The Bridge è un puzzle game 2D dai toni cupi che invita il giocatore ad eliminare i preconcetti sulla fisica e la realtà tridimensionale per risolvere gli enigmi. Se dovessi paragonarlo ad altri giochi lo metterei esattamente in mezzo a Braid ed Echochrome: da un lato abbiamo un puzzle game con un’atmosfera particolare e decadente, dall’altro un gioco basato sul cambio di prospettiva e gli effetti ottici. The Bridge è il ponte che unisce questi concetti offrendo un’esperienza tutto sommato unica che riesce a ritagliarsi un posto d’onore tra i migliori titoli indie.

In questo gioco non ci sono lunghi tutorial perché non sono proprio necessari, i controlli sono semplicissimi: con il d-pad, l’analogico o addirittura il touch screen si muove il protagonista a destra e a sinistra come in un normale gioco a scorrimento, e con il pulsante A si aprono le porte, necessarie per uscire dal livello e quindi completarlo. La vera particolarità sta nell’utilizzo dei tasti dorsali (o i giroscopi) con i quali è possibile inclinare e ruotare l’intero mondo di gioco utilizzando la gravità e la fisica a proprio vantaggio per risolvere gli enigmi. Immaginate insomma di essere intrappolati in un labirinto impossibile nel quale l’unico modo per uscire è quello di cambiare la gravità rendendo ciò che prima era una colonna portante di un muro, un ponte verso l’uscita. Il rischio di sbagliare c’è ed è proprio per questo che con il pulsante B si riavvolge il tempo, come accadeva in Braid, così da poter tornare indietro per evitare gli errori appena compiuti. Il presupposto quindi, non è quello di un gioco di abilità, almeno nei primi livelli, ma di un particolare puzzle game ambientato in mondi che possono esistere soltanto nelle due dimensioni.

Le ambientazioni sono infatti ispirate alle figure impossibili di M. C. Escher che oltretutto è il protagonista del gioco; tale premessa fa sì che gli enigmi risultino originali e costringano spesso a pensare in maniera differente dal solito. Proprio questo tipo di approccio è quanto di più ammirevole si possa trovare in un puzzle game, un conto è proporre un calcolo matematico o un lungo enigma dalla soluzione chiara ma dall’esecuzione complicata, un altro è costringere il giocatore a pensare “fuori dalla scatola” come direbbero gli anglosassoni per arrivare alla soluzione da un momento all’altro in maniera originale. Ogni mondo di gioco introduce una nuova meccanica ed ogni livello al suo interno propone nuove idee per sfidare continuamente l’intelletto, così se in un primo momento c’è un vortice spaventoso da evitare, nel livello successivo dovremo utilizzare quello stesso pericolo a nostro vantaggio. In tutto ciò i controlli fanno un buon lavoro anche se il protagonista tende spesso a scivolare e fare un passo di troppo, sicuramente per scelta degli sviluppatori, non aspettatevi quindi i controlli perfetti di un platform ed evitate i giroscopi, il loro utilizzo è forzatissimo e non mi sento di consigliarlo.

Come nei famosi dipinti di Escher, ciò che ho detto in precedenza potrebbe esservi presentato in maniera opposta eppure convivere nella stessa realtà o, in questo caso, nello stesso articolo. Vi spiego subito senza giri di parole: è vero sì che gli enigmi funzionano bene ma non è sempre così e purtroppo in alcuni casi vi troverete a perdere tempo nell’esecuzione di essi, avendo percepito la soluzione ma non riuscendo a metterla in pratica per vari motivi; oltretutto c’è una particolare meccanica nei livelli avanzati che risulta frustrante inizialmente, forse perché troppo estranea al nostro modo di pensare. Questi piccoli difetti, uniti ad una longevità che non sorpasserà le 3/4 ore (in questi casi dipende soltanto dalla vostra mentalità) e qualche piccolo rallentamento rendono The Bridge un diamante più grezzo di quanto non dovrebbe essere.

A levigare il prodotto però ci pensa l’atmosfera del gioco. Lo stile grafico fatto soltanto di sfumature di grigio si adatta perfettamente alle figure impossibili sottolineando i punti luce e quelli in ombra per aiutare il giocatore a percorrere gli scenari, la storia è raccontata in maniera onirica e surreale così da puntare soltanto sulle sensazioni e sulla percezione del giocatore, come accade con i lavori di Escher. La ciliegina sulla torta poi è la colonna sonora che riesce ad essere orecchiabile, malinconica e oggettivamente di qualità, insomma oltre ad avermi lasciato un effetto Tetris per qualche ora, The Bridge mi ha costretto a riascoltare la soundtrack più volte.
Non è difficile dare un giudizio positivo a The Bridge, se siete amanti degli enigmi e la vostra intenzione è quella di giocare ad un puzzle game abbastanza originale e particolare dovete assolutamente comprarlo, anche a costo di giocarci al mare, sulla sdraio, al posto della Settimana Enigmistica… ecco magari se vi portarsi il Wii U in spiaggia sarebbe problematico, ma sto divagando. The Bridge è uno di quei giochi troppo corti, troppo piccoli per essere ricordati in mezzo ai grandi nomi eppure sono sicuro che anche voi, come me, non lo dimenticherete mai.