Pokémon Super Mystery Dungeon – Recensione

Pokémon Super Mystery Dungeon recensione

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Genere: Dungeon crawler
Multiplayer: No
Lingua/e: Italiano

Essere un Pokémon

. Curiosità per qualcuno, orrore metamorfico per altri, è ad ogni modo la condizione in cui ci immerge Pokémon Super Mystery Dungeon, ultimo capitolo per 3DS della serie dungeon crawler legata ai Pocket Monster. Spike Chunsoft ci fa provare per un’altra volta la vita secondo i mostri tascabili, in un appuntamento che si perpetua ormai da oltre un decennio.

Il brand Pokémon ha un seguito nutrito e affezionatissimo, e dunque la produzione di spin-off legatigli non può mai essere semplice e sbrigativa, ma deve riuscire a trattenere tutte le qualità di un marchio che ha fatto la storia dei videogiochi.

Andiamo dunque a vedere di che lavoro si tratta.



Come già detto e come già noto, l’incipit del gioco è dato dalla nostra trasformazione in Pokémon. Il fenomeno non avverrà in maniera casuale o predeterminata, ma secondo le risposte che daremo a un test psicologico, cosa questa che davvero aiuta all’immersione iniziale. Lo stesso avverrà per il nostro alleato, che cambierà in base a quanto da noi riferito. Si può comunque scegliere liberamente sia il proprio protagonista che il compagno, selezionandoli tra gli starter, quindi l’approccio all’avventura avviene secondo una gamma di possibilità molto ampia.

Siamo un Pokémon, insomma, per la precisione un Pokémon nell’infanzia. Ma eravamo un umano. A complicare le cose, un gruppo di Beheeyem ci sta dando la caccia, senza che ne si conosca il motivo; fortunatamente veniamo aiutati da un Nuzleaf che ci conduce al suo villaggio dove inizierà la nostra vita di mostro tascabile. Tutta l’essenza della narrazione si svilupperà da qui, su un doppio filo: quello della quotidianità dell’essere Pokémon, fatta di scuola e amicizie, e quello di una trama misteriosa e parallela che coinvolgerà situazioni molto più rilevanti, la quale però stenta a decollare.

Pokémon Super Mystery Dungeon recensione
Stai attento con quel porro!

Nel complesso, l’impatto introduttivo a Pokémon Super Mystery Dungeon è decisamente ben riuscito: immedesimarsi in un Pocket Monster risulta alquanto immediato, e quando Nuzleaf ci chiamerà per nome per la prima volta proveremo una piccola emozione.

Basta poco, acceso il 3DS, per capire come la realizzazione grafica sia di ottima fattura. L’aria è davvero fiabesca, i Pokémon sono realizzati con cura e il 3D dona all’esplorazione una piacevole profondità. Una delle sensazioni maggiormente percepibili è la tenerezza: tutto, dai colori ai buffi passi del nostro alter ego, è vestito di un’aura infantile. L’atmosfera rappresenta l’elemento meglio riuscito della produzione ed è una gioia per il cuore e per gli occhi scorrazzare in un mondo popolato esclusivamente da Pocket Monster. A completare il comparto tecnico vi è un audio che, colpevolmente, offre ben poco in quanto a versi dei Pokémon o altri effetti sonori, ma è invece ben rappresentato da una colonna sonora convincente, che si divide tra il rilassante tema del villaggio e i brani dei dungeon cadenzati a seconda dell’ambiente.

Ciò detto, entriamo nel vivo della produzione, o meglio entriamo nelle caverne.

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Zero ansia, stai maaanzo Sylveon!

Pokémon Super Mystery Dungeon è un gioco di ruolo dungeon crawler: il meccanismo ludico è fondato sull’esplorazione di caverne generate casualmente e popolate dai mostri tascabili. L’esplorazione procede anch’essa su due strade. Quella dei capitoli della trama, scandita dalle boss fight che delineano il prosieguo della storia, e le avventure del GIP (Gruppo Investigtivo Pokémon), che aprono tutta un serie di dinamiche.

Il GIP consiste in delle quest secondarie di difficoltà variabile (tendenzialmente spinta verso il basso) nelle quali dovremo aiutare alcuni personaggi in difficoltà; soccorrendoli, saremo connessi con loro, il che vorrà dire che potranno accompagnarci all’interno dei dungeon. Se mi aiuti io ti aiuto.

È anche possibile girare per le caverne autonomamente, per salire di livello combattendo o per raccogliere oggetti. Concentriamoci su questi due punti, che costituiscono le colonne portanti del gameplay.

