La qualità della vita di Nintendo sono i videogiochi, ma è una fortuna?

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Nintendo con il Wii U non è riuscita a bissare il successo di qualità e quantità del Wii. Serviva un’altra rivoluzione o meglio un altro prodotto che potesse scandagliare i fondali di quell’oceano blu, proprio come è successo con il Wii Remote o Telecomando Wii che dir si voglia. Il Gamepad del Wii U non era assolutamente all’altezza del compito e forse Satoru Iwata lo sapeva. Questo non vuol dire che non credesse nella bontà del prodotto, anzi, sperava di riavvicinare lo zoccolo duro dei fan, delusi da controlli inadeguati al gaming più tradizionale e più tecnico.

Col Wii U tutto cambia per non cambiare: il secondo schermo tattile non è una feature che inibisce controlli classici come lo era il telecomando Wii. Quello che ha tarpato le ali al Wii U non è stato il gamepad, ma l’atteggiamento di Nintendo nel considerare i third party come un supporto aleatorio, e scontato. La filosofia insomma è quella che se la macchina vende, allora le TP svilupperanno, anche con un hardware più chiuso e con un supporto minimo. In caso le vendite fossero state clamorose probabilmente Nintendo avrebbe avuto ragione, in fin dei conti è accaduto con il Wii, tutti contro, eppure esclusive e versioni multipiatta create ad hoc, anziché meri downgrade, non mancavano affatto. Sappiamo com’è andata.

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Nintendo voleva apparentemente entrare in un altro settore? O crearne uno nuovo?

Satoru Iwata non era un incompetente, e aveva già trovato il nuovo telecomando Wii, il nuovo oceano da esplorare, la nuova arma che avrebbe riportato Nintendo a fatturati altissimi: il progetto Quality of Life. Il QoL è l’esatta dimostrazione che non tutte le ciambelle riescono col buco e che anche un progetto destinato a cambiare radicalmente il futuro non solo dell’azienda, non solo dell’industria, ma anche dell’umanità , possa morire per mille motivi. Satoru Iwata ha annunciato il Quality of Life come una piattaforma. Una piattaforma a sé stante, chiamatela console, radiolina, baguette elettrolitica, come volete insomma, perché QoL era tutto tranne che un videogioco. Non sarebbe uscito su Wii U, 3DS o NX, sarebbe stato un prodotto a sé stante, da comprare e attaccare a una presa di corrente della nostra camera da letto e avrebbe monitorato il nostro sonno.

Questo strumento avrebbe sfuttato il cloud per inviare i dati del nostro “esame onirico” e avrebbe ricevuto una diagnosi delle nostre condizioni fisiche e una lista di consigli da prendere in considerazione. Facile immaginare dei consigli generici, certo, ma dai brevetti registrati e dai dettagli, seppur fumosi al riguardo del funzionamento, sembrerebbe un prodotto destinato a pazienti con patologie ben specifiche, soprattutto per quanto concerne disturbi del sonno e di respirazione.
Altrettanto plausibile però, l’allargamento del target a tutta la popolazione mondiale, indifferentemente dall’età, qualora il settore ricerca e sviluppo avesse trovato il modo di rendere il prodotto adatto a tutti. Insomma, un prodotto che non richiede un impegno fisico costante, come Wii Fit, e che aiuta a mantenere sano il corpo di tutti gli esseri viventi. Immaginate di svegliarvi e trovare una sveglia sul comodino con la scritta: avete russato, probabili sintomi di influenza allo stato iniziale. Basterebbe poi uscire con la sciarpa per non prendere il previsto mal di gola.

Contrariamente a Brain Training, i benefici di QoL sarebbero stati concreti
Contrariamente a Brain Training, i benefici di QoL sarebbero stati palpabili

Un prodotto del genere, se lanciato al prezzo adeguato, troverebbe spazio in tutte le case del mondo civilizzato, una base di utenza enorme, il nuovo oceano blu. Satoru Iwata ci aveva visto lungo, come il visionario gentile che era, e avrebbe offerto a Nintendo un prodotto dal potenziale finanziario esponenziale a lungo termine, e a noi un miglioramento della qualità della vita. Alla luce di quanti strumenti da polso destinati al monitoraggio cardiaco di chi fa fitness hanno visto luce solo negli ultimi due anni c’è da riconoscere che Satoru Iwata aveva veramente il dono della percezione delle necessità dell’uomo del domani. Un futuro in cui ognuno sappia rispondere in maniera precisa alla domanda “Come stai?” potrebbe essere davvero un grande step nella vita di ognuno. Per questo Nintendo teneva a separare il mondo gaming da questa nuova applicazione: doveva essere un prodotto utilizzabile da tutti, e non solo dalla fetta di videogiocatori che possiedono una console Nintendo. Il progetto era, ed è ancora, badate bene, concreto. Il brevetto è stato depositato, e il marchio registrato, anche nel vecchio continente, non propriamente il bacino più importante per una multinazionale giapponese. La messa in commercio però, beh, quello è un altro paio di maniche. Probabilmente il QoL sarebbe uscito in diverse versioni, e il progetto avrebbe impiegato ben dieci anni, a partire da Marzo 2016, per sviluppare appieno l’intero potenziale. Ma non sarà così.

Kimishima NX nuova esperienza
Nella successione qualcosa si è inceppato

Il nuovo presidente Tatsumi Kimishima ha messo il progetto in fase di stallo. Dal punto di vista pratico è una decisione condivisibile: non è saggio togliere risorse allo sviluppo e al supporto di NX, oneroso in questa prima fase, e all’ingresso a piedi uniti nello sviluppo per Smartphone. Nintendo è in una fase di transizione dove la più semplice svista può creare una voragine di debiti e quella svista avrebbe potuto chiamarsi Quality of Life. Senz’altro il nostro ego ludico avrà apprezzato: è l’ennesima conferma che il futuro per la nostra amata grande N è lo sviluppo dei videogiochi e non chissà quale diavoleria medica che non compreremmo. E c’è da aggiungere che Nintendo difficilmente butta alle ortiche qualcosa di cui ha fatto esperienza, e ne abbiamo la prova con i Mii, pensati in era Nintendo 8-bit, o con il 3D del Nintendo 3DS, anch’esso provato con il Nintendo 8-bit prima, e con Luigi’s Mansion per Gamecube poi. Chissà che Quality of Life non ritorni, magari con un concetto e una realizzazione nuova.

Il domani di Nintendo, anche senza QoL, richiede investimenti ingenti, oggi

L’altro lato della medaglia è che non sappiamo per certo che non lo avremmo comprato, perché se QoL avesse rappresentato quell’oggetto rivoluzionario in grado davvero di migliorare la nostra vita, allora abbiamo rinunciato alla mela al giorno per andare direttamente dal dottore, quando necessario.

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