Dio salvi Jim Sterling dai Nintendari – Libero Pensiero

Condividi l'articolo

Ah, le lacrime del Nintendaro… hanno un sapore meraviglioso. Generazione dopo generazione, console war dopo console war, abbiamo assistito a numerose “crisi” che hanno messo alla prova i più ferventi sostenitori della casa di Kyoto, che negli ultimi tempi in particolare hanno dovuto fronteggiare il mulino a vento del gap tecnologico rispetto alla concorrenza. Una battaglia praticamente impossibile da vincere proprio come per Don Chisciotte, che ha gettato spettri d’incoerenza – “La grafica non conta” come top (io ricordo anche “speriamo nei controlli” ndDiego) – su tutta la fanbase, mettendo in dubbio quella che potesse essere la maturazione di una categoria di giocatori che avrebbe in teoria il compito di tramandare idee e filosofie della gloriosa e atipica software house.

In realtà questa gente a conti fatti fallisce la prova di maturità assestandosi tristemente a livelli d’asilo, come dimostra il comportamento iperprotettivo nei confronti di The Legend of Zelda: Breath of the Wild – sempre sia lodato. Saltando con gran vigore ogni chiacchiericcio relativo alla sfida/non sfida con Horizon: Zero Dawn per PlayStation 4, chiamiamo in causa quanto recentemente avvenuto in occasione della recensione di Jim Sterling, creatore del brand The Jimquisition e del relativo sito – su cui è apparso l’articolo della discordia. Seguo il caro Jim dai tempi di Destructoid, quando il suo “show” esordiva in forma embrionale mostrando un amatorialità che suscitava imbarazzo così come empatia, e so bene come non si sia mai fatto alcun problema ad esporre pareri “distruttivi” rispetto alla media. Non per niente rimangono solidi e concreti i sospetti che vedono il suo allontanamento da Dtoid legato al 3/10 assegnato a Batman: Arkham Origins…

Jim Serling
Ecco Jim Sterling mentre legge i commenti degli hater… forse.

Ooops, Jim did it again: il capolavoro massimo, il Sacro Graal Nintendaro, lo stendardo del lancio di Nintendo Switch, generatore di orgasmi multipli e via dicendo, è stato insignito di un “dignitosissimo” 7/10. Il sacrilegio numerico è stato compiuto in nome di alcune meccaniche viste da molti come intrecciate alla libertà e mutevolezza del mondo di gioco che, invece, Sterling vede quali imposizioni lungo l’esperienza del giocatore. La discutibile durata delle armi che spesso ci mette in difficoltà in battaglia e la pioggia che inficia sull’esplorazione vengono visti come pesante interferenza sulla fluidità dell’esperienza, come preoccupazioni extra di cui si sarebbe potuto fare a meno in nome del divertimento. Poco importa che altri (compreso il sottoscritto) ci vedano occasioni per variare approccio o continue sfide che non fanno mai stagnare l’avventura: la facilità con cui uno scontro ci porta a perdere le nostre armi, ottenendo in cambio ben poco, pare essere uno scoglio troppo grande per considerare questo Zelda un vero capolavoro esente da grosse critiche.

Diciamolo chiaramente: pure a me gran parte di quanto affermato da Sterling in fase di recensione sembra una gran raccolta di fesserie, ma non per questo è sensato riversare il consueto carico di insulti, minacce di morte, accuse di incoerenza o di corruzione… TheJimquisition.com è stato (ed è tutt’ora, al momento di scrivere queste righe) vittima di attacchi DDoS che rendono impossibile accedere al sito. Una situazione resa più imbarazzante dal constatare che non stiamo parlando di un grande network, bensì di una produzione legata ad un singolo individuo che vive delle donazioni dei propri sottoscrittori di Patreon e rifugge persino l’utilizzo della monetizzazione su Youtube, canale mediatico attraverso cui il personaggio ha ottenuto il suo successo e continua tutt’ora a radunare la maggior parte dei suoi consensi.

