Sette storie, sette percorsi differenti. The Legend of Legacy è un titolo che abbiamo sempre tenuto d’occhio per via dei nomi eccellenti coinvolti nella sua realizzazione: oltre ai dipendenti di Furyu, troviamo l’illustratore Tomomi Kobayashi e il designer Kyoji Koizumi (SaGa); Masato Kato, creatore di Chrono Trigger e Chrono Cross e Masashi Hamauzu, compositore della colonna sonora di Final Fantasy XIII. Figure di spessore che hanno scritto pagine di storia degli rpg orientali e immancabilmente sono capaci di suscitare l’interesse degli appassionati.
Tanta curiosità ma anche qualche dubbio intorno al titolo, in uscita in un periodo sovraffollato di rpg (tra cui l’attesissimo Bravely Second). In passato infatti, un team altrettanto di spessore aveva prodotto Sands of Destruction per DS, titolo costellato da più ombre che luci.

Tante menti diverse dietro a un titolo portano inevitabilmente alla creazione di un gioco che fonde le loro esperienze e conoscenze. The Legend of Legacy presenta meccaniche originali e sotto certi aspetti porta una ventata d’aria fresca nel genere, amalgamando in maniera riuscita elementi dei titoli dungeon-crawling. Al centro della trama c’è l’isola di Avalon, emersa misteriosamente dalle acque dopo secoli di inabissamento e diventata una meta per tutti gli avventurieri che desiderano scoprirne i misteri. Sette di loro approdano quasi contemporaneamente sulle sue coste, ognuno ha una sua personale storia e un obiettivo, inizialmente solo sussurrato dalla trama.
Chi scegliere tra di loro e quale destino compiere è interamente a discrezione nostra. Nel viaggio incroceremo gli altri avventurieri che è possibile ingaggiare, ma la storia si focalizzerà solamente sul personaggio che sceglieremo all’inizio del gioco. The Legend of Legacy non è un rpg story-driven, non ha una trama che accompagna il giocatore guidandolo mano nella mano. Avalon è ricca di storie, di miti, di posti da visitare che nessuno ha mai visto e in che ordine visitarli, quando e come, è solo a nostra discrezione. Visivamente il gioco richiama Bravely Default, con personaggi caratterizzati da tratti morbidi ed essenziali in viso, il mondo di gioco è colorato con ricche tinte pastello e nel complesso l’insieme risulta delizioso.
Rocce, alberi ed altri elementi delle mappe ci appariranno man mano che ci avviciniamo, con un pop-in stilisticamente voluto a richiamare i libri gioco.

Alla base del sistema di combattimento del titolo ci sono i quattro elementi: fulmine, acqua, fuoco e oscurità, rappresentati come piccoli spiritelli colorati vaganti. Le leggende di Avalon vengono narrate principalmente da delle misteriose statue canterine presenti nelle mappe e proprio loro ci consegneranno dei frammenti magici che, una volta equipaggiati, permettono di stringere un contratto con un elemento. In battaglia, nel touch screen è sempre presente un indicatore che segnala quale elemento è predominante sugli altri. Per usare una magia elementale è necessario che l’elemento a cui appartiene sia predominante. Espandere la percentuale è possibile siglando i contratti oppure usando armi che possiedono un elemento, giocare con l’equilibrio delle quattro forze è fondamentale visto che i boss attingono alla stessa forza e non sono in grado di utilizzare magie che non appartengono all’elemento dominante.
Non è presente il level-up, le statistiche dei personaggi aumentano in base allo stile di gioco: difendendosi spesso sale la difesa, attaccando a man bassa l’attacco e così via. Dal menù è possibile salvare differenti formazioni da utilizzare nella lotta che, a seconda della classe del personaggio, cambiano l’approccio alla battaglia. Anche se ognuno dei sette ha una classe e statistiche differenti di base, lo spazio di personalizzazione è elevato e permette di plasmare quasi interamente i nostri avventurieri. Per curarsi è necessario apprendere magie o usare accessori curativi ma i punti salute si rigenerano completamente dopo ogni battaglia.

The Legend of Legacy ha, purtroppo, alcuni lati negativi che non è possibile trascurare. Il livello di difficoltà tende verso l’alto e una buona dose di grinding e tattiche sono richieste per proseguire più volte durante l’avventura. La struttura del gioco rende tuttavia complicato affidarsi al grinding stesso: i nemici appaiono sulla mappa, è teoricamente possibile schivarli ma la maggior parte delle volte inseguono senza sosta, non fermandosi mai e costringendo alla battaglia.
Non sono presenti save point e non utilizzare spesso il salvataggio rapido (non automatico) porta al game over. Inoltre, fuggire da una battaglia ci riporta all’inizio della mappa e questo risulta frustrante, specialmente nelle aree più ramificate, costituite da tante strade e percorsi molto lunghi. La longevità del titolo è alta e per vedere il vero finale del titolo è necessario completarlo con ognuno dei protagonisti. Purtroppo, il new game+ non aiuta, non permettendo di mantenere le statistiche accumulate. Finirlo al 100% risulta difficile e frustrante. L’estrema libertà offerta inoltre può disorientare e succede di chiedersi quale sia la mossa successiva, quale mappa prendere e dove andare.

Una menzione va spesa per la colonna sonora, assolutamente ispirata e bellissima, rimane nella testa a lungo. Il lavoro svolto da Hamauzu è certosino in ogni suo aspetto e richiama inevitabilmente ai grandi giochi di ruolo del passato, gli stessi a cui The Legend of Legacy strizza l’occhio più di una volta.
Nel complesso, un titolo che garantisce ore di divertimento ma richiede una pianificazione sempre attenta dei combattimenti e non ammette cali di concentrazione. Richiede tempo e pazienza e l’accettazione di meccaniche non proprio clementi con il giocatore. Regala soddisfazioni e sa stupire ma non è sicuramente un titolo adatto a tutti. Non aiutano, purtroppo, la mancata localizzazione in italiano e l’uscita in un periodo pienissimo di esponenti dello stesso genere, anche se radicalmente diversi, ma se ne avete l’occasione dategli una chance, non ve ne pentirete!



























































