Auguri Mario! I ricordi e le emozioni in 30 anni di Super Mario Bros.

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In questi 30 anni dalla prima apparizione di Super Mario Bros. non solo si sono susseguite praticamente tutte le ere videoludiche identificabili, ma i giocatori di allora sono cresciuti e hanno tramandato la loro passione alle nuove generazioni, con una continuità che non ha mai visto vacillare qualità e popolarità della serie.

Super Mario Bros. è l’unica vera serie transgenerazionale, caratterizzata da un gameplay che si è evoluto e raffinato rimanendo sempre fedele a sé stesso, ed è naturale che possa lasciare nel cuore ad ogni individuo ricordi ed emozioni differenti, sebbene riconducibili e identificabili tra loro.

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Oggi, 13 settembre 2015 e ricorrenza ufficiale del trentennale mariesco, scopriamo cosa ha reso speciali questi videogiochi per la redazione di NintendOn.

New Super Mario Bros. U – di Diego Inserauto 

Scartare una nuova console, entrando in empatia con ogni singolo componente, anche il più superfluo. Sentire l’elettricità sui peli delle braccia mentre si collegano i cavi. Riscoprirsi eccitati di un sentimento nuovo, già provato in precedenza, ma sensualmente inedito. Inserisco il disco, e lo ricorderò come il primo disco inserito nell’ennesimo glorioso hardware Nintendo: New Super Mario Bros. U. La brillantezza dell’alta definizione, effetti sonori che mettono in moto la salivazione, colori sfavillanti, il primo di una lunga sequela di salti, sentire i controlli come non ci fosse un pad, quasi le movenze dell’idraulico baffuto fossero marchiate nel nostro dna, un continuo rimando di generazione ludica in generazione ludica.

Eppure New Super Mario Bros. non è sempre stato così bello. L’hype di un nuovo Mario 2D è stato brutalmente assassinato da un look troppo tondo e ciccio rispetto all’ammaliante pixellosità dei capitoli NES, la linearità della mappa mi sembrava un insulto dopo tanti anni di attesa. Ho odiato perfino il motivetto principale, lo stesso che fischietto oggi con disinvoltura.

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A volte mi chiedo se non sono stato troppo severo, se non è il caso di mettere la cartuccia sul mio portatile preferito e darsi al pappalardiano “ricominciamo”. Ma anche no. Perché dopo l’episodio per Wii U non si torna indietro. Non basta la mappa finalmente estesa, l’integrazione perfetta col Miiverse, il multiplayer asimmetrico. Ci sono anche le sfide! Nes Remix, adesso sai chi è il tuo vero padre!

La paura di toccare terra, quasi implorando l’ultimo goomba di farsi pestare, l’ansia da prestazione, guardare le vite e il tempo! Mi ero perfino scordato esistessero! Insomma Nintendo è una spanna sopra le altre, anche quando arriva dopo, lo fa alla propria maniera, per fortuna. Tutti dovrebbero dare un’occhiata a Super Luigi Bros U per capire come si fanno i DLC. Grande N mia, sei avvertita: non voglio mai più comprare una console al dayone senza un Mario dedicato. Mai più.

Super Mario 64 – di Giulio Vitali

Nel 2005 Reggie salì sul palco sostenendo che “It’s about the feel” del gioco. Ho ancora la pelle d’oca quando ripenso alla prima volta mentre giravo a 360° di fronte all’enorme castello di Peach, sentendo la libertà di movimento, il gioco sarebbe potuto anche non esistere perché quel playground con vari terrain, l’acqua, gli alberi su cui arrampicarsi era già quanto di meglio si potesse trovare dovunque.

La differente pressione su quell’analogico faceva la differenza, sì certamente graficamente era stupefacente, ed era evidente lo showcase grafico, ma quei controlli, quella prima sensazione di full 3D sono qualcosa di indimenticabile.
Il gioco poi era un’esplosione di ambienti, meccaniche, Mario non fu mai più così molleggiato e capace di così tanto, con un hub centrale ricco di segreti e quadri tutti da scoprire. Emblemi come la scalinata infinita, l’uso della telecamera per raggiungere l’area per sbloccare il cappello volante, l’immaginario dei nemici, il Categnaccio gigante, CAVALCARE UN GUSCIO DI KOOPA!

