amanti del genere, molto meno tutti gli altri. Un accompagnato musicale gradevole e una realizzazione tecnica senza grosse sbavature, che dà il meglio di sé in modalità undocked, fanno dunque da contorno a un titolo che richiede tanta, tanta, tanta pazienza: i finali multipli e una quantità impressionante di oggetti e incantesimi da trovare e collezionare potrebbero comunque non essere una spinta sufficiente per superare i momenti di frustrazione che inevitabilmente vi accompagneranno nel corso dell’avventura.

6,8
Gameplay interessante, buon ritmo e tanti collezionabili da sbloccare. Narrazione leggera ma gradevole.
La mappatura dei comandi non è molto comoda, ma il vero problema di Has-Been heroes è che spesso non sembra concedere al giocatore la possibiità di vincere. Quando un gioco varca la soglia tra difficile e frustrante allora c'è qualcosa che non va.

MODUS OPERANDI

Giocato per oltre dieci ore, al prezzo di una quantità di game over impressionante