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Genere: Platform
Multiplayer: No
Lingua/e: Inglese

In mezzo a videogiochi dalla grafica realistica, sprite in HD, personaggi composti da un numero spropositato di poligoni, effetti di illuminazione e particellari, pensate a come dev’essere dura la vita di un povero, piccolo pixel. Trovarsi al bar insieme a Mario, Link e Samus a bere una birretta e sentirsi così piccolo e insignificante in mezzo a racconti di avventure spettacolari: ecco com’era la vita del protagonista di Life of Pixel.

Il nostro eroe è infatti un (conglomerato di) pixel verde, dalla forma quadrata, finanche senza braccia e gambe che un giorno, risoluto ad uscire dall’anonimato, decide di visitare un’epoca in cui il singolo pixel contava tantissimo. Varcata così la soglia del museo dei videogiochi, ecco che si dischiude davanti a lui un meraviglioso mondo, crudele e un po’ spigoloso, capace di farlo sentire nuovamente importante.

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Il nostro Pixel sta per varcare la soglia di un mondo meraviglioso…

Illustrate dunque (in maniera meno romanzata e romantica di quanto abbia fatto io) le premesse narrative, Life of Pixel ci scaraventa indietro nel tempo di praticamente trent’anni in un viaggio che parte dagli albori dell’epoca del gaming moderno, quando una manciata di pixel e tracce musicali semplicissime erano tutto ciò che servivano per divertirsi.

No, state tranquilli, non sta per partire una di quelle filippiche sui bei tempi andati che a noi vecchi piace tanto tirare fuori di quando in quando, ma è chiaro come Life of Pixel sia, sostanzialmente, un compendio del mondo videoludico platformistico degli anni 80 e primi anni 90. Il titolo dei Super Icon propone infatti una serie di livelli a scorrimento in 2D attraverso cui il nostro verde Pixel si deve muovere per giungere all’uscita. Concettualmente semplice, la faccenda è in realtà più complicata del previsto, in considerazione anche delle scarse abilità che il nostro piccolo eroe ha a sua disposizione: coerentemente con il sapore retrò dell’intero impianto di gioco, Pixel può solo fare una cosa per superare ostacoli e nemici, ovvero saltare.

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Benvenuti negli spumeggianti anni ’80…

Ve lo dico subito: l’asticella della difficoltà del titolo è settata verso l’alto. Molti stage non vi causeranno problemi insormontabili, ma il percorso verso l’uscita di ogni livello è tutt’altro che semplice e prima di vedere i titoli di coda conterete le morti a decine. Il doppio salto di Pixel, in pratica l’unico potere di cui dispone il nostro piccolo amico, è molto di aiuto in un sacco di situazioni ma spuntoni, nemici, sabbie mobili, buche e mille altri pericoli non perdoneranno nemmeno il più piccolo errore. Considerato anche il fatto che non esistono checkpoint (troppo moderna come feature!), ogni morte comporterà la ripetizione dell’intero stage, cosa che può rendere le cose un pochino frustranti – soprattutto nei livelli più lunghi.

Oltre a ciò, è doveroso anche sottolineare come alcune scelte di game design non siano proprio felicissime e siano esse stesse causa di inaspettate e per nulla gradite morti: non parliamo di passaggi strutturati appositamente per mettere alla prova abilità e precisione del giocatore (che comunque non mancano nel corso del gioco), ma di come a volte il giocatore non sia messo nelle condizioni di poter discernere un pericolo e attuare una strategia atta ad evitarlo. In alcuni livelli infatti lo scrolling non è fluido e per vedere cosa c’è oltre il limite della schermata è necessario raggiungerla e procedere alla successiva: ciò preclude di fatto la possibilità di valutare cosa ci aspetti oltre. Ora, immaginate di essere su una piattaforma con sotto di voi una poco allettante distesa di spuntoni: l’unica opzione è quella di una salto nel buio dalla conseguenze inaspettate, la più probabile delle quali è la morte.

A parte questa problematica, l’impianto generale di gioco funziona bene nella sua semplicità. L’incedere e il saltellare nei livelli sono inframezzati dalla raccolta delle gemme necessarie ad aprire la porta di uscita e da un manufatto speciale, uno per livello, che permette l’accesso a un mondo speciale qualora abbiate la costanza di raccoglierli tutti e 72. I livelli sono inoltre ricchi di passaggi segreti che conducono ad aree in cui è possibile trovare power up: in pratica spesso è necessario affrontare nuovamente un livello già completato per essere certi di averne esplorato ogni anfratto.

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Granchi, pipistrelli, spuntoni… ma chi me l’ha fatto fare?

Il punto di forza di Life of Pixel è certamente rappresentato dal viaggio che il giocatore si trova ad affrontare attraverso una serie di scenari che riproducono in maniera molto fedele grafiche ed effetti sonori di dieci (e più) console che hanno fatto la storia del mondo videoludico, ognuna delle quali con i suoi tratti caratteristici ed inconfondibili. A parte la risoluzione maggiore e un frame rate per forza di cose migliore, il design dei livelli spinge fortissimo sul fattore nostalgia, proponendo ora le schermate essenziali dello ZX Spectrum, ora l’inconfondibile palette monocromatica del Gameboy, fino ad arrivare ad elementi chiaramente ispirati a Link to the Past e Yoshi’s Island del mitico Super Nintendo.

Anche il comparto sonoro fa la sua parte nel ricreare l’effetto nostalgia e sentire certe sonorità uscire dalle casse del proprio televisore non potrà non strappare più di un sorriso: suoni semplici, essenziali ma ammalianti e orecchiabili, sebbene molto diversi da quanto oramai abituati.

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Qui siamo dalla parti del Super Nintendo… impossibile non accorgersene!

Life of Pixel è un gioco per tutti? Chiaramente no. I giocatori meno smaliziati potrebbero (e lo faranno certamente) storcere il naso davanti ad un impianto di gioco tanto striminzito e dalla varietà discutibile. Molti scenari sono meno che essenziali e avari di soddisfazione, mentre la difficoltà elevata non si esimerà dal punire anche il più piccolo errore. Al netto di tali avvertenze comunque il titolo fa centro per quelli che sono i suoi obiettivi e, soprattutto se avete qualche primavera in più sulle spalle, alcune chicche vi procureranno più di un brivido di nostalgia lungo la schiena.

Per 9,99 € (su eShop) potete dunque concedervi una pausa dal rutilante mondo videoludico moderno e tuffarvi in una rilassante e placida oasi di piccoli, spigolosi ma meravigliosi Pixel.

6.9

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