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Super Mario 64 era, ed è, libertà di fare quel che vuoi, dove vuoi, come vuoi, perché it’s about the feel, e la trama, quei piccoli dialoghi di Bowser che in pochissimi hanno letto importavano decisamente a pochi, mentre pensavamo a correr dietro ai coniglietti e evitare di sentire la ghignante risata di Bowser.
Il crescendo musicale dei suoi livelli: impareggiabile, l’atmosfera sonora di ogni quadro era unica e trasmetteva quella verve tipica del capolavoro senza tempo, perché si sentiva bene Mario sotto il nostro controllo, mario-net-ta a disposizione.

Uno standard settato così in alto che divenne canone ed esempio per tutti coloro che arrivarono dopo, da Banjo-Kazooie a Spyro the Dragon passando per Donkey Kong: Il Platform 3D era questo, già trovata la chiave di lettura a inizio generazione, al lancio di un Nintendo 64 mai troppo lodato per innovazione seppur ancorato alle cartucce.
Super Mario 64: gioia e moto di rivoluzione a 360°

Super Mario Land – di Vincenzo Marino

Super Mario Land. Questo è il titolo di cui ho il ricordo più bello in assoluto. Non scorderò mai quel momento in cui mio padre entrò in cucina con quel mattone grigiastro in mano e quella strana cartuccia. L’emozione fu infinita e non mi staccai per mesi da quel gioco. A differenza di molti altri titoli però, relegati solo alla mia mente e al mio passato, Land continua ad accompagnarmi ancora oggi, acquistato praticamente ovunque fosse possibile acquistarlo sulle varie Virtual Console.

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Lo rigioco con ancor più piacere di un meglio realizzato World, o di un qualsiasi capitolo 3D.
L’emozione di saltare su quei piccoli mucchietti di pixel che… boh, forse erano Goomba (ma sicuramente sono i piùbbelli), per poi prendere un stella e sentire, caso raro, un tema diverso da quello tradizionale, il can-can contenuto nell’operetta Orfeo all’inferno, per poi ancora passare ai regni di Muda, sott’acqua, sparando ai cavallucci marini da un sottomarino, o a quello di Easton, affrontando strane statue dell’Isola di Pasqua, sono degli eventi talmente strani ed originali che, ad oggi, mi fanno amaramente rimpiangere le dimissioni I di Yokoi dalla software house tanto amata. Maledetto Virtual Boy!

Super Mario Bros. 3 – di Giovanni Faggi

Considero Super Mario Bros. 3 il mio Mario preferito anche per alcuni aneddoti: innanzitutto è stato il primo gioco a cui abbia mai giocato. Ero molto piccolo, avevo 4 anni, ma mi faceva ridere tutto ciò che succedeva sullo schermo, compresa la musica di quando Mario perdeva una vita, cosa che oggi non sento quasi più… (Thug Life Lucario – Nd Pittanza).

A quei tempi anche i manuali di istruzioni erano una componente importante della confezione di gioco, e ricordo che su quello di Mario 3 vi erano segnati alcuni oggetti che si potevano trovare nella mappa, tra cui l’ancora. La cercai per svariati anni senza trovarla, ma mi sarebbe piaciuto usarla perché la descrizione di questo strumento era: “Utilizzandola, la nave dei koopa non volerà più, restando ancorata a terra”. Essendo un bambino credevo che l’ancora stravolgesse completamente il livello, facendolo giocare a terra.

