Keiji Inafune
è una leggenda, c’è poco da dire.
Prendete una cesta, buttateci dentro tutti i franchise Capcom più importanti e pescatene uno a caso: al 99% il buon Keiji ci ha messo le mani in qualche modo e magari è proprio grazie a lui se quel particolare brand ha avuto successo.
Un mito che inizia pasticciando con la matita e in anni di carriera diventa producer; una persona in grado di spostare equilibri e influenzare generazioni.
E poi è il papà di Mega Ma- ah no? Non è vero? Lui si è occupato del character design partendo da uno sprite già definito e dai bozzetti di Akira Kitamura?
Però lo amava tantissimo, giusto? Cosa? Mi stai dicendo che aveva creato Zero per pensionare l’amato Blue Bomber nel passaggio del franchise su Super Famicom/Nintendo? Wow.
E perché dovremmo avere a cuore questa persona?
Bella domanda, soprattutto alla luce degli eventi recenti che hanno trasformato un (presunto) idolo nel simbolo dell’opportunismo, diventando agli occhi dei giocatori una creatura mangia-soldi che vive di promesse e che rimanda a data da destinarsi risultati e risposte.

Partiamo ricordando come Mighty No. 9 (sì, è questo il pomo della discordia alla luce dell’ennesimo rinvio) sia il frutto di un progetto kickstarter finanziato con successo a inizio settembre del 2013 per poi essere confermato su Wii U un paio di settimane dopo.
Quasi due anni e mezzo fa – tempo considerevole.
Un progetto capace di raccogliere quattro milioni di dollari che in tutto questo tempo è riuscito a mostrare delle demo giocabili molto limitate condite da numerosi dubbi.
Però c’è la Collector’s Edition!

Ufficializzata a giugno dello scorso anno… ne sentivano tutti il bisogno ovviamente, ovviamente, in un’era videoludica in cui è il marketing a dettare il passo disegnando le qualità di un prodotto prima ancora che queste vengano mostrate, così da renderlo indispensabile agli occhi dei consumatori. O forse ne sentiva il bisogno il portafogli di Inafune.
Ma è stata solo la ciliegina sulla torta di un processo di comunicazione assolutamente scriteriato che ha portato l’annuncio, nell’ordine, di:
Senza farsi mancare la possibilità di un supporto amiibo…

Viene da pensare che manchi un filtro tra cervello e tastiera, che porta il buon (?) Keiji a fare promesse senza cognizione di causa. Oppure, cosa più probabile, esiste una reale volontà di creare buzz e interesse sui suoi prodotti qualsiasi sia il prezzo da pagare a livello di immagine.
Non possiamo dimenticare poi il clamoroso tonfo di Red Ash, ulteriore progetto Kickstarter annunciato quando ancora Mighty No. 9 non aveva una data di uscita confermata; un altro gioco d’azione, questa volta ispirato ai fasti di Mega Man Legends – giusto per cavalcare ancora una volta l’onda della nostalgia capcomiana – che vanta perfino un prototipo giocabile rilasciato pubblicamente.
Che fossero consci dell’azzardo e volessero rassicurare (in malo modo, visti i risultati) gli eventuali investitori sull’effettiva messa in atto del progetto? Se volete farvi del male, è ancora disponibile (non funziona su Chrome).

Anche in questo caso si è parlato di una serie anime… ancora una volta senza delle basi concrete e addirittura come progetto separato.
Il risultato? Kickstarter fallimentare e investitore esterno a rendere piuttosto controverso (a tratti oscuro) l’utilizzo dei soldi dei finanziatori della celebre piattaforma pubblica: la cinese FUZE si è infatti impegnata a coprire il costo della campagna, trasformando le donazioni dei fan in “extra” per degli stretch goal mai definiti… alla faccia della trasparenza e dell’onestà verso i piccoli sostenitori che hanno elargito cifre magari più alte del necessario nella speranza di raggiungere il tetto minimo alla realizzazione del progetto.
Aggiungiamo trasparenza a trasparenza dando un’occhiata al sito ufficiale della sopracitata FUZE, l’apoteosi dell’aria fritta verrebbe da dire.
Nel mentre il nostro eroe (Inafune, non Mega Man) è impegnato a guidare Armature Studios nella realizzazione di ReCore, al soldo di Microsoft Studios – titolo a sua volta rinviato, ma non necessariamente per colpa sua. Quante sono le possibilità che possa seguire tanti progetti contemporaneamente e con la giusta cura?

La dose di credito che il “nostalgico” producer vanta(va) è straordinariamente sproporzionata rispetto ai risultati ottenuti negli ultimi anni e ad ulteriore riprova possiamo ricordare Azure Striker Gunvolt. Altro titolo ispirato alla tradizione degli action 16 bit e annunciato dallo stesso Inafune a marzo del 2014 (ma il cui coinvolgimento è solo promozionale) è arrivato su 3DS a pochi mesi dall’annuncio e su PC nel 2015. Per non parlare del sequel in arrivo nel 2016. Altro che Mighty No. 9.
E pensare che Inti Creates ha lavorato su entrambi i titoli… di chi è quindi la colpa?

Da qualunque pare la si guardi, l’epopea di Mighty No. 9 è un pasticcio costellato di incertezze e overpromising che rischia di consegnarci un prodotto ben lontano dal suo potenziale originale e in grado di affossare ogni velleità futura della giovane Comcept, tanto che viene il dubbio possa ancora esistere qualcuno genuinamente interessato a vivere le avventure del piccolo Beck.
A questo punto verrebbe anche da chiedersi: avrà ragione Kamiya ad denigrare pubblicamente il lavoro di Inafune su twitter?