Gioia, tripudio e gaudio emergono dopo il recente Nintendo Direct che ha svelato al pubblico cosa ci aspetta nei prossimi mesi. La commistione tra novità inattese e conferme gradite – condite da occasionali e irresistibili creazioni mangiasoldi – ha risollevato il morale di buona parte dei nintendari.
Decisamente gradito, in tutto questo, il lavoro di rifinitura a cui è stato sottoposto Star Fox Zero, titolo ricoperto d’infamia al suo annuncio lo scorso giugno al punto da portare Nintendo a farlo sparire dai radar per poi mostrarlo solo ora nella sua forma migliore.
Eppure, eppure.

Il gioco che abbiamo di fronte non è invero eccessivamente differente da quanto visto in precedenza. Ciò che effettivamente risalta all’occhio è una maggiore velocità di gioco, che trae giovamento dall’aumento del numero di nemici a schermo e una migliore resa video.
Il gioco però è quello, perché entusiasmarsi?
I livelli con gli eventi bivio non sono certo una novità, così come non lo sono gli scontri con la Star Wolf o le situazioni di gioco in cui varia il controllo del nostro mezzo.
Questo è Star Fox e sempre lo sarà, al netto di improvvisate digressioni sul tema (Adventures) e sfortunate delocalizzazioni (Assault).

Non sarà mica che basti un’affascinante limited “First Print”, approntata per titillare la vostra compulsività latente, a smuovere il vostro animo di gamer e portarlo ad estendere l’entusiasmo per un pezzo di plastica da collezione alla percezione dell’effettiva validità del prodotto?
Perché è davvero facile incappare in un simile errore. L’inganno del bisogno costruito a tavolino è naturale espressione del marketing, ed è il caso di prendersi un attimo per fare un bel respiro e valutare a dovere la situazione.
Anche se io stesso percepisco il fascino di quella steelbook fiammante (e di Guard pacchettizzato – ma so di essere strano), trovo innaturale quest’opera di conversione di massa che pare aver coinvolto gli spettatori del Direct.

Star Fox Zero fino a giovedì era la pecora nera, l’emblema del tramonto di Miyamoto, la rappresentazione digitale dell’incapacità di Nintendo di stare al passo e attualizzare i propri prodotti.
Un prodotto vecchio, stantio, dimenticabile e con un Gamepad appiccicato sopra.
Un’ennesima rivisitazione di Star Fox 64 atta a mantenere vivo lo spirito di un franchise che vive ormai di ricordi e di una gloria che fu.
*scusate ma metto un attimo su Corneria di Star Fox per Snes*
La realtà è che questo genere di giochi manca, manca tantissimo, soprattutto se fatto bene. Difficile trovarne l’appeal verso i giocatori del 2016 abituati a ben altri generi e altre dinamiche, immersi in mondi vastissimi che premiano il vagabondaggio costante e la ripetizione ad libitum di eventi del tutto simili tra loro.
Star Fox è storicamente tensione, precisione e perfezionismo. Ripercorrere livelli già visti non rientra nella banale estensione della longevità fine a sé stessa, bensì è necessario per arrivare a cogliere prima o poi quale sia l’ideale interpretazione del livello, quella che unisce gratificazione ludica e stilistica.
Arrivare a identificarsi, finalmente, dopo numerosi tentativi, con l’immaginaria linea che il level designer aveva tracciato a matita nei suoi bozzetti. Riprodurre, come utente finale, l’intuizione del creatore. Queste sono le meraviglie di un genere che manca molto a chi ha qualche anno in più sulle spalle e che però ha davvero ancora tanto da dire a chi volesse affacciarvisi.

Miyamoto e Hashimoto, non due nomi a caso del campo, ci riaccompagnano all’epoca d’oro dell’arcade su console e l’intento è palesato dalle immagini trasmesse nel Direct. Stanno parlando a noi, a quella nicchia che non renderà mai questo Star Fox Zero un million seller, che continuerà a ricordare Fox con le gambe bioniche “Perché permettono al corpo del pilota di contrastare l’intensa forza gravitazionale a cui è sottoposto, permettendo un afflusso di sangue costante al cervello”…. G-Diffuser permettendo.
Forse non sarà un capolavoro, magari è fuori tempo, probabilmente deluderà. Considerazioni triviali che lasciano il tempo che trovano.
A me Star Fox piace, da sempre. E a costo di sembrare uno Zero, rifarei questo errore 64 e più volte.