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Ci rimasi malissimo quando la trovai (10 anni dopo circa), perché scoprii che la sua unica utilità era quella di impedire che la nave si muovesse nel caso in cui si venisse sconfitti a bordo di essa. Un oggetto praticamente inutile. Ed infine ricordo che la frase che la principessa esclama subito dopo essere salvata (“Thank you Mario, but our princess is in another castle, ha ha ha, just kidding”), alimentò in me dei dubbi circa la presenza di un’altra principessa in un altro castello nascosto da qualche parte, e per svariati anni ho cercato qualcosa del genere. “Just kidding”: crescendo ho scoperto il vero significato di queste parole e la mia vana ricerca si concluse dunque “senza successo”.

Anche se la serie si è poi molto evoluta raggiungendo le 3 dimensioni e il nuovo filone 3D Land/3D World, Super Mario Bros. 3 rappresenta secondo me uno dei più riusciti esponenti della saga a livello di innovazione, e sfrutta veramente appieno le capacità del NES.

Super Mario World – di Pietro Spina

I 30 anni di Super Mario Bros. li ho vissuti tutti in prima persona, ma pur avendo esordito come nintendaro grazie al primo episodio su NES, non riuscii a mettere le mani su Super Mario Bros. 3 – per banali limiti economici – e i miei ricordi dell’epoca quindi erano legati più che altro al leggendario film “Il piccolo grande mago dei videogames”.

Ovviamente nel trovarmi di fronte alla prima avventura di Mario su Super Nintendo (di un amico) arrivando direttamente da Super Mario Bros. fu impossibile trattenere l’entusiasmo: la mappa che si estendeva senza soluzione di continuità, la grafica incredibilmente migliorata, l’introduzione di Yoshi, tutti i segreti… padroneggiare il volo di Caped Mario!

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Ma in tutto questo era l’audio a farla da padrone: ogni salto, ogni monetina, ogni tubo avevano una consistenza nuova; le musiche avvolgenti e a tratti inquietanti nel sottosuolo e nei castelli riuscivano a catturarmi, emozionarmi e intimorirmi nonostante provenissero dalle casse mono di un vetusto TV Mivar. Pochi anni dopo riuscii a farmi prestare la console e il gioco, trovandomi finalmente a faccia a faccia con lui. Da solo, con la mia emotività.

Quella era la MIA partita, finalmente, e per quanto tutto il mondo conoscesse già ogni dettaglio ed ogni pixel, il viaggio dall’isola di Yoshi fino al castello di Bowser, passando per l’incredibile Star Road, mi emozionò come e più di prima. Per questo, oltre la razionalità e l’oggettività, Super Mario World è per me IL gioco di Mario.

Super Mario Bros. 3 – di Stefano Messina

Sono un Nintendaro un po’ strano: l’iniziazione col GB “mattone” mi ha fatto saltare il NES, con tutto quel che ne consegue. Un bel giorno però, al finire di un anno scolastico positivo, i miei mi chiedono: “Che regalo vuoi?”. Andiamo in un vicino supermercato e trovo lui, il mega-pacco SNES + Super Mario All Stars, ed è stato subito amore. Ho così avuto modo di rigiocare tutte le perle platformistiche perse e comprendere veramente, per la prima volta, perché Mario era considerato il Re™ dei platform.

Inutile dire che li divorai letteralmente per arrivare al piatto forte, quel Super Mario Bros. 3 che è un mind blown ad ogni livello, un concentrato di idee, freschezza, perfezione tecnico/cinetica che verrà eguagliato solo da Super Mario World, titolo però per me di poco (pochissimo) inferiore.

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La mappa del mondo, per la prima volta nel genere, slegava il giocatore da una rigida progressione prestabilita, ma era anche interattiva! Come scordare i martelli usati per rompere alcune rocce, svelando nuove parti di mappa? I mondi stessi erano geniali, mai ripetitivi, ricordo ancora quando giocai il primo livello del mondo “gigante”, e rimasi sbalordito vedendo tutto enorme, perché era affascinante da vedere e interessante da giocare, e poi i costumi! Il mio preferito era forse Mario Martello, seguito da quello da Rana e oviamente Mario Procione!

