Chi non conosce la pop star digitale Hatsune Miku?
La cantante virtuale che è stata artefice del successo dei Vocaloid, sintetizzatori vocali in grado dare voce ai testi di chi non è dotato di un’ugola d’oro, ha negli anni guadagnato una fama sempre crescente, al punto da avere i propri concerti – veri concerti, con stadi ricolmi di gente – in cui appare sul palco grazie ad un ologramma. Vista la portata del fenomeno, era inevitabile che venissero realizzate trasposizioni videoludiche sotto forma di rhythm game.

Hatsune Miku: Project Mirai DX è il primo videogioco dedicato alla ragazza dai capelli blu ad approdare in Europa, su console Nintendo. Trattasi della versione “definitiva” di Project Mirai, titolo del 2012 che ha visto un seguito nel 2013 e una versione – DX appunto – che giunge finalmente sui nostri scaffali.
Ciò che ci troviamo tra le mani è un classico rhythm game in cui lo scopo è premere tasti o usare il touch screen a tempo con con le indicazioni a schermo, le quali sono spesso coreografate in maniera simpatica su percorsi lineari o curvi, così da donare varietà a quelle che – a conti fatti – sono semplici sequenze di tasti a tempo con il ritmo della canzone o la voce del vocaloid di turno.

L’esperienza di gioco di base si dipana su 48 canzoni interpretate non solo da Hatsune Miku, ma anche da Kagamine Rin, Kagamine Len, Megurine Luka, MEIKO e KAITO (con l’occasionale apparizione di GUMI), spesso in esibizione di coppia o di gruppo. Console alla mano e sacro fuoco della musica nelle vene, è possibile superarle tutte in circa tre ore e mezzo, raggiungendo i titoli di conta in un tempo che definirei record – sebbene ciò non significhi necessariamente che il titolo abbia esaurito le sue carte.
Visto il trend crescente di titoli del genere che provano a dare più corpo all’esperienza di gioco base, spiace non sia stata inserita una modalità che accompagnasse il giocatore con un breve accenno di trama o con una struttura un po’ più ricercata del semplice completamento di ogni canzone disponibile per sbloccare le successive. Magari non necessariamente una storia, ma un sistema di progresso a bivi con lo sblocco di nuove canzoni legato ad una moneta di gioco, dei collezionabili o determinati punteggi avrebbe sicuramente giovato.

Sebbene non sia stata dunque valorizzata a dovere la modalità principale, è anche vero che questo Project Mirai DX fa degli elementi di contorno la sua forza: dalla possibilità di personalizzare l’estetica dei singoli personaggi, acquistando nuovi vestiti dallo shop, alla scelta degli interpreti in alcune canzoni, è chiaro che l’intento è lasciare nelle mani del giocatore il compito di estendere l’esperienza di gioco altrimenti piuttosto riduttiva.
Potenzialmente infinita, sotto questo aspetto, la longevità garantita dal Dance Studio, in cui creare dei veri e propri video musicali scegliendo cantante, outfit e coreografie di ballo da abbinare alle proprie canzoni preferite. Forse un po’ legnoso sotto certi aspetti, il sistema permette comunque di creare molto facilmente dei videoclip da condividere con altri giocatori.
Piccola perla la presenza di PuyoPuyo39, una versione ridotta del classico puzzle game Sega. Un extra un po’ fuori contesto che però aggiunge un consistente valore all’offerta complessiva.

Nel corso degli anni il genere rhythm nudo e crudo, ovvero quello che non integra la musica in meccaniche articolate ma semplicemente richiede di rispondere agli input forniti – come in questo caso – vive una fase transitoria incapace di far evolvere le meccaniche che hanno visto in titoli come Ouendan forse l’ultima vera innovazione in fatto di gameplay.
Il titolo Sega conferma il trend sprecandosi in virtuosismi grafici che donano vivacità alla sessione di gioco ma che, invece, spesso sono il risultato di un’approssimazione che mostra poca sinergia tra voce, musica e comandi a schermo. Si alternano infatti spezzoni in cui vengono mostrati molti comandi con largo anticipo ed altri che costringono ad intuire il tasto successivo, magari celato in prossimità dei bordi dell’area di gioco, o momenti in cui il cursore segue simpatici ghirigori a forma di coniglio o cuore per dare un tono a sequenze prive di interazione… cosa sempre meno grave di delle spirali o le deviazioni angolari in rapida sequenza che avvicinano un gran numero ipunt e interrompono bruscamente il flow visivo, costringendo a tirare fuori il meglio dalle nostre capacità di intuizione – quando, idealmente,il tutto dovrebbe puntare a garantire un gameplay fluido e avvolgente e che guida il giocatore senza che questo percepisca soluzione di continuità.

Nulla però che non si possa risolvere con molta, molta pratica: se il superamento delle canzoni non è certo un’impresa titanica, ottenere i punteggi S+ e raccogliere tutte le note SP (che si disattivano in caso di errore nelle vicinanze delle stesse) richiede un buon allenamento per memorizzare i momenti chiave che magari, ai primi tentativi, prendono alla sprovvista.
Un meta-gioco di alto livello che trae giovamento dal duplice sistema di controllo – Tap e Button – capace di dare forma ad un gioco che vale doppio, trattandosi di modalità che restituiscono un feel decisamente diverso per quel che concerne il ritmo e i tempi di risposta.
Senza contare che, per assurdo, è possibile giocare la modalità Button usando il touch (che è suddiviso in quattro a seconda dei tasti), creando un nuovo e originale livello di difficoltà per i fanatici del pennino.

Project Mirai DX è un discreto titolo musicale la cui raison d’etre si ritrova nell’universo musicale dell’amatissima Miku: le canzoni presentate sono altalenanti quanto a qualità, ma sicuramente apprezzatissime dagli appassionati della star digitale.
Apprezzabile l’alternanza di generi che dona varietà e brio, sebbene alcuni pezzi risultino quasi stucchevoli per semplicità, mentre altri svettano ampiamente sulla media della proposta musicale. Peccato, sebbene veniale, l’assenza di una traduzione testuale (quantomeno in inglese) dei testi delle canzoni, visualizzati a schermo in romaji.
Difficile che chi non ama i sintetizzatori vocali possa improvvisamente innamorarsi di questa tipologia di interpretazioni (vade retro KAITO! Inascoltabile!), continuando magari a preferire le versioni utaite di cantati come Reol o Kradness, ma l’affinità ai rhythm game può sicuramente garantire a chiunque un buon numero di ore di gioco, trovandosi poi magari a canticchiare questa o quella canzone che mai si pensava potesse catturarci a tal punto.
Una delle perle scoperte grazie al gioco, in versione cover
Hatsune Miku Project Mirai DX
offre davvero tanto tenendo conto di tutte le attività collaterali che tassellano con solidità un prodotto unico nel suo genere e studiato per una nicchia che finora ha dovuto cercare soddisfazione su console della concorrenza.
Ricercato visivamente, con una buona grafica e un 3D decisamente riuscito, il titolo ricrea efficacemente il mondo Vocaloid in maniera molto simpatica, grazie alla scelta di ricreare personaggi e video musicali preservando lo stile proprio delle Nendoroid. Indiscutibile la qualità audio (mi raccomando, giocarlo con le cuffie è un dovere) che accompagna ogni elemento, compresi gli editor per i propri jingle o gli effetti sonori da “pubblico” da utilizzare in modalità spettatore.
Visto il potenziale del brand forse ci si poteva aspettare di più, ma i fan sapranno sicuramente come godere di un pacchetto discretamente confezionato.