Il genere musou è uno di quegli argomenti che hanno il potere di spaccare le opinioni ad esso afferenti: o lo si ama o lo si odia, difficile avere una via di mezzo. Non si tratta di estremismo videoludico, non in tutti i casi per lo meno, ma tale marcata categorizzazione è solo il frutto della particolarità del genere. La formula di un titolo musou è infatti molto semplice, verrebbe da dire quasi basilare: come già però avevo ampiamente evidenziato in fase di review di Hyrule Warriors, al di là dell’insindacabilità dei gusti personali, un titolo va giudicato solamente per quello che può e deve offrire. Inutile cercare un gameplay profondo e accattivante se il gioco si basa su combo da effettuare con la pressione ripetuta di due tasti; non ha senso aspettarsi una nutrita varietà di situazioni quando è palese di come la struttura di gioco sia rigida e incanalata su semplici e precisi binari.

Samurai Warriors: Chronicles 3 è il terzo capitolo dello spin-off nato dalla costola di Dynasty Warriors, l’ormai quasi ventennale saga di Koei Tecmo, che, dopo aver inaugurato il lancio della console portatile di Nintendo e visto l’uscita del secondo capitolo solo in Giappone, torna a popolare i due schermi del 3DS (qui da noi solo in versione digitale). Nonostante il buon successo in termini di vendite di Hyrule Warriors che è, in un certo senso, riuscito in parte a sdoganare un genere videoludico verso il quale i mercati occidentali sono poco ricettivi, Tecmo Koei ha deciso di non rischiare con un’edizione fisica, forse viste anche le non esaltanti vendite del primo episodio (circa 400k worldwide).
Il titolo prosegue sulla strada tracciata dai suoi predecessori rifinendo e migliorando alcuni dettagli, e le novità introdotte sono talmente sparute che possiamo serenamente dire di trovarci davanti al più classico dei “more of the same”. Il fatto di per sé non è negativo, ma bisogna tenere presente che se i pregi dei titoli precedenti trovano terreno fertile in Samurai Warriors: Chronicles 3, altrettanto succede con i difetti, che sono poi, in buona parte, quelli tipici del genere.

L’impostazione è dunque quella classica dei giochi musou: una serie (piuttosto nutrita) di missioni, affrontabili a differenti livelli di difficoltà, grossi scenari che fungono da campi di battaglia e pletore di nemici da falciare come grano maturo. Una volta scelto il personaggio tramite l’apposito editor che permette di personalizzare, anche se non troppo, l’aspetto del proprio avatar, si viene catapultati nuovamente nel mezzo delle vicende storiche (reali) del Giappone feudale del sedicesimo secolo e delle battaglie (molto meno reali) che interessarono le varie fazioni in quella travagliata epoca.
La narrazione della storia è portata avanti in maniera minuziosa e le molte scene di intermezzo sono ricche di dialoghi, in parte anche interessanti, che dipingono il quadro che fa da background del gioco. Talvolta ci viene chiesto di scegliere tra opzioni di dialogo diverse che possono migliorare o peggiorare il nostro rapporto con un dato personaggio, aprendoci così la possibilità di conoscere nuovi comprimari o, addirittura, di sbloccare missioni speciali. I personaggi che si alternano su schermo sono veramente molti e, complice anche il fatto che l’intero gioco è in inglese, alla lunga si tenderà a perdere un po’ interesse per i lunghi dialoghi per arrivare al cuore pulsante del titolo: le mazzate.
Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole. Il gameplay e l’interfaccia comandi sono quelli rodati e collaudati pressoché comuni a tutti i musou: due pulsanti deputati ad attacco debole e attacco forte, la cui combinazione dà luogo a diverse combo, un pulsante per la mossa speciale e uno per saltare. Facilmente trascurabile, la parata assume invece una discreta importanza, anche se a ben poco servirà negli scontro con gli altri personaggi, soprattutto ai livelli di difficoltà più alti. Quello di cui si sente molto la mancanza è un pulsante deputato al lock, che sarebbe stato molto utile soprattutto per gestire i delicati scontri con i personaggi avversari: perdere di vista il proprio opponente nella confusione della battaglia e ritrovarselo alle spalle significa, nella maggior parte dei casi, andare incontro ad una prematura sconfitta.

La possibilità di switchare tra quattro diversi componenti dell’esercito, una delle novità più gradite del primo capitolo, è presente anche qui: a livello di gamplay, ciò rende le varie battaglie più imprevedibili e frizzanti, forse anche troppo. In molti casi infatti, l’incedere degli eventi sul campo ci costringerà ad un esasperato e repentino switching tra i vari personaggi, nel tentativo di soddisfare gli obiettivi che vengono man mano proposti e di prestare aiuto alle truppe in difficoltà. Questo affannarsi fa talvolta perdere di vista l’andamento generale del combattimento e non lo fa nemmeno gustare, dal momento che il giocatore si trova sballottato continuamente ai quattro angoli dello scenario.
Le battaglie sono peraltro piuttosto lunghe e impegnative: ciò va a minare la portatilità del gioco che diventa inadatto a sessioni mordi e fuggi. Soprattutto ai livelli più avanzati (dove si arriva comodamente all’ora di gioco) alcuni scenari diventano delle vere proprie maratone dove non sarà nemmeno così difficile essere sconfitti, dovendo così ricominciare tutto dal principio. La difficoltà peraltro non pare calibrata in maniera particolarmente raffinata, e si passa da avversari che cadono come birilli a personaggi nemici in grado di sbaragliarvi con un singolo attacco musou.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, il titolo mostra, così come da tradizione, luci e ombre anche se, a dire il vero, il lavoro di Koei Tecmo mostra un sensibile miglioramento rispetto all’episodio precedente. Se gli scenari continuano a essere alquanto spogli e anonimi, sebbene tale povertà di dettaglio sia parzialmente compensata dalla vastità delle ambientazioni, i modelli dei personaggi sono invece molto più definiti, qualità apprezzabile in particolare durante le (fin troppo) numerose scene di intermezzo. Il frame rate tende a rimanere piuttosto stabile anche durante i momenti più concitati e, udite udite, il fastidioso pop up che faceva apparire grappoli di nemici dal nulla è quasi totalmente scomparso.
Siccome però è molto difficile ottenere qualcosa senza rinunciare ad altro, a fare da contraltare a quanto appena evidenziato c’è un marcato e fastidioso aliasing che affliggerà inesorabilmente le vostre sessioni di gioco, sia che abbiate attivato la stereoscopia o meno. Un ultimo, importante, appunto da fare riguarda le dimensioni del file di gioco: come accennato poc’anzi, il titolo è disponibile in Europa solo in formato digitale e, per scaricarlo dall’eShop vi serviranno ben 22.000 blocchi liberi. Si tratta di un sacco di spazio, perciò assicuratevi di disporre di una SD card capiente a sufficienza!

Il titolo fa dunque il suo lavoro in maniera discreta e, a patto di apprezzare questa tipologia di gioco, vi saprà regalare parecchie ore di divertimento. Una sola avvertenza. Se avete giocato ad Hyrule Warriors potreste trovare questo Samurai Warriors: Chronicles 3 un po’ sciapo. Il gioco nato dalla collaborazione con Nintendo ha alzato l’asticella della qualità dei musou in maniera considerevole e la differenza con l’ultimo arrivato in casa 3DS è netta: non aspettatevi dunque una replica delle gesta di Link e soci perché altrimenti il rischio di rimanere delusi sarà molto alto.