C’era poi il maledetto Sole arrabbiato (chissà poi perché), le navi volanti dalla epica musica di sottofondo e palle di cannone ovunque, le casette di Toad col minigioco per accaparrarsi un oggetto, l’ottavo mondo e le millemila vite perse (e le stramaledette mani nella mappa di gioco, ODIO!), potrei star qui giorni a descrivere ogni piccolo particolare di questo miracolo di genio e passione ma, per chi ancora non l’avesse fatto, invito caldamente a recuperare questo pezzo di storia di Nintendo e del videogioco tutto che, come solo i migliori titoli sanno fare, non stancherà mai di divertire.

Super Mario Galaxy – di Massimiliano Imbimbo

Super Mario Galaxy non è stato amore a prima vista, anzi: pensate al sottoscritto che passa mesi, macché dico, ANNI a immaginarsi un nuovo Mario girare libero in ambientazioni immense e sconfinate per poi alla fine rimanere deluso scoprendo che con un singolo salto ci si girava un intero pianeta!
Quindi eccomi lì, perplesso, davanti al commesso del negozietto sotto casa, pronto a prendere la mia copia del “nuovo gioco di Mario” solo perché, appunto, è il “nuovo gioco di Mario”.

Vabbé, inseriamo ‘sto disco come se a questo giro ci toccasse pagare penitenza per una scommessa persa con gli amici e iniziamo il gioco.
Un’introduzione blanda, il solito Bowser che rapisce la solita Peach, un Regno dei Funghi e un castello un po’ sottotono (anche graficamente) rispetto a quanto ammirato ed esplorato in Super Mario 64 e poi… la MAGIA.

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In un attimo mi dimentico di tutto, entro in un mondo che mai avrei immaginato prima: lo spazio sconfinato, la gravità, la poesia delle musiche e delle immagini, del level design al limite dell’umanamente concepibile… tutto mi rapisce come solo il buon vecchio Yoshi’s Island riuscì circa 10 anni prima.
Merito di tutto questo? Koizumi: mente brillante, geniale game designer ma soprattutto favoloso raccontastorie.

Mario Galaxy è l’esempio perfetto della sua arte, del centellinare minimi dettagli grafici in ogni elemento di gioco e fonderli poeticamente con una storia eterea, quasi impalpabile, che non ha bisogno di parole o immagini per essere raccontata, ma semplicemente si “avverte” sui polpastrelli delle dita mentre si scorre avanti nell’avventura, che in realtà diventa un vero e proprio viaggio.
Lode a Koizumi, sperando che questa cura del particolare e sensazione di avventura possa tornare a regnare sovrana nei titoli di Mario.

Super Mario Sunshine – di Alessandro Concina

I ricordi più belli legati a un gioco di Mario li ho sicuramente se penso a Super Mario Sunshine. Non sarà il mio Mario preferito in termini assoluti, ma lo apprezzo tantissimo per diversi motivi. Lo amo per la sua intraprendenza e il suo coraggio: laddove i capitoli precedenti, esclusa la dirompente innovazione di Mario 64, consistevano in perfezionamenti e piccole variazioni sul consueto canovaccio, Sunshine spazza via cliché e certezze, introducendo nella ricetta una nuova nemesi, Mario Ombra, un setting completamente inedito, l’isola Delfinia, e uno strumento che va a modificare in maniera sostanziale le meccaniche di gioco, lo Splac 3000.

Lo amo perché è forse il Mario più impegnativo e difficile da finire al 100% (dannate monetine blu) con alcune sezioni platformistiche che, anche con lo Splac 3000, sono veramente impegnative.

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Lo amo per i suoi livelli, ariosi e ricchi di elementi ma non troppo grossi da risultare vuoti (stupendi la Baia dei Noki e il Villaggio delle Palme). Lo amo perché ci sono tantissime cose da fare: ora ci si trova a pulire lo scenario dalla vernice, poi ci si scontra con Mario Ombra, poi si può esplorare Delfinia alla ricerca monete, Soli Custodi e segreti, passando per i livelli “classici” da affrontare senza Splac 3000, per arrivare alle divertenti boss fight.

