Satoru Iwata, quante volte nel corso dell’ ultima decade, 13 anni, si è scritto il suo nome in articoli, post, quante volte lo si è pronunciato in chiacchiere tra amici, discussioni, quante volte era presente.
Uomo chiave di un’era videoludica fortunatissima per Nintendo, programmatore eccezionale, CEO che riportò Nintendo di nuovo ad essere rilevante con scelte coraggiose, si è spento lasciando senza parole tutta la redazione di NintendOn, e tutto il mondo dei videogiochi che in un modo o nell’altro aveva pronunciato il suo nome.
Satoru Iwata di Hal Laboratory, Satoru Iwata di Nintendo, Satoru Iwata lo sentivamo vicino, con le sue gag, con i suoi Direct e con il suo modo di fare molto vicino all’utenza. Un’utenza che ne ha tessuto lodi e non solo, considerato controverso in alcune sue recenti scelte è sempre stato fuori di dubbio il suo talento come CEO; immaginare un futuro di Nintendo con un CEO diverso era un’ipotesi così remota, così lontana, che persino le sue condizioni di salute, sebbene precarie, ci avevano comunque lasciato speranze e illusioni.
Sono stati anni difficili gli ultimi, senza sapere quali decisioni dipendessero da lui, senza sapere dove si nascondesse la verità e le dichiarazioni da PR, ma lui era lì, a rispondere su Twitter nonostante un E3 difficile, a cambiare anche il suo Mii, fiducioso di vederlo sulle console di tutti i nintendari come in passato, a rispondere a quegli azionisti che per così tanto tempo gli avevan chiesto una virata sul gaming mobile.
Satoru Iwata mi piace sempre ricordarlo con la sua definizione della GDC 2005:
“On my business card, I am a corporate president. In my mind, I am a game developer. But in my heart, I am a gamer”
“Sul mio biglietto da visita sono un Presidente. Nella mia mente sono uno sviluppatore. Ma nel mio cuore, sono un giocatore”.
Satoru Iwata era un visionario programmatore che non ha mai fatto sfoggio dei suoi meriti, ma se Earthbound è così è per merito suo, e se lo abbiamo su Virtual Console era per l’amicizia con Itoi, se abbiamo Balloon Fight, Kirby, Super Smash Bros. e molti altri giochi è per le sue competenze di programmatore, senza contare la costante voglia di cambiare un’industria videoludica a suon di amicizie e non di soldi.
Satoru Iwata guardava certamente al portafogli di Nintendo, ma mai nessuno come lui riuscì ad instaurare un rapporto così forte con case produttrici, con accordi commerciali basati sulla conoscenza diretta, al fine di portare su console Nintendo una serie di esclusive importanti come Monster Hunter e Sonic.
All’età di 55 anni si spegne Satoru Iwata, lasciando un vuoto difficile da colmare sia nel cuore dei giocatori, sia nella presidenza di Nintendo, sia, ovviamente, nella sua famiglia. Sarà difficile ora pensare ad un futuro CEO, ma non è questo il giorno e non è questa la sede.
Il Presidente programmatore e giocatore ci ha lasciato, integro nella sua visione, integro nelle sue scelte, spesso discusse, ma mai banali, integro nella comunicazione e preservazione di un’eredità pesantissima come quella Nintendo, conscio di aver riportato in auge molti franchise, consapevole di aver regalato ai fan i più genuini sorrisi con come si relazionava al mondo, direttamente a noi.