Jim Sterling
Lamentele che vanno in pezzi come le armi di Breath of the Wild

La libertà di critica è uno dei capisaldi del giornalismo videoludico, sempre più in difficoltà nell’esprimersi con la dovuta serenità per via di numerose contingenze che possono andare ad impattare pesantemente il proprio lavoro. Che sia un ridicolo boicottaggio dell’utenza (che di solito ottiene l’effetto contrario, ma ok, ci provano sempre) o un ben più serio inserimento in black list da parte di qualche publisher insoddisfatto, nulla può e deve in alcun modo smuovere un critico dalla sua posizione – giusta o errata che sia agli occhi dei colleghi o della massa dell’utenza. Purtroppo il 7/10 a Breath of the Wild (contestualmente alla risposta generale) appare insensato e ingiustificabile e non trova consistenza o sostegno neanche nel classico “7 è un voto positivo, non un’insufficienza” in quanto davvero troppo distante dall’apoteosi che convoglia i pareri entusiastici della stampa. Non è un voto sotto il 6, ma c’è comunque troppa distanza sia a livello numerico che di valutazione testuale e quindi viene percepito come tale.

Eppure questa eretica presa di posizione è FONDAMENTALE e UTILE proprio al gioco stesso, così come al franchise. Fin dai primi istanti di gioco ho provato un entusiasmo come non mi accadeva da tempo per ogni aspetto del titolo, ma effettivamente mi sono fermato a pensare in più occasioni alla durabilità delle armi e all’effettiva utilità all’interno del gameplay. La serie di 10 fioccata sulle nostre pacioccose mani di Nintendari ha quasi eclissato qualsiasi possibilità di analizzare in maniera costruttiva le piccole incertezze presenti nel gioco. Fermo restando che durante la mia partita sono state più le volte in cui ho dovuto mollare le armi a terra per mancanza di spazio piuttosto che quelle in cui mi sono ritrovato indifeso a causa della loro distruzione, non posso negare che apprezzerei una revisione (un’ottimizzazione, come volete voi) in merito, che possa rendere più funzionali e durature le nostre dotazioni a seconda dell’uso e del contesto. Chi è così stolto da rinunciare all’idea di un miglioramento in una meccanica? Che sia forse giusto lanciarsi in valutazioni così radicali per provare a mandare un segnale, anche a costo di apparire dei provocatori infantili?

jim sterling
La triforza dell’indignazione. Letture interessanti, comunque…

Questo voto così assurdo ha permesso di dare il via ad una discussione su Breath of the Wild che difficilmente avrebbe preso piede se non in qualche board o in coda al consueto articolo un po’ irriverente che vuole pestare i piedi al fenomeno del momento. Un po’ troll e un po’ serio, questo approccio visto come distruttivo è in realtà utile per la crescita della critica nel suo insieme e dei giocatori nella loro capacità di assimilare, elaborare e rispondere ad affermazioni che ballano tra oggettività e soggettività. E non è lamentandosi del fatto che questo voto abbia fatto abbassare la media di Metacritic (scesa da 98 a 97… i drammi del 2017) che si può trasformare un pezzo dal sapore di clickbait in un elemento utile alla discussione. Perché l’assalto sconsiderato al redattore o al sito serve solo ad aumentare la visibilità dello stesso. Good job Zelda Defence Force. Good Job.

A questo mondo la perfezione non esiste e ancor meno nei videogiochi: un 10 viene assegnato a prodotti in grado di cambiare le regole in maniera radicale o capaci di incorporare in maniera estremamente positiva così tanti elementi da lasciare il giocatore senza riserve, rappresentando il pinnacolo del suo genere o creandone uno nuovo con successo. Nel momento in cui emerge un parere discordante è fondamentale cercare di capirne le motivazioni per poi ritrovarsi – è lecito – comunque sulle proprie posizioni. Discutere affacciandosi da punti di vista differenti non porta necessariamente ad un compromesso, ma accresce però il numero di livelli su cui si muove la nostra capacità di analisi. Al solito non bisogna pensare al voto numerico, ma indagare nel testo e provare a coglierne gli aspetti su cui identificare le chiavi di lettura dell’autore così da trarne utili informazioni anche se le valutazioni ci trovano distanti. Ciò non cambia e non cambierà il fatto che per molti sia difficile trovare il senso ad alcune considerazioni presenti nella recensione di The Legend of Zelda: Breath of the Wild ad opera di Jim Sterling, ma ogni discussione – anche accesa – che possa portare in futuro ad un miglioramento effettivo di alcune meccaniche sarà ben accolta. Perché niente è perfetto, neanche Zelda.

“Thank God for Me” (cit. Jim Sterling).

Potrebbero interessarti