Lo amo perché, sebbene siano tratti comuni a tutti i giochi di Mario, è il titolo dedicato la baffuto idraulico che più mi trasmette senso di allegria, leggerezza e spensieratezza. Un vero e proprio villaggio vacanze videoludico che periodicamente mi piace tornare a visitare: metto il minidisc dentro il Gamecube e il colorato e divertente mondo dell’isola Delfinia si schiude davanti ai miei occhi, sempre vivo, pulsante e affascinante come la prima volta.

Super Mario Land 2 – di M@rimouse

Difficile spiegare cosa ci lega più a un gioco, specie se parliamo di una saga importante come Super Mario Bros. Il mio preferito è Super Mario Land 2 Six Golden Coins. Vi starete chiedendo: ma come? Un Mario così breve? Per quale motivo? Tanti. Potrei dirvi che colorava i miei pomeriggi uggiosi nelle fredde giornate invernali, ma sarebbe una fandonia perché in realtà colorava anche i pomeriggi di sole a quaranta gradi e tutte le altre stagioni. Colorava poi è una parola grossa dato la monocromia del primo Game Boy ma io mi sentivo una bimbetta dentro un negozio di dolciumi e ancora oggi, quando lo rivivo sul Nintendo 3DS grazie alla Virtual Console, la meraviglia di quei mondi mi incanta.

Un altro motivo potrebbe essere quel Mario coniglietto, mai più riproposto e così kawaii o la prima apparizione in assoluto di Wario, e scusate se è poco.

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Super Mario Land 2 è come una di quelle scatole giocattolo, quelle in cui devi girare la manovella per essere investita da idee pazzesche, lezioni di level design e nemici tutti nuovi, cuciti addosso a una cartuccia dallo spazio contenutissimo. Forse però il vero motivo risiede nel fatto che si tratta di uno di quei ricordi d’infanzia che non viene logorato dal tempo, né reso meno valido dalla tecnologia odierna e riprenderlo oggi si può tranquillamente affermare: è bello come allora.

Super Mario Bros. – di Demetrio Sposato

Il mio amato nonnino aveva un negozio. Sono indelebili la luce dal soffitto e l’odore onnipresente di tabacco che quel luogo racchiudeva. Per un bambino non era certo il posto più divertente in cui essere lasciato quando la mamma aveva un impegno. Di fronte al suddetto negozio, c’era un bar, vecchio, per nulla invitante: ma, al suo interno, celava un cabinato. Con 200 lire potevi immergerti nel mondo di un signorotto baffuto in salopette che saltava su dei funghi e poteva raccogliere fiori di fuoco. In tre parole, Super Mario Bros.

Quei colori, quei paesaggi appena abbozzati dai pixel, mi generavano un’emozione elettrizzante ogni volta che potevo mettere le mani su quei tasti. A quell’età, il gioco mi pareva di una difficoltà impossibile, tanto più che gli spiccioli, presto o tardi, erano sempre destinati ad esaurirsi.

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A casa avevo un Sega Master System 2, quindi la mia carriera come idraulico al salvataggio di principesse fu costretta a fermarsi lì. Ma certe sfide non ti abbandonano finché non le scavalchi. Cresco, mi procuro Super Mario Bros., e inizio a completarlo, finché non riconosco tutti i passaggi, li eseguo a memoria, ancora oggi lo uso quasi come scacciapensieri.

Gli anni trascorrono all’improvviso, ed io, come tanti, continuo a distrarmi dalle stanchezze della vita coi giochi di Mario, che non ne vuole sapere di privarci della sua magia. Il bar (ma senza cabinato) e il negozio ci sono ancora, a differenza del mio nonnino. Ma nella mia memoria, tutto vive, in un ricordo ancora stracolmo di colori. E funghi, e fiori, e gusci.


Questi sono i ricordi della redazione di NintendOn, ma siamo ansiosi di leggere cosa ha reso speciale queste serie per i lettori del sito: fatecelo sapere nei commenti!

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