Sparatutto a scorrimento orizzontale, navi spaziali (o aerei oppure ibridi) e console Nintendo, un abbinamento che richiama inevitabilmente nostalgia nei giocatori di vecchia data.
Un genere legato agli anni 80-90, uno dei precursori, i cui esponenti, soprattutto di spicco, sono via via diventati più frammentati nel corso degli anni. L’ultimo vero capolavoro del genere sulle nostre console è probabilmente Ikaruga, nato su Dreamcast e poi uscito anche su Gamecube. Ma stiamo parlando di Treasure, software house leggendaria, capace di trasformare quasi tutto quel che tocca e sviluppa in oro.
Ikaruga ha avuto anche un ottimo successore spirituale, Kokuga, disponibile in digital download per Nintendo 3DS.
Karous – The Beast of Re: Eden è un titolo che evita il paragone con i colossi storici, differenziandosi nella forma e nella struttura di gioco e risultando un titolo maggiormente adatto a brevi partite mordi e fuggi piuttosto che lunghe sessioni.

La prima cosa che si nota del titolo, è l‘assenza praticamente totale di una trama. Il filmato iniziale ci mostra scorci di un mondo imperversato da conflitti, mai realmente presenti nel gioco. Karous è strutturato a missioni con obiettivi specifici da completare, come distruggere un determinato numero di nemici, usare un tipo di arma un dato numero di volte o arrivare alla fine del livello. Gli obiettivi vanno sempre completati entro il tempo limite della missione, generalmente sotto i cinque minuti.
Esistono quattro tipi differenti di armi nel gioco, la cui potenza aumenta tramite nuovi power-up e combo sbloccabili aumentandone il livello. Il raggio base, la spada, la bomba ricaricabile a tempo e lo scudo, attivabile automaticamente non utilizzando nessuna delle altre tre armi. Ogni arma ha un colore e alcuni nemici sono abbattibili solamente con l’arma della rispettiva tonalità.

Come sparatutto classico Karous non funziona. Non funziona sotto il punto di vista grafico, con pochi tipi differenti di nemici, stage ripetitivi e piatti visivamente, rallentamenti frequenti e ripetuti durante le fasi di combattimento e con nemici su schermo.
Non funziona sotto il punto di vista musicale, con una colonna sonora che si limita ad accompagnare ma rimane poco più che un sottofondo, complice anche la brevissima durata degli stage. Non funziona dal punto di vista del mordente, non essendoci di fatto un single-player o una campagna appassionante e battaglie memorabili con boss giganteschi se non nella parte finale del gioco. Parte finale difficile da raggiungere a causa, appunto, dello scarso mordente. Non funziona perché più di una volta ci si trova a chiedersi cosa vogliano dire i dialoghi dei personaggi, non esistendo di fatto una vera e propria storia. Non funziona per l’eccessiva ripetitività delle missioni e per la voglia di continuare a giocare che sfuma una volta sbloccati tutti i potenziamenti delle armi.

Eppure, come già detto a inizio recensione, il gioco funziona se visto come un mordi e fuggi, da giocare nelle brevi pause giornaliere o durante i viaggi in autobus/metropolitana. Per proseguire non è necessario completare tutte le missioni ogni volta ma solo un determinato numero, le missioni-chiave.
Pochi minuti durante i tempi morti possono dare davvero un senso all’acquisto del titolo ma bisogna tenere conto che, comunque, il mordente potrebbe esaurirsi presto.
Oltre la metà dell’avventura, le missioni cominciano infatti a diventare impegnative e richiedono concentrazione per essere completate.
Un titolo quindi acquistabile tenendone bene a mente pregi e difetti e cercando di non pretendere più di quello che la sua atipica struttura offre. Per chi vuole immergersi nelle atmosfere anni ’80 di un genere ormai di nicchia ma nel cuore degli appassionati, il consiglio è quello di guardare altrove, dalle parti di Kokuga.