I combattimenti raccolgono la struttura della serie principale, modificandola: 4 mosse tra cui scegliere, ognuna delle quali copre una diversa distanza a seconda che si tratti di attacchi fisici o speciali. A queste si aggiunge la possibilità di compiere offensive combinate con i compagni di squadra, molto utili se adoperate con criterio. Gli incontri non sono casuali e i Pokémon selvatici si muovono secondo i nostri passi, quindi oltre a meditare sulla scelta d’azione sarà bene valutare ogni movimento da intraprendere.

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Pare che Axew abbia bisogno di noi.

Anche gli oggetti ricoprono un ruolo primario. In primis per le risorse: nel deambulare all’interno dei dungeon, sarà necessario essere sempre muniti di Elisir, Bacche curative e altri rimedi. In seconda sede, per tattica offensiva, in quanto molti utensili come i Rami potranno letteralmente togliere le castagne dal fuoco negli scontri particolarmente complicati. Potremo presto disporre dei Cerchi nei quali introdurre i Litos, pietre da raccogliere con attenzione prima che si distruggano le quali conferiranno effetti speciali agli attacchi. Il numero di oggetti da portare con noi è limitato, richiedendo grande attenzione e pazienza nella gestione dell’inventario da parte del giocatore.

Il livello di difficoltà risulta a tratti incoerente, dove una semplicità di gioco generale si alterna a dungeon decisamente ostici. Tale squilibrio si verifica anche sul piano delle meccaniche: se da un lato disporremo di tantissime facilitazioni dalla nostra parte (i Pokémon alleati ci cureranno al bisogno, recupereremo energia semplicemente camminando, etc.), essere sconfitti all’interno di una grotta causerà la perdita totale degli strumenti e dei soldi raccolti. Una scelta francamente poco proporzionata.

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Severo ma giusto.

In caso di disfatta tuttavia subentra l’Isola Pelipper: da questa potremo ottenere aiutanti tramite i sistemi di connettività del 3DS. Un’organizzazione interessante e ricca di possibilità, che però non appare fluida e semplice come dovrebbe, portando alle volte a rinunciare all’aiuto offerto dal nido dei pellicani dal grosso becco.

Se consideriamo la possibilità di incontrare tutti i 721 Pokémon, appare chiaro come sul lato dei contenuti Pokémon Super Mystery Dungeon abbia tanto, tantissimo da offrire. Eppure, tutte queste feature perdono consistenza a causa di una pesante mancanza di ritmo.

Abbiamo detto come l’atmosfera fanciullesca faccia guadagnare dal punto di vista visivo, ma questa tende a far storcere il naso quando si incastra con la fabula: gli eventi del villaggio risultano privi di spessore e non accattivanti. Seguono i dialoghi, lunghi all’inverosimile, numerosissimi e fastidiosi perché privi di comunicazioni di spessore. Vengono anche poste delle domande le cui risposte sembrano poter cambiare il corso degli eventi, ed invece buona parte di questi bivii porta ad una soluzione univoca. Si incorre in un buonismo generale che rischia di spazientire i giocatori meno giovani.

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Venghino signori, classico sistema Pokémon a 4 mosse!

Se ripensiamo a tutte le meccaniche del gameplay esposte sopra, e aggiungiamo questa gran quantità di dialoghi, è facile immaginare come in certi punti il tempo trascorra alquanto passivamente. Ciò avviene specialmente all’inizio: fino alle prime 5-6 ore di gioco agiremo all’interno di un lungo tutorial.

Mancanza di ritmo, dicevamo. L’altro grave difetto della produzione consiste in una monotonia senza scampo, per lo meno al principio. Se si è fan del marchio, o se si riesce a superare indenni lo scontro con il non fulmineo approccio, l’incedere dell’avventura può risultare interessante. Altrimenti a causa della ripetitività delle situazioni, il rischio di annoiarsi è concreto. In certi momenti verrà in mente il celeberrimo Giorno della marmotta di Bill Murray, costretto tutti i giorni a rivivere le stesse situazioni.

Pokémon Super Mystery Dungeon recensione
Cosa? Troppa suspence!

In conclusione, Pokémon Super Mystery Dungeon è il classico videogioco il cui valore ludico, e molto più che in altri casi, risiede nel giocatore.
Una mole di contenuti impressionante, sviluppati in un comparto tecnico di buonissima fattura, ma attraverso un ritmo a tratti privo di mordente.
Se amate i Pocket Monster, e vi affascina l’idea di esplorare le caverne che ne pullulano per un minimo di circa 20 ore, avrete davvero di che crogiolarvi. In tutti gli altri casi, l’acquisto dovrebbe essere ponderato con attenzione.

Gonna live them all.

6.0

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